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Inviando una pallottola al Cardinale Bagnasco, l’odierno regime relativista ha platealmente esposto il programma riservato a chi si oppone, dall’alto dei suoi principi, all’imperante grigiore valoriale. Come nelle sanguinose dittature sud-americane, si spara a chi ha ancora idee da proporre; è un “Boia” chi si permette di sostenere le tesi che hanno fornito ossigeno ad un eterna esperienza professionale. In questa società fiera del suo balbettio di certezze si considera “criminale” più chi tenta, con fermezza, di mantenere un equilibrio di vita che il sanguinoso pluriomicida. Consacriamo una drammatica attenzione alle memorie di ex terroristi , magari bellocci e fotogenici (poiché cosi esigono i media), percepiti, pietosamente, come odierni apostoli: nuovi Paolo di Tarso folgorati non più dalla voce del Signore (dunque alla soggezione degli ideali), ma dal richiamo di divinizzare le gesta che hanno reso conoscibile la propria persona: il principale marchio industriale cui tutti, ad ogni costo, siamo tenuti a commercializzare e vendere al miglior offerente. Punto focale di questa tirannide di massa è censurare i censori, ammutolire le istituzioni e i Don Chisciotte che cercano di ri-condurre il nostro contegno sociale nel tragitto della razionalità e corretta sobrietà. Le pernacchie ai professori e gli atti di bullismo nel primo organismo sociale cui veniamo a contatto, l’ingombrante satira riversata sui porporati, l’annichilimento della politica ridotta a silenziosa concubina di banche e istituti di credito, l’affidare uomini di scorta a scrittori che hanno la sola colpa di voler raccontare realtà volutamente sommerse: altro non sono che una minuscola serie degli esempi cui, sbadatamente, assistiamo. Il leit motiv dei casi sopra citati altro non è che la castrazione della morale, la defenestrazione (scimmiottando quella di Praga) di tutti i soggetti o gli istituti che si permettono di considerare la densità della vita collettiva e tutte le problematiche che la contraddistinguono. Con questa cornice a fare da sfondo, la vera classe privilegiata risulta essere quella degli urlatori e dei propugnatori di bieca arroganza; ciò fa comprendere le ripetute genuflessioni della cinematografia europea (ponendo al bando film ritenuti pericolosi poiché urtano le sensibilità altrui: vedi Submission, o il contestato Il mercante di pietre), del mondo accademico inglese ( si depenna dai libri di Storia l’Olocausto o il genocidio degli Armeni per non scandalizzare chi sogna di “Distruggere Israele”) e della banale quotidianità dove si considera comportamento sfigato sia lasciare il posto in tram all’anziano affaticato che marciare in piazza per difendere il rispetto delle donne, bambini, giovani stuprati dalla precarietà di punti fissi e stabili che dovrebbero accompagnare e formare le loro condotte di vita. Cosa fare? Beh, doveroso è far riesumare il sentimento di scandalo, dichiarare, senza più chinare il capo, le sconcezze che questo vomitevole regime della “tolleranza con gli intolleranti” ha prodotto! Occorre sminuire la sensazione di oblio e menefreghismo che si addensa nella nostra vita mondana e ideare un più generoso ideale di comunità imperniato nell’altruismo e nel (ri)- finanziare la rettitudine delle nostre azioni: agendo in tal modo non serviranno più scorte a chi ha la sfrontatezza nel manifestare le proprie idee e le pallottole minacciose le indirizzeremo alle nostre stitiche ed omertose paure: l’unico cibo di chi predica violenza.
Paolo Cecco (Legnago).
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