La ridondante espressione reiteratamente diffusa ad arte nell'etere, grazie al moltiplicarsi di film e telefilm di importazione USA, finisce per essere parte del bagaglio quotidiano di pensieri e riflessioni che accompagnano il nostro cammino verso il Santo Natale.
A voler comprendere bene il significato di questo suddetto «spirito natalizio», si resta un po'perplessi, in quanto si ha l'impressione di immergersi in un vago sentimentalismo, dalle tinte più o meno forti, volto alla tutela, si, di beni importanti come l'amicizia e la solidarietà, ma assolutamente disancorato da ogni radice in grado di garantirne effettivamente la buona riuscita. L'apice rappresentativo di questa sottile ideologia filantropica è ecumenicamente simboleggiato da Babbo Natale, icona maestosa dell'evento, rigorosamente in colori Coca-Cola Company.
A ben osservare il processo operante oggidì, si assiste in effetti ad una sorta di svuotamento interno di significati; mentre il cristianesimo, giustamente, alla luce della Santa Rivelazione, aveva «battezzato» la festa della rinascita solare, indicando in Cristo il vero unico Sole dell'umanità; senza togliere nulla, ma aggiungendo ed interpretando ad un più alto livello il simbolismo della nuova aurora del creato, il neopaganesimo attuale si appropria indebitamente di simbologie e messaggi propriamente cristiani, impoverendoli in ottica meramente orizzontale ed immanentista; l'atto di fede cieca richiesto al bambino è proprio quello di credere al di là di uno squallido materialismo imperante, non la meravigliosa novità del Vangelo, la speranza profusa dalla dolcezza di un infante che piange al freddo, ma l'esoterico tintinnio delle renne di Santa Claus, che svolazzano nel cielo notturno in cerca di comignoli e calzettoni; per cosa e a che fine?
Che dunque, stiamo demonizzando Babbo Natale?
Non direi; il simpatico vecchietto in rosso potrebbe essere visto (come credono i cristiani d'Oriente) come il proprietario della stamberga dove alloggiò la Sacra Famiglia, messaggero ed esecutore di Gesù, che, unico vero Dono, decide di impartire per suo tramite regali ai bambini di tutto il mondo, proprio il giorno della sua nascita.
Tuttavia, si precisa, il centro del Natale è e deve restare Lui, il Bambinello del Presepe; anche per i più piccoli e sognatori fanciulli, capaci di sognare e sbalordirsi e di gioire più per questo che per quello che effettivamente riceveranno.
Allora se volete accettiamo anche San Nicola carico di doni e buoni consigli, ma non disincarniamolo dal perno portante della vita, Gesù.
Di fatto, questo sta accadendo sempre più progressivamente; l'albero di Natale, che può essere visto come il simbolo della Croce vivificante di Cristo, che redime e salva l'albero del peccato e della corruzione con la sua veste di luce e di gioia, se è abbandonato a se stesso, isolato dal santo Presepio, idoneo a configurarne l'intimo senso e significato, è come la croce spoglia dal Salvatore: resta solo strumento torturante di supplizio e di morte, incapace di dare vita.
Soffermiamo invece lo sguardo sulla povera grotta di Betlemme e cogliamo lo stupore degli angeli e la meraviglia dei pastori; addentriamoci nella trepidazione di San Giuseppe e nella calma contemplativa della Santissima Vergine, che custodiva tutto nel suo cuore, in silenzio osserviamo il prodigio dell'Eterno, dell'Essere infinitamente trascendente, completamente altro, distinto e distante da tutto quel che non sia Lui – per esigenza della sua Perfezione infinita! – quasi «dimenticarsi» della propria Natura Divina, farsi piccolo, debole, indifeso, fragile: farsi tutto a tutti, perché nessuno resti fuori!
Questa è una meraviglia senza pari: un Dio che ama a tal segno l'uomo, che non lo lascia a piangere di lontano, come l'inavvicinabile Allah, e neppure si confonde con l'immondizia del suo peccato e del male, come le filosofie panteiste e paneneteiste dell'Oriente pagano (che è poi anche l' En-Sof della Cabala spuria!), spersonalizzandosi fino all'indeterminatezza di tutto e di nulla, lasciando di fatto l'uomo completamente solo di fronte al dramma del dolore e del male!, ma supera la barriera infinita della distanza ontologica qualitativamente incolmabile per fondersi con la natura umana, in una sola Persona Divina.
Tanto è così che a Gesù nessuna cosa è estranea!
Siamo «i suoi»; coloro che Lui chiama per nome, che conosce personalmente, fino all'ultimo capello del capo.
Mistero di tenerezza insondabile; chi potrà mai comprendere quanto amore vi sia in fondo allo Sguardo di Cristo, che effonde tutto il suo Sangue per ognuno di noi e per tutti!
L'amore di un Bimbo in fasce, avvolto nell'abbandono gelido di una mangiatoia, perché gli alberghi del mondo non hanno posto per il Re dell'universo.
Venne tra i suoi, ma i suoi non l'hanno accolto; non lo riconobbero, troppo occupati a cincischiare i festoni di un albero addobbato, troppo assorti dallo scintillio accecante delle luci del mondo, incapaci di dare ospitalità alla Luce vera che viene nel mondo, luce che è vita per gli uomini.
A coloro, però, che il silenzio più che magico di quel sacro momento ha sussurrato al cuore la notizia di una grande gioia, grazie agli angeli santi di Dio, è donata l'esperienza trasformante di essere figli di Dio, una cosa sola con Gesù, amore di ogni cuore e compimento di tutti i desideri.
«Il Santo Natale è la festa più cara,
più dolce, più commovente
ed è la più cristiana,
è la festa dell´Incarnazione...
è la festa della venuta nel tempo
di chi era infinito,
di chi era l´Eterno,
di chi era la luce insopprimibile,
la vita perfetta...
È venuto povero Bambino...
Il Santo Natale
è la festa della Misericordia di Dio...»
P. Cornelio Fabro (25 dicembre 1975)
Auguri.
Stefano Maria Chiari