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C’era una volta l’Occidente delle libertà borghesi, quelle nate dalla Rivoluzione Francese. C’era, perché oggi, nell’era talmudico-neoconservatrice, quell’Occidente non c’è più (se mai c’è stato). Esso, a dimostrazione di quanto fossero e sono paradossali nelle loro conseguenze le sue basi “anti-metafisiche”, sta infatti assumendo sempre più il volto di un neo-totalitarismo orwelliano con tanto di psico-polizia. Non esiste infatti alcuna libertà, vera e concreta, fondata sull’immanentismo. Nessuna libertà, pur positivamente proclamata nelle Carte Costituzionali, può alla lunga sussistere se non ha a riferimento una superiore norma pre-giuridica che possa essere garanzia di ultima, trascendente, istanza di appello contro l’uso politico e strumentale della libertà astratta di tipo ideologico. Una istanza di appello il cui Giudice non è, con tutta evidenza, di questo mondo ma che sa come retribuire, ora e dopo, chi usa la “libertà” per imporre la propria egemonia. Che la libertà nichilista, senza fondamento ultimo, sia solo una maschera della volontà di potenza lo dimostrarono, da subito, i giacobini che devastarono tutta l’Europa, massacrando, stuprando, rubando e saccheggiando, proprio in nome di quella libertà borghese che si voleva affrancata da superiori radicamenti. Quella della libertà negata dall’Occidente liberale è una storia antica che si ripete ad ogni occasione. Questa volta l’occasione è data dall’invito a tenere una lezione universitaria, il prossimo 18 maggio, rivolto a Robert Faurisson, negazionista del genocidio ebraico, da Claudio Moffa, docente dell’Università di Teramo. Moffa, che di professione fa lo storico, è uomo dichiaratamente di sinistra, aderente a Rifondazione Comunista, e in più di una pubblica occasione ha affermato di non ritenere valide, storicamente parlando, le tesi di Faurisson e degli altri negazionisti come Irving. Noi da parte nostra ci associamo a questo giudizio: le tesi dei negazionisti, pur apportando qualche secondario elemento alla ricerca storica (Irving scoprì, a suo tempo, la truffa dei falsi diari di Hitler accreditati come autentici dal fior fiore di cattedratici), non sono confortate da prove e sono fondate su una metodologia errata. E tuttavia in nome di quella libertà borghese, nella quale non sappiamo se egli creda o meno, Moffa ritiene che Faurisson abbia tutto il sacrosanto diritto di parlare e di parlare in un’aula universitaria e che solo in un ambito professionale, ossia tra storici, egli possa essere valutato nelle sue tesi e quindi confutato. Non certamente nelle aule di tribunale come impongono, invece, leggi liberticide come la Gayssot in Francia e, nel prossimo futuro, la Mastella in Italia. Moffa ha raccolto, al momento, oltre 300 firme in favore del diritto alla libertà di espressione, anche in ambito universitario, di Faurisson come di chiunque altro. Hanno aderito al suo appello docenti universitari, magistrati, avvocati, professionisti, giornalisti, associazioni culturali, cittadini qualunque, studenti. Il bello, ed è ciò che fa imbufalire i suoi detrattori, è che tali adesioni sono assolutamente trasversali: provengono da destra e da sinistra, da comunisti, da socialisti, da radicali, da fascisti, da cattolici, da islamici e persino da ebrei. Tra i primi firmatari dell’appello di Moffa anche il medievista Franco Cardini, uomo che viene solitamente classificato come di “destra” e che invece è forse molto più a “sinistra” di tanti rifondaroli comunisti e di tanti neo-liberal se per “sinistra” si intende l’eredità, abbandonata da Gianfranco Fini, del sindacalismo rivoluzionario. Uomo, del resto, che di “destra” può definirsi solo a condizione che per “destra” si intenda l’eredità anti-liberista dei contestatori reazionari del liberalismo che ben prima di Marx denunciavano, nel XIX secolo, lo sfruttamento capitalista. Non è un caso se per sé stesso Cardini ha coniato la definizione di “catto-anarchico di destra con idee sociali di estrema sinistra”. Il fuoco incrociato della destra e della sinistra americane e dei loro servi mass-mediatici ha immediatamente colpito il duo Moffa/Cardini. Interventi ministeriali (Mussi), ordini del giorno di consigli comunali, sedute straordinarie del Consiglio di Facoltà, appelli a mezzo stampa della comunità ebraica (quella stessa che di recente ha linciato moralmente lo storico ebreo Ariel Toaff) e di istituzioni e docenti universitari che tengono più a carriere e finanziamenti che alla libertà di espressione, di docenza e di ricerca. Insomma tutto il repertorio del più bieco e classico linciaggio mass-mediatico. I detrattori dell’iniziativa di Moffa affermano, ipocritamente, che nessuno vuol negare la libertà di parola a chicchessia ma che non si può permettere a tipi come Faurisson di tenere lezione agli studenti nel “sacro tempio” della cultura ossia l’Università (e quando “sacro” sia questo “tempio” ce lo raccontano ogni giorno gli scandali di Concorsopoli per l’assegnazione delle cattedre nei vari gironi delle mafie accademiche). In realtà, costoro sanno benissimo che loro per primi si sarebbero caifescamente stracciati le vesti anche se lo studioso francese fosse stato invitato a parlare in una comune sala pubblica per conferenze o in un circolo privato (1). Il fatto è che quando si crede, sinceramente od opportunisticamente, a fini pratici non fa differenza, ad Israele come ad un Messia collettivo, esattamente ciò che il credo religioso talmudico e post-biblico afferma, tutto ciò che, a torto o a ragione, possa mettere in dubbio questa neo-teologia diventa eresia, da debellare con tutti i metodi. La Santa Inquisizione, però, agiva con criteri molto più razionali ed invece di aizzare le folle, come fanno oggi mass-mediaticamente i detrattori di Moffa/Cardini contro gli eretici e le presunte streghe spesso sottraeva gli uni e le altre al linciaggio popolare: anche a questo, pur nella loro indiscutibile realtà di strumenti di pressione psicologica, servivano le garanzie del processo inquisitoriale, ben note agli specialisti della materia. Hanno trasformato un tremendo genocidio, di cui né Moffa né Cardini né gli aderenti all’appello di Moffa né chi scrive hanno mai dubitato di consistenza sotto il profilo storico, da fatto, appunto, storico, oggetto come tutti gli eventi storici di indagine, in un dogma religioso. E pensare poi che questo Occidente fa professione di laicità. “Laico” quando si tratta di insultare Gesù Cristo (vedi Dan Brown, Augias/Pesce, la continua pubblicità televisiva denigratoria della Chiesa) o Maometto (vedi la vicenda della “vignette” o l’islamofobia delirante di chi fino a ieri era ateo ed oggi devotamente invoca “crociate”), l’Occidente americanocentrico si scopre un perfetto baciapile quando si tratta di omaggiare il Messia Collettivo ed il suo Sacrificio Salvifico. Due secoli di lotta al confessionalismo dell’Ancien Régime per finire nelle braccia di un neo-confessionalismo sinagogale. E’ di questi giorni la notizia di un ennesimo intervento presso il Vaticano di Abraham Foxman dell’Anti Defamation League per bloccare il processo di beatificazione di quel sant’uomo di Pio XII. Atteggiamento isterico di una triste, infelice e patetica lobby (l’ADL, non l’Ebraismo in quanto tale) che oggi si crede in diritto di potersi permettere tutto. Mentre si grida allo scandalo per una lezione universitaria, ogni giorno, ora, adesso, proprio mentre leggete queste note, si continua a massacrare donne e bambini palestinesi in nome di quel Dio di Abramo che viene invocato, o che credono di invocare ogni giorno nelle sinagoghe (ma Lui, che non ascoltava il fariseo superbo della nota parabola evangelica mentre ascoltava il pubblicano pentito, non può neanche oggi ascoltare chi non ha il cuore umile e contrito). Esattamente come, in nome dello stesso Dio di Abramo, i terroristi islamisti massacrano innocenti in Israele, in Iraq ed altrove. Di fronte a questo nuovo Olocausto, che macchia il Santo Nome del Dio di Abramo, da parte nostra, cattolici senza pruderie “ecumenicamente corrette”, ci dichiariamo solidali con i pii e puri rabbini del Neturei Karta e con quelli del Rabbis For Human Rights che, in nome della Torah e della Legge di Misericordia da Essa insegnata, così simile, anzi, identica alla Carità Cristiana, chiedono ogni giorno che l’Israele sionista, che essi cercano disperatamente inascoltati di distinguere dall’Ebraismo, cessi nella sua politica di discriminazione e di sterminio. E che il mondo non ripeta lo sbaglio degli anni trenta e fermi l’indecente politica sionista-neoconservatrice in atto in medio Oriente. Nessuno, infatti, tranne Maria Santissima, è esente, neanche i “fratelli maggiori”, dal peccato originale e, dunque, dalla capacità e possibilità di fare il male. Di fronte ai massacri perpetuati dai primi sionisti, che negli anni venti del secolo scorso iniziavano ad insediarsi in Palestina, un ebreo, Rabbi Ahad Ha’ Am, fedele osservante del Talmud ma, puro di cuore, illusosi sulla possibilità di un “sionismo spirituale”, la cui famiglia risiedeva in Terra Santa da generazioni, vivendo in piena armonia con cristiani e mussulmani, urlò scandalizzato: “E’ questo il sogno del ritorno a Sion: macchiare la sua terra di sangue innocente? Se questo è il Messia, non voglio assistere al suo arrivo!” (2). Anche noi ci uniamo all’urlo di dolore di Rabbi Ahad Ha’ Am: da questo “Messia” non vogliamo essere redenti. Ci lasci in Pace e se ne vada per la sua strada che non è la nostra perché la nostra è quella di Rabbi Yeshua, dell’ebreo Gesù Cristo. Ebreo, sì, ma anche, e soprattutto, Verbo di Dio Incarnato, Uomo Universale, Figlio dell’Uomo. Una strada che, da Lutero in poi, è stata abbandonata dall’Occidente che oggi inneggia alle “crociate” cristianiste ed all’ateismo devoto, ossia alla fede come puntello dell’egemonia politico-economica americana: un modo di bestemmiare il Santo Nome di Cristo. Da un tale Occidente e dalla sua ipocrisia non accettiamo lezioni di libertà. Un Occidente che, mentendo (le inesistenti armi di distruzione di massa), ha scatenato una guerra non contro un dittatore ma contro un intero popolo, quello iracheno, non può dare lezioni morali a nessuno. Un Occidente americanocentrico, apostata da sé stesso, che pretende di esportare a suon di bombe la democrazia e che poi scopre al suo interno la realtà concentrazionaria di Abu Ghraib e di Guatanamo, delle carceri della CIA in Europa o delle torture della polizia politica israeliana, per niente dissimile in questo da quella di Saddam Hussein, sui detenuti palestinesi. Può un Occidente così, larva di sé stesso e dei valori che pretende di agitare strumentalmente per meri scopi egemonici globali, esportare anche solo la parvenza della civiltà e della libertà? In verità, il fatto è che l’Occidente, tutto diritti dell’uomo ma poi potenza politica militare ed economica egemonica, non sa più dare ragione di sé stesso e dei valori che pone a giustificazione della sua egemonia. E questo perché quei valori sono ormai privi di un saldo fondamento in Alto e, pertanto, puntualmente, nella pratica, soggetti all’eterogenesi dei fini. Ha ragione Franco Cardini: quella della libertà è proprio una grande fatica.
Luigi Copertino
NOTE
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