a cura di Umberto De Giovannangeli

INTERVISTA A FRANCO CARDINI
IL Papa non è un teo-con

 
(www.unita.it, 23 aprile 2005)

ROMA «Nell'orizzonte del cardinale Ratzinger credo sia uscito il presidente del Senato Pera e sia entrato lo Spirito Santo...Può dispiacere a quanti avevano cercato di reclutare il nuovo Papa nel campo politico del senatore Pera, ma la critica al relativismo di cui Ratzinger si fa interprete non ha nulla a che vedere con quell'etnocentrismo che il liberal-liberismo chiama a sostegno delle sue tesi secondo le quali il nuovo ordine mondilae andrebbe fondato sull'adeguamento dell'intero pianeta agli interessi del ceto dirigente, e dominante, occidentale. Nonostante gli sforzi fatti da certi mass media compiacente, Benedetto XVI non è un Papa teocon' anche se c'è chi tenta di reclutarlo in questo campo». A sostenerlo è il professor Franco Cardini, storico e studioso delle religioni.

Professor Cardini, sul piano culturale qual è il tratto di Joseph Ratzinger?
«È un teologo molto raffinato quanto intransigente. È uno studioso con responsabilità di Governo. Di certo non defletterà su certi principi che trascendano la personalità di questo o quel Papa, alludo alle posizioni sulla morale personale, su quella familiare, sulla bioetica. Detto questo, ritengo che Benedetto XVI riserverà più di una sorpresa...».

Quale sorpresa e a chi?
«Per rimanere all'interno di Santa Madre Chiesa, qualche sorpresa potrebbero riceverla i cardinali dell'America Latina, nel senso che l'episcopato argentino potrebbe scoprire che il nuovo Papa è meno di destra di quanto essi sperano, e gli altri cardinali progressisti di quel continente magari non vedranno l'austero e poco mediatico' Ratzinger mettersi in testa l'elmetto di minatore come fece Wojtyla, ma scopriranno che Ratzinger è sensibile ai problemi sociali che stanno sotto quegli elmetti. Ma le sorprese non finiranno qui...».

In quale direzione?
«Diciamo che nell'orizzonte di Benedetto XI credo sia uscito Pera e sia entrato lo Spirito Santo, come è giusto dal momento che il cardinale Ratzinger rimane lui però subisce l'influsso di quella che in teologia viene definita la Grazia di Stato', vale a dire che ognuno riceve dalla Grazia Divina dono proporzionati alle sue necessità istituzionali'».

In che senso il presidente del Senato esce dall'orizzonte di Benedetto XVI?
«C'è da fare una premessa: molti media hanno insistito sulle identità di vedute tra Ratzinger e Pera, appoggiandosi sul libro Senza radici che il cardinale e il presidente del Senato avrebbero scritto a quattro mani...».

Perché usa il condizionale?
«In onor del vero, va rilevato che quel libro è formato da lezioni, separate, tenute dai due autori, e da una diplomatica premessa comune. Ebbene, da una lettura attenta dei testi si può dedurre che il cardinale Ratzinger e il presidente Pera sono molto meno d'accordo di quanto una certa stampa ha voluto far credere. La convergenza è sul primato dell'Occidente e sul fatto che l'Occidente non deve dimenticare la sostanza di tale primato né cederlo a chicchessia. Entrambi insistono sulla natura fondamentale del cristianesimo nella determinazione di questo primato. Ma le radici cristiane per Pera sono quelle che risalgono al perché non possiamo non dirci cristianità di Benedetto Croce, che costituiscono la base di una morale laica scevra di qualunque elemento di natura teologica o fidesistica, e tantomeno dogmatica che rinvii a una qualunque espressione storica del cristianesimo. Ne discende che il primato dell'Occidente, secondo il senatore Pera, è il primato dell'individuo, il primato delle libertà, nel senso liberal-liberistico del termine, ed è sostanzialmente il primato della società che ci ha portato all'attuale fase di egemonia occidentale del processo di globalizzazione...».

Dove si colloca la differenza con il Ratzinger-pensiero?
«L'Occidente di cui parla il nuovo Papa sta correndo il rischio di perdere il suo primato spirituale e culturale nella misura in cui cede a quell'individualismo che si è sviluppato parallelamente al processo di laicizzazione. La cartina al tornasole di tutto questo sta nel concetto di relativismo. Su questo punto bisogno essere molto precisi: il relativismo contro cui si battono Pera e quelli della sua parte politica, è una sorta di relativismo antropologico, vale a dire che nell'accezione liberale-liberista ci si batte per una assoluta superiorità dell'Occidente-Modernità, contro la possibilità di intendere tutte le culture del mondo come portatrici ciascuna di un suo valore qualitativo alto e insostituibile. Nella visione liberal-liberista si determina una gerarchia delle civiltà che pone quella dell'Occidente-Modernità al top di tutte...».

Mentre Ratzinger?
«Solo chi si trincera dietro a un bieco nominalismo può millantare una convergenza, perché in realtà il relativismo che Ratzinger condanna è proprio quello tipico della modernità occidentale, cioè quello che proviene dal primato dell'individualismo e che pretende di sottomettere tutto l'universo all'ambito dell'egoismo individualista....».

Cosa discende da questa condanna dell'individualismo esasperato proprio della modernità occidentale?
«Ne discendono la condanna, pienamente esplicitata nell'omelia Pro eligendo papam', che Benedetto XVI opera, in piena sintonia con il suo predecessore Giovanni Paolo II, di tutte le forme di violenza, incluse quelle dello sfruttamento economico, e di tutte quelle concezioni etno-centriche che il liberal-liberismo chiama a sostegno delle sue tesi secondo le quali il nuovo ordine mondiale andrebbe fondato sull'adeguamento dell'intero pianeta agli interessi del ceto dirigente occidentale, della sua finanza virtuale' e non certo virtuosa, degli interessi, per nulla etici, delle multinazionali, e della superpotenza che di tutto ciò è il concetrato e il garante: gli Stati Uniti, che pretendono di mascherare questo esercizio di dominio, politico, economico, culturale, valoriale, militare, sotto la virtuosistica, quanto ipocrita e infondata, dizione di esportatori di democrazia.

Joseph Ratzinger è stato descritto come uno strenuo custode dell'ortodossia cattolica. Questo suo tratto può essere da freno allo sviluppo del dialogo interreligioso?
«Credo di no, perché il problema della teologia cattolica e del ruolo del cardinale Ratzinger in essa è sempre stato quello cauto-conservatore. Si sa, ad esempio, che Ratzinger non ha una grande simpatia per le novità liturgiche. Ma questo atteggiamento tecnicamente conservatore non credo che sia un ostacolo al dialogo ecumenico, in quanto esso è volto essenzialmente all'interno della Chiesa cattolica e ad una idea, che di per sé non ritengo feconda, del rinnovamento per il rinnovamento. Per quanto riguarda invece al teologia dell'ecumenismo, e i rapporti con le altre religioni, a cominciare dall'ebraismo, ritengo invece che non vi saranno passi indietro. Da questo punto di vista l'omelia Pro eligendo papam' contiene delle garanzie precise offerte da Papa Benedetto XVI circa la sua volontà di proseguire sulla via del dialogo».

 




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