Franco Cardin
Cristiani, ma solo a parole. Il monito più coraggioso all’egemonia del cinismo”
 
da “La Nazione” del 11 Settembre 2006

E’ abbastanza probabile che le parole di Benedetto XVI nella sua Germania, dov’è è stato trionfalmente accolto, suscitino solo timidi commenti espliciti: a parte i soliti scalmanati. E’ viceversa arcisicuro che esse saranno oggetto di analisi attenta e forse preoccupata. Sono infatti parole da non sottovalutare. Incontrando le più alte autorità politiche del suo paese, la prima cosa che il pontefice ha fatto è stata chieder loro notizie dello stato di salute della chiesa tedesca. Che è molto precario, stretto fra l’inquietudine e l’indisciplina del clero e dei fedeli, specie nelle questioni morali, l’assalto delle confessioni protestanti, l’offensiva dei neoculti new age e infine la crescente indifferenza, l’edonismo e l’ateismo dei più.

E’ apparso così strano, quasi inopportuno, che proprio alla vigilia del quinto anniversario dell’ 11 settembre il pontefice richiamasse il rapporto difficile tra Occidente e Islam in termini che sono sembrati quasi giustificativi se non addirittura elogiativi nei confronti dei musulmani. Quanto meno, elogiativi nella misura in cui il giudizio è stato espresso dal capo di una grande confessione religiosa, il quale ha sottolineato come il mondo islamico detesti nell’occidente anzitutto l’ateismo e l’allontanamento da Dio.

Qualche commentatore, a caldo, ha quasi parlato di gaffe ma Ratzinger non è uomo da scivoloni maldestri: è un teologo e un giurista di grande finezza, abituato a pesare e a misurare le parole.

E allora? In realtà, il papa altro non ha fatto se non tornare ancora una volta su uno dei suoi temi prediletti: quello della civiltà occidentale che “non ama più se stessa”.

Questa frase, divenuta uno slogan, è molto piaciuta ai neocons ai teocons e agli “atei devoti” che di solito ostentano molta simpatia per questo pontefice. Ma egli, a differenza di quanto essi hanno voluto farci credere, non intende assolutamente sostenere che il mondo occidentale dovrebbe “amarsi di più” difendendosi con maggior energia, magari militare, dall’offensiva islamica. Egli ha voluto semmai indicare la necessità, per noi occidentali, di rimetterci in grado di ritrovare la salvezza della nostra fede religiosa e, nel nome di essa, rinunziare alle conseguenze più nefaste dell’individualismo, del consumismo, del culto del danaro che ormai caratterizzano l’occidente rendendolo spiritualmente debole al di là della sua straordinaria potenza economica e militare.

Ma questo messaggio è il rovesciamento totale di quello che, anche da noi, tante voci vanno proclamando da molto tempo. Queste voci sono ad esempio quelle di molti fra i parteciapanti ai meetings di Rimini, oppure quelle dei firmatari del “manifesto per l’Occidente siglato dal senatore Pera”. Questi personaggi della nostra vita politica e culturale sostengono una identità di fatto tra il mondo occidentale attuale e la tradizione cristiana. Il papa, al contrario, sottolinea con forza la divergenza dell’uno rispetto all’altra. Egli ci ammonisce che l’islam non ce l’ha affatto con l’occidente perché esso è cristiano: ma semmai perché non lo è più, o comunque non lo è abbastanza o, ancora perché lo è solo formalmente. Infatti, se tale fosse sul serio, penserebbe anzitutto a difendere i suoi valori spirituali:mentre invece dimostra di volere in realtà tutelare non quel che è o dovrebbe essere, bensì soltanto quel che ha. Tutelare cioè il controllo delle risorse energetiche, l’egemonia politica su vaste aree del globo, lo sfruttamento delle ricchezze e del lavoro dei popoli più poveri.

Il Papa sa bene che oggi in Africa milioni di esseri colpiti dall’Aids, fra cui molti bambini, non possono curarsi perché le multinazionali farmaceutiche tengono alti i prezzi dei farmaci avvalendosi del loro monopolio sui brevetti. Il papa sa che le lobbies occidentali stanno speculando addirittura sull’acqua da bere, ancora una volta per spolpare fino all’osso i popoli poveri dell’Asia, dell’Africa, dell’America Latina, ma quelle multinazionali, quelle lobbies, non esitano poi a dichiararsi “cristiane” e magari a finanziare i telepredicatori statunitensi che propagandano la crociata occidentale contro l’islam. Ecco la contraddizione, ecco lo scandalo tra un cristianesimo che adesso va di moda ostentare di nuovo con le parole e con i simboli e un ateismo pratico duramente perseguito, che ci aliena la simpatia e la comprensione di tutti gli altri.

Questo voleva dire il papa parlando nella sua Germania. Qualcuno fingerà di aver equivocato, qualcun altro di non aver capito. Ma, chi voleva intender sul serio il messaggio del pontefice non ha certo spazio per fingere malintesi.

 




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