Miriam Díez i Bosc
“La cultura europea ha bisogno di una nuova speranza”
ROMA, venerdì, 18 aprile 2008 (ZENIT.org).

Secondo il rettore della Pontificia Università della Santa Croce

La cultura europea ha bisogno di una nuova speranza, che potrà superare il senso di delusione e frustrazione solo nella misura in cui sarà aperta alla verità sull’uomo.

È quanto suggerisce Mariano Fazio (Buenos Aires, 1960), professore ordinario di Storia delle dottrine politiche presso la Facoltà di comunicazione sociale della Pontificia Università della Santa Croce di Roma.

In questa intervista egli spiega il ruolo degli intellettuali cristiani nel periodo fra le due Guerre Mondiali e afferma che “Maritain e molti altri, in particolare Etienne Gilson e Christopher Dawson, avanzarono proposte nel senso di una ‘sana laicità’, preconizzata dal Vaticano II, da Giovanni Paolo II e da Benedetto XVI”.

Questa tesi è sostenuta nel suo libro “Cristianos en la encrucijada”, edito da Rialp (www.rialp.com).

Il rettore, autore anche di “Historia de las ideas contemporáneas”, ci invita “a non vergognarci di ciò che ci deve inorgoglire in modo sano e a far valere, con i metodi democratici, senza violenza e sempre con amore, misericordia e un sorriso sulle labbra, la visione cristiana della vita e della società”.

L’esclusione di Dio è la causa della crisi della cultura europea?

Fazio: La crisi della cultura occidentale si rende manifesta durante e dopo la Prima Guerra Mondiale, quando le visioni chiuse alla trascendenza mostrarono il loro potere distruttivo.

Erano portabandiera di quelle false speranze di cui parla Benedetto XVI nella sua ultima enciclica. Le promesse non compiute di paradisi terreni - utopie nazionaliste, positiviste, marxiste - lasciarono il posto alla disillusione, al relativismo e allo scetticismo sulla possibilità per la ragione di raggiungere la verità.

La cultura europea ha bisogno di una nuova speranza, la quale potrà superare la delusione e la frustrazione solo nella misura in cui sarà aperta alla verità sull’uomo, che trova in Dio il suo fondamento.

È possibile al giorno d’oggi pensare ad un “nuovo Cristianesimo” così come lo proponeva Maritain e altri autori del periodo fra le due Guerre?

Fazio: Nel mio libro illustro diverse proposte che alcuni intellettuali della prima metà del XX secolo hanno avanzato al fine di ricristianizzare la società.

Una di queste è quella di Maritain. Ritengo che ogni cultura sia suscettibile di essere portata alla sua pienezza grazie al fermento del Vangelo. Ciò vale anche per il caso della cultura europea secolarizzata.

La modernità ha portato avanti un processo molto positivo di presa di coscienza dell’autonomia dell’ordine temporale, che rappresenta un terreno idoneo allo sviluppo di un carattere cristiano da parte della società, senza correre il rischio di scadere nel clericalismo, che tanto danno ha fatto alla vita cristiana nei secoli anteriori.

Quando parlo di clericalismo mi riferisco alla confusione fra l’ordine naturale e quello soprannaturale, tra la dimensione politica e quella spirituale; non aver tratto le dovute conseguenze dalla frase “Rendete a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio”.

Maritain e molti altri, in particolare Etienne Gilson e Christopher Dawson, avanzarono proposte nel senso di una “sana laicità”, preconizzata dal Vaticano II, da Giovanni Paolo II e da Benedetto XVI

Quali vantaggi deriverebbero da una società cristiana sul modello dell’intellettuale Eliot?

Fazio: Ciò che più mi piace sottolineare del pensiero di Eliot è l’intimo legame fra una società ispirata cristianamente e una società che rispetta l’ordine naturale.

Eliot parla persino dei danni ecologici che le ideologie chiuse alla trascendenza hanno prodotto.

L’ispirazione cristiana della società avrebbe come conseguenza il rispetto dei due diritti umani fondamentali: il diritto alla vita e alla libertà religiosa; oltre ad una proposta educativa più pluralistica rispetto a quella dei principali Stati europei e un rafforzamento della famiglia come cellula vitale della società.

Il carattere pubblico della fede e la coerenza tra fede e vita sono due elementi che dovrebbero essere recuperati, secondo la sua analisi. Quali sono gli ostacoli?

Fazio: Tutti gli autori che ho studiato sottolineano la necessità di essere coerenti fra ciò in cui si crede e ciò che si predica.

La testimonianza di vite cristiane coerenti e vissute nella gioia è il mezzo più efficace per dare una boccata di ossigeno a questa cultura che è talvolta asfissiante nella sua chiusura alla trascendenza.

L’ostacolo principale mi sembra che sia il “rispetto umano”: la mancanza di audacia nel proclamare con la nostra vita i valori e la bellezza della dignità della persona umana, per paura di andare controcorrente, per non essere “politicamente scorretti”.

Noi cristiani abbiamo un tesoro nelle nostre mani: conosciamo il senso ultimo dell’esistenza, che in definitiva è l’amore di Dio per l’uomo, manifestato nell’Incarnazione.

Non vergognamoci di ciò che ci deve inorgoglire in modo sano e facciamo valere, con i metodi democratici, senza violenza e sempre con amore, misericordia e un sorriso sulle labbra, la visione cristiana della vita e della società




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