Franco Cardini
- OMAGGIO A DUE GRANDI EUROPEISTI –
 
maggio 2005

L’Europa langue perché non è sentita come patria comune; non c’è alcuno sforzo in questo senso; proprio per questo è tanto più preziosa la lezione di due grandi europeisti: due pontefici, uno recentemente scomparso e uno felicemente regnante: Benedetto XVI torna su questi concetti per sottolineare che senza le radici cristiane una patria europea non si potrà mai costruire. Avremo realtà amministrative e burocratiche, ma saranno costruite sullas sabbia dell’indifferentismo e del relativismo morale.

L’Europa langue; l’idea di Europa langue. La Costituzione non ci ha soddisfatti; l’impressione generale è che l’Unione sia in mano a un governo di burocrati senz’anima; avremmo dovuto far un’Europa dei popoli e delle patrie; ne stiamo costruendo una degli stati e dei governi, e gli apparati statali nonché le classi di governo dei singoli paesi componenti non fanno che mettere i bastoni fra le ruote alla realtà sovrastatale che stiamo costruendo perché ciò fatalmente comporta una cessione di potere ch’essi non desiderano.

D’altronde, l’Europa langue perché non è sentita come patria comune; non c’è alcuno sforzo in questo senso; nelle scuole, talvolta è presente la bandiera azzurra stellata: manca però qualunque educazione al sentimento patrio europeo, qualunque educazione al relativo sentimento civico.

Proprio per questo è tanto più preziosa la lezione di due grandi europeisti: due pontefici, uno recentemente scomparso e alla mancanza del quale ancora non riusciamo ad abituarci; e uno felicemente regnante, che conoscevamo come profondo teologo e fine uomo di studio ma che già fin dalle prime battute del suo pontificato ci ha sorpreso per le sue doti di spiritualità e di umanità.

Due uomini molto diversi fra loro, nati in due paesi che per secoli sono stati nemici. Due uomini differenti: Karol l’operaio, il guerriero, l’artista, il poeta, lo sportivo, il carismatico, il profetico; Joseph il timido soldatino infagottato nella divisa della Wehrmacht, il giovane sacerdote introverso, il rigoroso professore, l’infaticabile studioso, il ferreo custode dell’ortodossia. Entrambi con una grande passione e una grande speranza, dopo Dio e la Chiesa. L’Europa. Un’Europa amata, sognata, voluta tenacemente attraverso le prove di fuoco, di sangue e di ferro: le tirannie che l’hanno lacerata e con le quali l’uno e l’altro hanno dovuto in qualche modo convivere, peraltro avversandole; le guerre; le persecuzioni; infine la libertà, e la costruzione di una realtà civile che senza la fede sarebbe come un corpo privo dell’anima. Un’Europa libera e forte d’una forza che sia garante di pace nel mondo. Lo sentiamo e lo sappiamo adesso, dopo la delusione che ha accompagnato la nostra consapevolezza che – contrariamente a quanto pensavamo e speravamo all’indomani della caduta del maledetto Muro di Berlino – il predominio d’una sola superpotenza non è affatto portatore di pace. Occorre un altro equilibrio, occorre l’apporto dell’antica saggezza di noialtri europei, una saggezza affinata dall’esperienza di secoli di guerre.

Rileggiamo insieme quei due piccoli capolavori che sono Memoria e identità di Giovanni Paolo II (Rizzoli) e Europa. I suoi fondamenti spirituali che costituisce il testo della Lectio magistralis tenuta il 13 maggio 2004 al senato dal cardinal Ratzinger e ora raccolta nel libro Senza radici (Mondadori) che egli ha firmato insieme con Marcello Pera (ma ch’è tutt’altro che un libro “a quattro mani”: al di là della reciproca cortesia, i rispettivi pareri del prelato adesso pontefice e del senatore forzista restano molto lontani fra loro). Il libro di Giovanni Paolo II si compone di cinque parti e di un epilogo: la terza e la quarta parte di esso s’intitolano, eloquentemente, Pensando patria (patria-nazione-stato) e Pensando Europa (Polonia-Europa-Chiesa). E’ una splendida meditazione storica e metastorica, un’ardente perorazione in favore dell’amor patrio e contro il delirio nazionalistico. Sono rimasto particolarmente commosso dal 16 capitolo, La patria europea. Chiamar “patria” l’Europa è sempre stato il mio sogno: sentire che un grande papa la chiama in tal modo, è una consolazione profonda.

Benedetto XVI torna su questi concetti per sottolineare che senza le radici cristiane una patria europea non si potrà mai costruire. Avremo realtà amministrative e burocratiche, ma saranno costruite sullas sabbia dell’indifferentismo e del relativismo morale. Il Cristo solo è la roccia. Se l’Europa non sarà di nuovo Cristianità, l’unica speranza è in quelle “minoranze convinte”, senza le quali non si costruiscono nemmeno le “religioni civili” che piacciono tanto ai laicisti.

 




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