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Se aspira al ruolo di potenza globale, l’Ue deve dotarsi di un proprio esercito. Quindi la permanenza sul territorio nazionale di basi militari di un altro paese, sia pure amico e alleato come gli Usa, è destinata ad essere fonte di polemiche. Per lo storico Franco Cardini è giunto il tempo in cui le questioni irrisolte tra le due sponde dell’Atlantico, retaggio dell’ultima guerra mondiale, vengono al pettine. “Il processo è inarrestabile – spiega il medievalista, che da qualche tempo sta studiando le relazioni tra Europa e Stati Uniti – l’Ue è una creatura giovane, stiamo ritrovando solo da pochi anni la nostra identità. L’Europa politica si era infatti suicidata con le due guerre mondiali. I due vincitori dell’ultimo conflitto, Usa e Urss, l’avevano cancellata con la cortina di ferro. Ora, in questa fase storica, assistiamo al cambiamento dei rapporti tradizionali con gli Usa”. Ad esempio? “Partirei proprio dalle basi. Quello di Vicenza è il secondo caso, dopo la Maddalena in cui parte dell’opinione pubblica italiana esprime dissenso. Sono spie di un mutamento . ormai vengono considerate dalla gente del Vecchio continente un retaggio della guerra fredda. Insomma, non si mette in discussione l’amicizia con il popolo americano, ma ci si chiede perché dobbiamo avere estranei armati, seppur amici, in casa”. Questo implica che l’Ue debba dotarsi di un proprio esercito… “La storia insegna che è un processo inevitabile. E’ un tema scomodo per gli alti costi politici ed economici da affrontare, per ora siamo agli inizi. Questo non mette in discussione l’alleanza atlantica, ma emerge l’esigenza di rapporti paritari. Se gli Usa hanno interessi legittimi da tutelare nel Mediterraneo, a maggior ragione li hanno l’Italia e l’Ue”. Nota un crescente antiamericanismo in Italia? “Onestamente no. Mi pare che il governo di centro sinistra stia riportando i rapporti nel solco delle maggiori capitali della Ue. Un riequilibrio necessario perché, semmai, il precedente governo di centrodestra li aveva sbilanciati eccessivamente”. E nella Ue? “A livello storico, i vari paesi europei hanno avuto relazioni differenziate con Washington nel dopoguerra. Londra e Parigi, gli alleati vincitori del 45’, non hanno mai avuto lo stesso grado di amicizia. De Gaulle ad esempio non ha voluto basi americane in casa, ha scelto l’autonomia. Gli sconfitti, noi e i tedeschi, le hanno dovute accettare insieme all’influenza sui nostri affari interni. Parallelamente alla Nato, De Gasperi, Adenauer e Schumann vollero creare l’Europa unita, idea rafforzatasi dopo la caduta del Muro. Attorno all’amicizia tra Francia, Germania e Italia è nata l’Ue, alleata e concorrente degli Usa”. Unione europea priva, però, di una politica estera comune… “La guerra in Iraq voluta dall’amministrazione Bush ha provocato una spaccatura. Da una parte le cancellerie contrarie all’intervento attorno a Francia e Germania. Dall’altra, l’inedita alleanza tra l’Italia, la Spagna di Aznar e la Gran Breatagna. Con il centrosinistra al potere siamo tornati in sintonia con l’asse franco-tedesco”. Che evoluzione prevede nei rapporti tra Roma e Washington? “Peseranno le divergenze sul futuro dell’Iraq, sulla linea da tenere con l’Iran, sul Medioriente e sulla questione somala. Bush è al tramonto. Nel 2008, anno delle presidenziali, si profila un cambio di rotta alla Casa Bianca. Bisogna tenerne conto fin d’ora”.
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