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GINEVRA
- Cari europei, o accettate di mangiare la soya transgenica e il mais
geneticamente modificato, o pagherete multe da centinaia di milioni
di euro l'anno.
Questa è, nel succo, la sentenza emessa dall'Organizzazione Mondiale
del Commercio (WTO).
La sentenza, beninteso, è segreta, come tutto al WTO.
Ma un giornalista che conosco, William Engdal (è mezzo americano
e mezzo tedesco) è venuto in possesso del testo: una bozza per
il momento, che deve diventare definitiva a dicembre.
Andiamo per ordine.
La «causa» nasce tre anni fa, quando il governo USA «querela»
davanti al WTO le direttive della Unione Europea che, a suo dire, bloccano
la coltivazione e il commercio delle sementi geneticamente modificate.
Di fatto, a premere sulla Commissione europea è l'opinione pubblica,
che diffida degli OGM per buone ragioni: nel 1998 Arpad Pusztai, genetista
di fama mondiale, scopre che i topi di laboratorio nutriti con patate
OGM prese ntano atrofia degli organi interni e una caduta delle difese
immunitarie.
Minacciato di querele dai suoi superiori, oggetto di campagne diffamatoria
guidate dalla Monsanto (la multinazionale maggiore produttrice di OGM),
Pusztai viene infine licenziato dal Rowett Research Institute per cui
lavorava.
Ma le organizzazioni di consumatori ormai hanno raccolto numerose informazioni;
riescono ad ottenere la sospensione del commercio di una trentina di
sementi modificate, ed esigono che - se un alimento in commercio contiene
OGM - la circostanza sia indicata sull'etichetta; almeno, che si sappia
quel che si è costretti a mangiare.
Ma nel «libero mercato globale», la libertà di scegliersi
il proprio cibo deve cedere alla libertà di commercio.
In USA, già nel '92, il presidente Bush padre aveva sancito per
«presidential order» che le sementi OGM fossero da considerarsi
«sostanzialmente equivalenti» a quelle naturali; ovviamente
con l'assistenza di esperti della Monsanto, della Syngenta e della DuPont,
le grandi fabbriche di OGM.
In base a questo decreto gli USA accusano l'Europa di porre «barriere
sleali al libero commercio» di tali sementi, che sono legalmente
innocue per gli americani.
Il WTO ha dato sostanzialmente ragione a Washington.
Come?
La sentenza è stata emessa da un tribunale ristretto di tre membri,
presieduto da un tal Christian Habeli, che è un burocrate di
medio livello dell'Ufficio dell'Agricoltura svizzero.
Chi ha scelto questo signor Habeli come giudice?
In base a quali criteri, a parte la comodità di spostamento,
visto che il WTO ha sede a Ginevra? Boh.
I criteri di selezione del personale del WTO sono anch'essi segreti.
E anche il processo si tiene a porte chiuse.
Il pubblico non vi è ammesso.
I tre giudici possono ascoltare i «periti» e gli «esperti»
che vogliono a loro insindacabile giudizio e regolarmente scelgono esperti
della Monsanto, Syngenta, DuPont.
Nella causa sugli OGM di cui parliamo, tre su quattro degli scienziati
interpellati dal tribunale del WTO come periti vengono da istituti USA
o britannici, i due Paesi che più premono per gli OGM.
Anzi, gli stessi giudici sono spesso avvocati aziendali delle multinazionali:
un avvocato della Monsanto può giudicare una causa d'interesse
della Monsanto.
Perché il WTO non ha regolamenti interni contro i conflitti d'interesse.
I giudici del WTO decidono loro, come sembra a loro, quali prove e argomentazioni
delle due parti prendere in considerazione e quali rifiutare.
Tutti gli atti e i documenti del processo sono segreti, a meno che una
delle parti non li renda pubblici.
Si conosce, alla fine, solo il dispositivo della sentenza che condanna
il Paese colpevole di «porre ostacoli al libero commercio»
a pagare grosse multe.
Quanto?
Per fare un esempio, l'Unione Europea sta pagando ormai da anni ben
130 milioni di euro l 'anno per mantenere il suo divieto sui vitelli
americani, ingrassati in USA con l'ormone della crescita.
Le autorità sanitarie europee ritengono che l'ormone nella carne,
lecito in USA e vietato da noi, la renda potenzialmente cancerogena;
ma questo non conta per il WTO: secondo questo organismo il pericolo
per la salute «non è dimostrato», e dunque il commercio
della carne gonfiata non deve essere bandito.
E' una mostruosità giuridica.
In tutte le legislazioni, perché un prodotto alimentare possa
essere messo in vendita, si richiede che il produttore dimostri che
sia innocuo e sano; il WTO rovescia l'onere della prova, accollandolo
non al produttore di OGM o delle carni gonfiate, ma alle vittime potenziali
di quegli alimenti.
Il lettore può essere incredulo: com'è successo che ci
siamo assoggettati ad un simile tribunale che rovescia i principii del
diritto?
Com'è possibile che questo tribunale mondiale possa agire in
segreto, con giudici selezionati non si sa come, scegliendo arbitrariamente
i suoi periti e le sue prove, scavalcando le leggi sanitarie nazionali,
in dispregio della salute pubblica?
Che non debba rispondere di conflitti d'interesse, e che i suoi giudizi
siano senza appello?
Invece il WTO può.
Perché - e questo è il trucco supremo, la ciliegina su
questa torta alquanto schifosa - il WTO è un ente «privato».
Qu alunque organizzazione privata, una società o un club, ha
diritto a darsi le regole che vuole: i suoi atti non sono pubblici,
i suoi regolamenti interni - anche se arbitrari e assurdi - sono insindacabili.
Il WTO ha fatto esattamente questo: società privata, s'è
data le sue regole.
Poi ha detto: chi vuol entrare nella nostra organizzazione?
Entrate pure liberamente; s'intende che, entrando, accettate il regolamento
interno.
Ben 134 Paesi ci sono entrati.
Accettando tutto il regolamento, e con ciò, di essere giudicati
da un tribunale segreto, da giudici che sono avvocati della parte avversa,
secondo regole insindacabili, senza appello, con potere di sanzione
sui propri membri.
E' stata una «libera» adesione?
Piccolo particolare: un Paese che resta fuori dal WTO ha difficoltà
ad esportare in USA, Giappone ed Europa.
Ecco perché tutti «aderiscono liberamente» al WTO,
e persino la Cina e la Russia bussano per entrarci: altrimenti, sono
tagliati fuori dai mercati ricchi.
Quando è membro del WTO, invece, un Paese può sostenere
che le leggi di un altro Paese restringono «ingiustamente»
le sue esportazioni in quel Paese; e il WTO può imporre al Paese
di abolire quelle fra le sue leggi che ostacolano il libero commercio.
Una società di diritto privato può cancellare le leggi
sovrane, emanate secondo il diritto pubblico dai rappresentanti legitti
mi di un popolo.
Il WTO non è il solo organismo privato che esercita un potere
sul diritto pubblico delle nazioni.
Il Fondo Monetario e la Banca Mondiale sono anch'essi privati.
Nel Fondo Monetario, il peso di ogni Paese è misurato in base
alle «quote» di possesso del Fondo, come le quote condominiali;
e USA e Gran Bretagna hanno il 60% delle quote, perciò comandano.
Nel WTO, fra i 134 Paesi, comandano di fatto i cosiddetti «Paesi
QUAD», che sono quattro: USA e Canada, più Giappone e UE.
E poiché i primi due sono i massimi produttori mondiali di granaglie
e massimi produttori di sementi OGM, sono loro a dettare le politiche
agricolo-alimentari del WTO.
In USA, Canada o Inghilterra hanno sede aziende ignote al pubblico,
ma colossali, che si chiamano Cargill, Bunge, Archer Daniel Midland
(ADM), Andre Dreyfus: società private, possedute da poche famiglie
(non sono quotate in borsa), che non pubblicano bilanci.
Esse costituiscono il cosiddetto «Cartello del Grano», perché
hanno in mano il commercio mondiale delle granaglie.
Sono loro che comprano frumento, soya e mais ai coltivatori argentini
o canadesi e l o distribuiscono nel mondo: ovviamente, sono loro a «fare
i prezzi» sia ai contadini, sia agli acquirenti.
E il «Cartello del Grano» è strettamente collegato
in affari con le multinazionali degli OGM, le già citate Monsanto,
Syngenta, DuPont: il «Cartello» impone ai contadini argentini
di seminare sementi Monsanto, così il business prospera per entrambi
i colossi.
Insieme, dominano un mercato agricolo mondiale che vale mille miliardi
di dollari annui.
Quest'alleanza stramiliardaria ha ovviamente un'influenza dominante
sugli Stati Uniti.
E sullo stesso WTO.
Di fatto, sono stati il «Cartello del Grano» e le multinazionali
degli OGM a dettare le regole per l'agricoltura che il WTO impone ai
suoi membri.
Specie l'Accordo sull'Agricoltura, che considera il cibo una merce come
i DVD o le auto, e vieta ai Paesi di opporre considerazioni di sanità
alle importazioni di alimenti.
Di fatto, l'autore dell'Accordo è stato Daniel Amstutz, già
vicepresidente della Cargill, che a quel tempo rivestiva la carica di
capo dell'US Trade Office, di fatto il ministero americano del Commercio
Agricolo.
Invece, le multinazionali degli OGM agiscono sotto mentite spoglie.
Hanno creato delle «organizzazioni non governative» (ONG)
che, fingendo di essere associazioni di base di consumatori e agricoltori,
hanno fatto lobby presso il WTO, plasmando di fatto a legislazione che
ora viene imposta all'Europa.
La principale di queste ONG si chiama IPC, sigla che sta per «Consiglio
per il commercio internazional e alimentare e agricolo».
Fra i «semplici cittadini» che appaiono membri della IPC
si trovano: Bernard Auxenfans, ex presidente della Monsanto Europe;
Allen Andrea, della Archer Daniel Midland; Hein Imhof, presidente della
Syngenta; Hans Joehr, capo del settore agricolo Nestlé; Donald
Nelson, della Kraft; Rob Johnson, della Cargill… e la lista può
continuare a lungo.
Una ONG di presidenti, azionisti e manager di multinazionali.
Ora, cosa accadrà?
La sentenza segreta che impone all'Europa di mangiare OGM diverrà
esecutiva a dicembre: allora il WTO intimerà alla UE di accettare
di importare alimenti geneticamente modificati, o altrimenti imporrà
multe da centinaia di milioni di euro.
L'Europa cederà.
Anche perché la potente lobby delle granaglie ha i suoi alleati
a Bruxelles.
L'eurocrazia ha infatti creato alla chetichella un organismo, denominato
Entransfood, il cui scopo dichiarato è di «facilitare l'introduzione
degli OGM sul mercato europeo per rendere competitiva l'indutsria europea»
(sic).
Subissato dalle proteste dei consumatori, Entransfood ha fatto finta
di sparire.
In realtà ha solo cambiato nome, assumendo quello più
tranquillizzante di Safefood («cibo sicuro» in inglese).
Uno dei suoi dirigenti è Harry Kuiper, uno scienziato olandese
che presiede anche la «Autorità per la sicurezza alimentare»
della UE.
Questo dotto r Kuiper è l'autore della campagna contro Arpad
Pusztai, il genetista che scoprì la tossicità delle patate
OGM sui topi; tale campagna, ispirata dalla Monsanto, portò,
come ripetiamo, al licenziamento di Pusztai nel 1999.
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