Pat Buchanan
Una onorevole uscita dall’Impero
 
28 luglio 2008
Come qualunque storico potrà testimoniare la ritirata strategica è la manovra più difficile. La ritirata di Napoleone da Mosca, quella di Lee ad Appomattox e quella di MacArthur allo Yalu tornano immediatamente alla mente.

L’abbandono dell’Indocina da parte della Francia fu ignominiosa, come fu disgraziato quello di centinaia di migliaia di fedeli algerini al FALN. Pochi americani possono dimenticare l’umiliazione di Saigon nel 1975, o il popolo delle barche, o l’olocausto cambogiano.

Le ritirate strategiche che si trasformano in rotte sono spesso il risultato di quello che Lord Salisbury definì: “il più comune degli errori politici, restare attaccati al cadavere di politiche morte.”

Dal 1989 al 1991, col collasso dell’Impero Sovietico e la dissoluzione dell’URSS, l’America ebbe l’opportunità di deporre il suo fardello globale e tornare ad essere quello che Jeane Kirckpatrick chiamò “ un paese normale in un paese normale”.

Abbiamo lasciato passare l’opportunità, decidendo invece di utilizzare la nostra ricchezza e la nostra forza per convertire il mondo al “capitalismo democratico”. E in cambio abbiamo ottenuto la ricompensa di tutti gli altri imperi prima di noi: una moneta colata a picco, con il relativo declino, inimicizia universale, insomma la sequenza di ciò che Kipling definì: “Le guerre selvagge della pace.”

Il presidente del Partito del Kuomintag di Chiank-Kai-shek è stato appena ospite di Pechino per sei giorni. Sono cominciati i voli commerciali fra Taipei e la terraferma. Non è dunque il momento adatto per dichiarare completato il nostro lavoro, ora che le relazioni fra la Cina e Taiwan non sono più di interesse vitale per gli Stati Uniti?

Il governo irakeno di Al Maliki vuole un accordo sulle forze di occupazione americane, con una tabella che stabilisca il completo ritiro delle truppe USA. Non è forse il momento di acconsentire, di confermare che il ritiro completo è anche un nostro obiettivo e che gli USA non vogliono più basi permanenti in Iraq?

Il 4 luglio la Reuters, in un articolo intitolato “La Polonia rifiuta l’offerta di missili USA”, scriveva da Varsavia: “La Polonia ha respinto sdegnosamente l’offerta statunitense di rafforzare la propria difesa aerea in cambio di una base a terra di missili intercettori…”
In una conferenza stampa il primo ministro Donald Tusk, dopo aver esaminato l’ultima proposta statunitense, ha dichiarato: “Non abbiamo raggiunto un risultato soddisfacente sul tema dell’innalzamento del livello di sicurezza polacco.”
Tusk chiede che l’America “fornisca miliardi di dollari di investimenti USA per aggiornare la difesa aerea polacca in cambio dell’ospitare 10 missili intercettori a due stadi” ha scritto la Reuters.

Riflettete, se volete, su quello che sta accadendo.

Portando la Polonia nella NATO, abbiamo accettato di difenderla contro la nazione più grande del mondo, la Russia, dotata di migliaia di armi nucleari. Eppure adesso il governo polacco ci rifiuta il permesso di installare dieci missili anti-missile sul proprio territorio, amenoché accettiamo di pagare miliardi alla Polonia in cambio di tale privilegio.

Per caso lo Zio Sam si è rimbambito?

No. Il presidente Tusk ha perfettamente compreso lo Zio Sam: il vecchio è così disperatamente desideroso di continuare il suo ruolo da Guerra Fredda di difensore della democrazia che pagherà persino gli europei pur di difendere l’Europa.

Perché non dire al presidente Tusk che se vuole un sistema di difesa aerea può comprarselo? Che noi americani non vogliamo più pagare la Polonia per avere il privilegio di difendere la Polonia? Che la trattativa sui missili anti-missile si chiude qui?
Perché non usare la cancellazione dello scudo missilistico per riparare le relazioni con una potenza di gran lunga più importante, la Russia di Vladimir Putin?

Considerate anche la possibilità che ci da la Corea del Sud di porre fine all’impegno di sessant’anni di difenderla dalla Corea del Nord. Per settimane a Seoul ci sono state proteste e manifestazioni contro un accordo commerciale che permetterebbe agli USA di esportare il proprio manzo verso la Corea del Sud. I coreani dicono di temere il morbo della mucca pazza.

Inoltre, quando un nuovo accordo è stato definito in modo da limitare le importazioni di manzo dagli USA solo ad animali di meno di 30 mesi, anche questo è stato rigettato dagli oppositori. Oltre le dimostrazioni c’è un forte sentimento anti-americano.

Nel 2002 una indagine del Pew Research Center, condotta su 42 nazioni, ha riscontrato che il 44% dei sud-coreani ha un’immagine sfavorevole degli Stati Uniti. Una ricerca coreana ha riscontrato addirittura il 53%, con l’80% di giovani particolarmente negativi. Addirittura dal 35% al 39% hanno dichiarato di ritenere gli USA una minaccia maggiore che la Corea del Nord.

Qualcuno sa spiegarmi perché teniamo 30.000 soldati nella zona demilitarizzata di una nazione a cui proprio non siamo graditi?

Perché, se riportassimo a casa tutte le nostre truppe dall’Europa e dalla Corea, 10.000 “scodelle di riso” andrebbero in frantumi: le “scodelle di riso” dei politici, diplomatici, giornalisti e pensatori che dovrebbero trovarsi un altro modo per guadagnarsi da vivere.

Ed è per questo motivo che l’Impero continuerà finché non avverrà il disastro, esattamente come è stato per gli altri imperi.

– Copyright Creator Syndicate, Inc.

Tradotto per EFFEDIEFFE.com da Arrigo de Angeli

 




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