Questo libro non va letto come un
lavoro di documentazione sui rapporti fra Europa e islam, ma all'interno
di una sorta di genere letterario: è una perorazione crociata,
è un frutto quasi fuori del tempo di un odio e di una passione
invincibili. In questo senso, considerando il valore e il successo dell'autrice,
la sua straordinaria personalità e il suo trascinante fascino,
Oriana Fallaci è capace di scrivere soltanto dei classici.
Senza dubbio affascinante, questo nuovo libro di Oriana Fallaci del
quale tanto sì sta parlando e che sarà un secondo best-selIer,
dopo «La rabbia e l'orgoglio». Che cosa vuol dire Eurabia?
É un neologismo geografico che la gìomalista ha concepito
per qualificare qualcosa che le sembra assolutamente orrìbile
e mostruoso. L’Europa sta cadendo in mano all'islam. Questo il
concetto già ampiamente illustrato e ripetuto nel primo libro
che la Fallaci dedicava all'argomento, e ripreso adesso nel nuovo «La
forza della ragione».
Oriana Fallaci ha una sua forte lucidità, che qualche volta
sconfina, bisogna dirlo, nella perentorietà del semplicismo.
Niente articolazioni, niente dialogo, niente compenetrazione reciproca.
La storia dei rapporti fra Occidente e islam? Una guerra assoluta e
contìnua, da sempre. La storia delle integrazioni reciproche?
Inesistente. Stessa mancanza di sfumature e di riconoscimento di diversità
quando si parla dell'islam: via le diversità, via i diaframmi.
Il mondo islamico, appare come una forza bruta e cieca, guidata solo
dalla sua sconfinata volontà di sopraffazione e della sua belluina
capacità di espansione demografica. Al di sotto di questo allargamento
a macchia d'olio del mondo musulmano sul nostro Occidente, vi sarebbe
il grande complotto dei manipolatori del <jihad». Certo, all'interno,
dell'Occidente vì sono forti differenze. Da un lato la libera
e forte America, che accetta di misurarsi anche con le armi. Dall'altro
la debole e imbelle Eurona che riesce a concepire soltanto il patteggiamento.
Secondo la Fallaci, un musulmano che vive e lavora in Europa è
comunque refrattario all'integrazione, anzi è incapace di una
qualunque leale collaborazione. Soprattutto, la laicissima Fallaci se
la prende con la Chiesa cattolica, che ha abdicato nel nome di una vuota
e vile tolleranza a quei forti valori identitari che Oriana non ha mai
riconosciuto come propri, ma che pure rimpiange, e che rimprovera ai
preti e ai cattolici di non aver più il coraggio di difendere.
Davanti a un libro così, le possibilità di un dibattito
sereno non sono evidentemente praticabili. Se la Fallaci non fosse quella
che è, un'autrice che, quando scrive un libro, segna immancabilmente
un oceanico successo, la si potrebbe e la si dovrebbe ignorare. Diciamo
la verità: scrive spesso inesattezze. Ma le scrive col cuore,
le scrive con una straordinaria forza, le scrive anche (sia pur con
qualche caduta) mettendo in campo una straordinaria efficacia stilística.
Oriana non è grande per quello che dice, perché, glielo
dico affettuosamente, davvero non ne imbrocca una. Oriana è grande
per come sa dire queste cose, per a forza che ci mette dentro, per l'orgoglio
e l'affascinante violenza che è capace di esprimere.
Questo libro non va letto come un lavoro di documentazione sui rapporti
fra Europa e islam, ma all'interno di una sorta di genere letterario:
è una perorazione crociata, è un frutto quasi fuori del
tempo di un odio e di una passione invincibili. In questo senso, considerando
il valore e il successo dell'autrice, la sua straordinaria personalità
e il suo trascinante fascino, Oriana Fallaci è capace di scrivere
soltanto dei classici.
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