Stefano Maria Chiari
La Madonna piange…
16 novembre 2007 - Copyright © - EFFEDIEFFE - all rights reserved.

«Madonna con bambino», Giovan Battista SalviCi occupiamo di questa questione soltanto al fine, per quanto possibile, di levare una voce indignata contro questo diffuso, quanto ingenuamente affatto percepito, anticattolicesimo dilagante.
Bologna, 13 novembre - (Adnkronos) -
Va definitivamente in archivio la contestata mostra «La madonna piange sperma» che tante e feroci polemiche ha creato a Bologna lo scorso giugno.
Anche dal punto di vista penale.
Accogliendo la richiesta della Procura di Bologna, il GIP Bruno Perla ha infatti disposto l’archiviazione dichiarando inammissibile l’opposizione alla richiesta di archiviazione presentata dal deputato di Forza Italia Fabio Garagnani che già a suo tempo aveva messo in moto la magistratura presentando un esposto in Procura per vilipendio della religione secondo quanto previsto dall’articolo 403 del codice penale. (1)
Una polemica estiva ma di quelle che toccano gli animi: la prevista messa in scena, a Bologna, di uno spettacolo dal titolo «La Madonna piange sperma».
Ora, la parola «fine», arrivata dopo poco più di un mese dagli eventi, rischia di riaccendere la miccia: perché a chi gridò alla bestemmia, il procuratore capo di Bologna risponde che così non fu.
Il motivo?
Tecnicamente, bestemmia solo chi offende una divinità, «e la Madonna non lo è».


Partiamo dall’inizio: a metà giugno nel quartiere San Vitale, compare sui muri delle case il programma di una manifestazione estiva ospitata negli spazi di vicolo Bolognetti.
Tra gli spettacoli in cartellone c’è una performance, promossa dall’associazione gay «Carni scelte», dal titolo «La Madonna piange sperma».
Scoppia il caso: la curia cittadina parla di «bestemmia abominevole», il sindaco Cofferati di «inaccettabile volgarità che offende credenti e non credenti», l’arcivescovo Carlo Caffarra celebra una messa «riparatrice» nel santuario di San Luca.
La polemica cresce - l’evento, tra l’altro, è patrocinato dal ministero delle Politiche Giovanili, dalla Regione e dal Comune - e non si placa finché gli organizzatori non decidono di cancellare lo spettacolo (previsto in scena per il 29 giugno scorso).
Storia finita per tutti, ma non per Fabio Garagnani, deputato bolognese di Forza Italia, che denuncia per vilipendio gli organizzatori della performance incriminata.
La pratica va avanti e finisce sotto gli occhi del procuratore capo di Bologna Enrico Di Nicola.
Che ora, a un mese e mezzo di distanza, rende nota la sua decisione, maturata — dice — dopo lunghe riflessioni e in una lettera, inviata al gip di Bologna pochi giorni fa, fa richiesta di archiviazione per la denuncia di Garagnani.
Motivo: in questo caso, il reato di vilipendio alla religione non sussiste.
«Perché - dice oggi Di Nicola al Corriere di Bologna - per il codice la bestemmia è tale solo se indirizzata a santità o divinità e la Madonna, per i teologi, non rientra in nessuna di queste categorie». (2)
La disposizione di interesse non è quella richiamata più sopra dalla fonte citata, bensì l’articolo 724 del codice penale, che così dispone: «Chiunque pubblicamente bestemmia, con invettive o parole oltraggiose, contro la Divinità, è punito con la sanzione amministrativa da euro 51 a euro 309 [...] La stessa sanzione si applica a chi compie qualsiasi pubblica manifestazione oltraggiosa verso i defunti».

La norma ha subito prima gli effetti dell’ecumenismo sfrenato del post-concilio e quindi si è vista prima interpretare dall’autorità della Corte Costituzionale, con la sentenza 18 ottobre 1995, numero 40 si estese la condotta sanzionabile all’offesa alla divinità venerata in ogni credo religioso, non più solo a quella venerata nella religiosa cristiana (rectius cattolica) - ove si sostenne: «si impone ormai la pari protezione della coscienza di ciascuna persona che si riconosce in una fede, quale che sia la confessione religiosa di appartenenza», dichiarando così l’illegittimità costituzionale dell’articolo 724, primo comma, codice penale, cioè quello che definiva il cattolicesimo religione di Stato
o i Simboli o le Persone venerati nella religione dello Stato») - e poi le conseguenze della estrema secolarizzazione, derubricata da reato a mero illecito amministrativo, con la Legge 205/1999.
Tecnicamente quindi, forse dal punto di vista giuridico, l’argomentazione del PM accolta dal GIP «tiene», poco valendo (benché contraddittorio contestualmente parlando) il richiamo dell’attuale articolo 403 codice penale, così come modificato (rectius sostituito) dalla Legge 24 febbraio 2006, numero 85 – «Modifiche al codice penale in materia di reati di opinione», pubblicata nella Gazzetta Ufficiale numero 60 del 13 marzo 2006 - che così statuisce: «Chiunque pubblicamente offende una confessione religiosa, mediante vilipendio di chi la professa, è punito con la multa da euro 1.000 a euro 5.000. Si applica la multa da euro 2.000 a euro 6.000 a chi offende una confessione religiosa, mediante vilipendio di un ministro del culto», ed ancora, analogamente, il successivo articolo 404: «Chiunque, in luogo destinato al culto, o in luogo pubblico o aperto al pubblico, offendendo una confessione religiosa, vilipende con espressioni ingiuriose cose che formino oggetto di culto, o siano consacrate al culto, o siano destinate necessariamente all’esercizio del culto, ovvero commette il fatto in occasione di funzioni religiose, compiute in luogo privato da un ministro del culto, è punito con la multa da euro 1.000 a euro 5.000. Chiunque pubblicamente e intenzionalmente distrugge, disperde, deteriora, rende inservibili o imbratta cose che formino oggetto di culto o siano consacrate al culto o siano destinate necessariamente all’esercizio del culto è punito con la reclusione fino a due anni».


Iura novit curia, dunque è il caso di lamentarsi piuttosto del sistema legislativo (ridicolo ed ipocrita) che dell’operato dei magistrati in questione; sistema che risente indubbiamente della mentalità sempre più dissacrante e materialistica di una società che, tuttavia, in tal modo viene meno nella tutela di beni giuridici di primaria importanza, quali possono essere il legittimo e dovuto rispetto nei confronti delle credenze dei singoli fedeli e dell’intera Chiesa.
Chi scrive sostiene infatti che così come deciso dal legislatore e così come determinato dalla Corte Costituzionale, il sistema di tutela dell’ordinamento si presenta oltremodo lacunoso e discriminante, garantista del massimo pluralismo (di tutto, quindi, anche del satanismo che pretende, infatti, eguale riconoscimento come culto al pari degli altri) e del nulla di nulla, al medesimo tempo.
Ma la ragione di fondo è la medesima che deve spingere il cattolico vero a rifiutare il facile ecumenismo (inteso come dialogo inter pares a discapito della verità unica e non negoziabile), e cioè il vizio di un necessario «appiattimento ideologico», che, con il fine di voler essere ad ogni costo livella di eguaglianza di situazioni simili (in apparenza) finisce col colpire proprio aspetti cruciali delle medesime fattispecie.
L’esito nefasto di queste premesse assume risvolti paradossali, al punto che il poter pubblicamente e liberamente offendere la Santissima Vergine, non fa temere sanzioni di sorta.


In conclusione, è d’obbligo concordare con quanto scrive Ruggero Guarini (3): «Nella produzione ideologica delle nostre avanguardie laicamente gay, o gaiamente laiciste, una delle espressioni più frequenti è, com’è noto, ‘omofobia cattolica’. Dal che può anche nascere il dubbio che esse siano dominate da due grossolani pregiudizi. Il primo di questi pregiudizi induce a immaginare che per i loro leader non esista nessun’altra omofobia fuorché quella cattolica. Esso tende inoltre a insinuare che l’omofobia sia sempre e soltanto figlia della religione, e per ciò stesso a far dimenticare che negli ultimi due secoli le omofobie più feroci sono state proprio quelle rigorosamente atee professate da tutti quei regimi totalitari di ieri, e anche di oggi, in cui gli omosessuali venivano, e a volte vengono ancora, sbattuti in galera o in qualche gulag. Lo stesso pregiudizio, infine, incoraggia la rozza illusione che il complicatissimo impasto di elementi biologici, psicologici, sessuali, sociali, economici, morali e culturali che in tutte le società della storia ha determinato finora un orientamento omofobico più o meno rigido o mite sia riducibile a un solo fattore: il fattore Chiesa cattolica. Quattro soldi di cultura storica bastano invece a dimostrare che nella storia dell’Occidente non ci sono state culture più omofobiche (e in generale più sessofobiche) di quelle espresse dall’Ottocento e dal Novecento borghese & proletario».
Come dargli torto?

NOTE


Note
1) Da «Bologna: gip archivia procedimento penale su 'madonna piange sperma'», Romagnaoggi.it
2) Da «La Madonna non è una divinità, offenderla non è reato», Corriere.it
3) In «Per il giudice la Madonna non è degna di bestemmia», ilGiornale.it

 




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