ROMA «Nell'orizzonte del cardinale
Ratzinger credo sia uscito il presidente del Senato Pera e sia entrato
lo Spirito Santo...Può dispiacere a quanti avevano cercato di
reclutare il nuovo Papa nel campo politico del senatore Pera, ma la
critica al relativismo di cui Ratzinger si fa interprete non ha nulla
a che vedere con quell'etnocentrismo che il liberal-liberismo chiama
a sostegno delle sue tesi secondo le quali il nuovo ordine mondilae
andrebbe fondato sull'adeguamento dell'intero pianeta agli interessi
del ceto dirigente, e dominante, occidentale. Nonostante gli sforzi
fatti da certi mass media compiacente, Benedetto XVI non è un
Papa teocon' anche se c'è chi tenta di reclutarlo in questo campo».
A sostenerlo è il professor Franco Cardini, storico e studioso
delle religioni.
Professor Cardini, sul piano culturale qual è il tratto
di Joseph Ratzinger?
«È un teologo molto raffinato quanto intransigente.
È uno studioso con responsabilità di Governo. Di certo
non defletterà su certi principi che trascendano la personalità
di questo o quel Papa, alludo alle posizioni sulla morale personale,
su quella familiare, sulla bioetica. Detto questo, ritengo che Benedetto
XVI riserverà più di una sorpresa...».
Quale sorpresa e a chi?
«Per rimanere all'interno di Santa Madre Chiesa, qualche
sorpresa potrebbero riceverla i cardinali dell'America Latina,
nel senso che l'episcopato argentino potrebbe scoprire che il nuovo
Papa è meno di destra di quanto essi sperano, e gli altri cardinali
progressisti di quel continente magari non vedranno l'austero e
poco mediatico' Ratzinger mettersi in testa l'elmetto
di minatore come fece Wojtyla, ma scopriranno che Ratzinger è
sensibile ai problemi sociali che stanno sotto quegli elmetti. Ma le
sorprese non finiranno qui...».
In quale direzione?
«Diciamo che nell'orizzonte di Benedetto XI credo sia
uscito Pera e sia entrato lo Spirito Santo, come è giusto dal
momento che il cardinale Ratzinger rimane lui però subisce l'influsso
di quella che in teologia viene definita la Grazia di Stato',
vale a dire che ognuno riceve dalla Grazia Divina dono proporzionati
alle sue necessità istituzionali'».
In che senso il presidente del Senato esce dall'orizzonte
di Benedetto XVI?
«C'è da fare una premessa: molti media hanno insistito
sulle identità di vedute tra Ratzinger e Pera, appoggiandosi
sul libro Senza radici che il cardinale e il presidente del Senato avrebbero
scritto a quattro mani...».
Perché usa il condizionale?
«In onor del vero, va rilevato che quel libro è formato
da lezioni, separate, tenute dai due autori, e da una diplomatica premessa
comune. Ebbene, da una lettura attenta dei testi si può dedurre
che il cardinale Ratzinger e il presidente Pera sono molto meno d'accordo
di quanto una certa stampa ha voluto far credere. La convergenza è
sul primato dell'Occidente e sul fatto che l'Occidente non deve dimenticare
la sostanza di tale primato né cederlo a chicchessia. Entrambi
insistono sulla natura fondamentale del cristianesimo nella determinazione
di questo primato. Ma le radici cristiane per Pera sono quelle che risalgono
al perché non possiamo non dirci cristianità di Benedetto
Croce, che costituiscono la base di una morale laica scevra di qualunque
elemento di natura teologica o fidesistica, e tantomeno dogmatica che
rinvii a una qualunque espressione storica del cristianesimo. Ne discende
che il primato dell'Occidente, secondo il senatore Pera, è il
primato dell'individuo, il primato delle libertà, nel senso liberal-liberistico
del termine, ed è sostanzialmente il primato della società
che ci ha portato all'attuale fase di egemonia occidentale del processo
di globalizzazione...».
Dove si colloca la differenza con il Ratzinger-pensiero?
«L'Occidente di cui parla il nuovo Papa sta correndo il
rischio di perdere il suo primato spirituale e culturale nella misura
in cui cede a quell'individualismo che si è sviluppato parallelamente
al processo di laicizzazione. La cartina al tornasole di tutto questo
sta nel concetto di relativismo. Su questo punto bisogno essere molto
precisi: il relativismo contro cui si battono Pera e quelli della sua
parte politica, è una sorta di relativismo antropologico, vale
a dire che nell'accezione liberale-liberista ci si batte per una assoluta
superiorità dell'Occidente-Modernità, contro la possibilità
di intendere tutte le culture del mondo come portatrici ciascuna di
un suo valore qualitativo alto e insostituibile. Nella visione liberal-liberista
si determina una gerarchia delle civiltà che pone quella dell'Occidente-Modernità
al top di tutte...».
Mentre Ratzinger?
«Solo chi si trincera dietro a un bieco nominalismo può
millantare una convergenza, perché in realtà il relativismo
che Ratzinger condanna è proprio quello tipico della modernità
occidentale, cioè quello che proviene dal primato dell'individualismo
e che pretende di sottomettere tutto l'universo all'ambito
dell'egoismo individualista....».
Cosa discende da questa condanna dell'individualismo esasperato
proprio della modernità occidentale?
«Ne discendono la condanna, pienamente esplicitata nell'omelia
Pro eligendo papam', che Benedetto XVI opera, in piena sintonia con
il suo predecessore Giovanni Paolo II, di tutte le forme di violenza,
incluse quelle dello sfruttamento economico, e di tutte quelle concezioni
etno-centriche che il liberal-liberismo chiama a sostegno delle sue
tesi secondo le quali il nuovo ordine mondiale andrebbe fondato sull'adeguamento
dell'intero pianeta agli interessi del ceto dirigente occidentale, della
sua finanza virtuale' e non certo virtuosa, degli interessi, per nulla
etici, delle multinazionali, e della superpotenza che di tutto ciò
è il concetrato e il garante: gli Stati Uniti, che pretendono
di mascherare questo esercizio di dominio, politico, economico, culturale,
valoriale, militare, sotto la virtuosistica, quanto ipocrita e infondata,
dizione di esportatori di democrazia.
Joseph Ratzinger è stato descritto come uno strenuo custode
dell'ortodossia cattolica. Questo suo tratto può essere
da freno allo sviluppo del dialogo interreligioso?
«Credo di no, perché il problema della teologia cattolica
e del ruolo del cardinale Ratzinger in essa è sempre stato quello
cauto-conservatore. Si sa, ad esempio, che Ratzinger non ha una grande
simpatia per le novità liturgiche. Ma questo atteggiamento tecnicamente
conservatore non credo che sia un ostacolo al dialogo ecumenico, in
quanto esso è volto essenzialmente all'interno della Chiesa cattolica
e ad una idea, che di per sé non ritengo feconda, del rinnovamento
per il rinnovamento. Per quanto riguarda invece al teologia dell'ecumenismo,
e i rapporti con le altre religioni, a cominciare dall'ebraismo, ritengo
invece che non vi saranno passi indietro. Da questo punto di vista l'omelia
Pro eligendo papam' contiene delle garanzie precise offerte da Papa
Benedetto XVI circa la sua volontà di proseguire sulla via del
dialogo».
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