PREMESSA REDAZIONALE: PUBBLICHIAMO LA RISPOSTA DEL NOSTRO SOCIO LUIGI COPERTINO AD UN ARTICOLO, APPARSO SUL SITO www.21e33.blogspot.com, NEL QUALE SI SOSTENEVA CHE L'ERRORE DEL PAPA, NEL SUO DISCORSO A PARMA NEL 1990 NEL QUALE CITAVA UNA FRASE SU GALILEO DI UN PENSATORE AGNOSTICO, FEYEREBAND, ERRORE CHE GLI AVREBBE SCATENATO CONTRO PROFESSORI E STUDENTI DE LA SAPIENZA, E' QUELLO DI PARLARE DI "CRISI DI FEDE NELLA SCIENZA". L'ARTICOLISTA, SOSTENEVA CHE LA SCIENZA PER SUA NATURA RIFUGGE DA OGNI FEDE E CHE PERTANTO PARLARE DI FEDE IN ESSA, ANCHE CITANDO AUTORI NON CATTOLICI, SAREBBE IL SUBDOLO TRUCCO CLERICALE DI CHI, COME IL PAPA, VUOLE SOTTOMETTERE LA SCIENZA, APPORTATRICE DI PROGRESSO, ALL'OSCURANTISMO RELIGIOSO. QUELLA CHE PUBBLICHIAMO E' LA RISPOSTA CATTOLICA AD ATTARDATI "PALADINI" DEL RIDUZIONISMO E DEL DETERMINISMO CHE NON SONO EVIDENTEMENTE AL CORRENTE, O FANNO FINTA DI NON ESSERLO, DEL DIBATTITO APERTOSI PROPRIO IN AMBITO LAICO, AD ESSO FACEVA RIFERIMENTO IL PAPA CON LE SUE CITAZIONI NEL DISCORSO DEL 1990, A PROPOSITO DELLA SCIENZA E DEI SUOI LIMITI. UN DIBATTITO CHE, SPESSO, RISCHIA DI SFOCIARE IN UNA TOTALE SFIDUCIA NELLA RAGIONE, UN TEMPO INVECE OSANNATA NELLA SUA PRESUNTA ASSOLUTEZZA DA ILLUMINISTI E POSITIVISTI, CON UN ESITO PERICOLOSAMENTE IRRAZIONALISTA. QUANDO BENEDETTO XVI/RATZINGER PARLA DEL RAPPORTO TRA FEDE E RAGIONE, E DELLA RAGIONEVOLEZZA DELLA FEDE CAPACE DI APRIRE ALLA RAGIONE ORIZZONTI PER ESSA INIMMAGINABILI E DAI QUALI ESSA PUO' TRARRE SOLO BENEFICI ANCHE SUL SUO PIANO PROPRIAMENTE IMMANENTE, SENZA NEGARE MA ANZI INVIGORENDO LA INTRINSECA DIGNITA' DELLA RAGIONE, EGLI NON FA ALTRO CHE UN APPELLO IN FAVORE DELLA RAGIONE E DELLA SCIENZA AMMONENDO SULLA DERIVA NICHILISTA ED IRRAZIONALISTA DELLO SCIENTISMO CHE COSTITUIRA' LA MORTE STESSA DI OGNI RAZIONALITA'.
La fede nella scienza non esiste? E allora come la mettiamo con Saint-Simon ed August Comte che inaugurarono addirittura una "religione dell'Umanità " il cui idolo era appunto la "scienza positivista" e che è stata, ed è, la base dell'utopia tecnocratica? Comte fondò addirittura una vera e propria setta con tanto di culto e di sacerdozio ufficiale. I detrattori di Ratzinger non sono uomini di scienza ma epigoni, magari postmoderni e dunque olisticamente deterministi, del vecchio positivismo ossia delle fede umanitaria nella scienza intesa come assoluta forma di conoscenza, ad esclusione di ogni altra, e quindi caricata di caratteri divini o divinizzanti. La religione dello scientismo è stata l'anima prometeica dell'Occidente moderno nella sua fase di espansione capitalista nel mondo che prima ha assunto la forma del colonialismo nazionalista tra otto e novecento e dopo, ossia oggi, la forma della globalizzazione americanocentrica. L'uomo, si legga Mircea Eliade, è sempre "homo religiosus": se gli togli l'orizzonte autentico della Trascendenza Rivelata inevitabilmente si fabbrica forme spurie, ideologiche, filosofiche, scientifiche, di "sacro". Nulla di quel che fa l'uomo è privo di una sua essenziale "sacralità" ed è per questo che egli ha fabbricato "religioni" della libertà, della patria, della razza, della classe, del mercato ed anche della scienza. L'adorazione delle masse, incantate dal beota nichilismo consumista di oggi, verso i "divi" dello spettacolo o del calcio, cosa è se non una forma spuria, e pertanto inautentica, di religiosità?
La fede nella scienza esiste, eccome se esiste. Essa spesso si manifesta nella forma di fede assoluta nel proprio ego autodivinizzato: "eritis sicut Dei" (Gen. 3,5). Gira e rigira la vicenda umana si svolge tutta intorno a questa primordiale e suadente seduzione. Basta aprire gli occhi del proprio cuore e guardarsi dentro per scoprire che, anche se molte volte non ne abbiamo piena coscienza, siamo sempre combattuti tra due amori: l'amore di sé e l'Amore di Dio. Spesso noi, e quando dico "noi" includo anche i cristiani, finiamo per confondere il secondo con il primo e crediamo di fare bene laddove invece altro non facciamo che seguire il nostro orgoglio (ecco perché anche i cristiani peccano e sovente più degli altri!). Ma proprio questa confusione dimostra che siamo fatti da Lui e per Lui e che quando non vogliamo riconoscerlo inevitabilmente finiamo in questa o quella idolatria. La storia è piena di surrogati di Dio che l'umanità si è costruita. Come diceva Chesterton: "Quando si smette di credere nel Dio cristiano non si diventa atei ma si inizia a credere a tutto". Si guardi, per convincersene, al dilagare in Occidente, come conseguenza del processo di decristianizzazione, del neospiritualismo new age.
Anche san Paolo ha scritto che sarebbe giunta un'epoca nella quale gli uomini avrebbero abbandonato la fede in Dio per la fede in ogni sorta di filosofia e credenza di invenzione umana. Lo scientismo, ossia la fede nella scienza, che è cosa diversa dalla scienza, fa parte del novero di queste filosofie umane, incapaci di salvare l'umanità. Anzi, capaci di portarla alla disperazione nichilista nel momento stesso nel quale le forniscono micidiali strumenti di distruzione e di sfruttamento. Esattamente quel che Benedetto XVI dice nel suo mancato discorso a La Sapienza, se solo lo si vuole leggere senza pregiudizi: "Il pericolo del mondo occidentale ... è oggi che l'uomo, proprio nella considerazione della grandezza del suo sapere e potere, si arrenda davanti alla questione della verità . E ciò significa allo stesso tempo che LA RAGIONE, ALLA FINE, SI PIEGA DAVANTI ALLA PRESSIONE DEGLI INTERESSI E ALL'ATTRATTIVA DELL'UTILITA', COSTRETTA A RICONOSCERLA COME CRITERIO ULTIMO". E subito dopo, infatti, il Papa chiama questa prostituzione della ragione con il suo nome: positivismo. Chi oggi a sinistra, e lo dico appunto agli amici di sinistra, ha ancora il coraggio, di fronte allo strapotere tecnocratico dell'occidente americano globalizzato, di parlare con questi chiari termini denunciando la deriva di un mondo votato all'assurdo del nulla che apre la porta all'egemonia del profitto sul sapere? Non è che (personalmente ne sono convinto) l'ultimo critico dell'Occidente utilitarista sia proprio Benedetto XVI? Non è un caso se Benedetto XVI quando afferma che l'Occidente non ama più se stesso intende proprio dire che la volontà di potenza nichilista e scientista che lo anima lo ha portato a tagliare le proprie radici religiose e razionali, per scadere in un furore irrazionalista ammantato con i panni di una mal intesa "scientificità". Cosa è, se non irrazionalismo prometeico, la pretesa di voler creare la vita, anche se poi la vita, che non è la somma delle molecole e non è riducibile a nessuna pur sofisticata chimica, non si fa imprigionare da tale pretesa, orwelliana e dunque totalitaria (la pecora Dolly è nata già vecchia, ha vissuto malata e sofferente ed è morta prima dell'età naturale della sua specie)? Di fronte a questo Occidente, ha detto in altra occasione il Papa, i popoli non occidentali di esso temono sopratutto questa volontà di potenza autodivinitaria e negatrice del Divino rivelato. E pensare che, fuori dei cancelli de La Sapienza, alcuni studenti contestatori avevano innalzato uno striscione che inneggiava ad una università non ridotta ad azienda. Ma è proprio lo scientismo, la loro "fede nella scienza" e quella dei loro tristi professori, ad aver aperto la strada all'aziendalizzazione della scienza e dell'università. La ricerca oggi è finanziata dai capitali privati globali allo stesso modo in cui ieri era sostenuta dal potere, sovente totalitario, dello Stato-Macchina, dell'hobbesiano Leviathan. La tecnocrazia saintsimoniana e comtiana è appunto l'esito paradossale della "religione positivista dell'Umanità ".
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