Massimo Fini
Ha ragione Tettamanzi, è una democrazia di facciata
 
12 ottobre 2004: da www.gazzettino.it

Il cardinale di Milano, Dionigi Tettamanzi, col supporto del politologo Giorgio Campanini, ha concluso la "44ma settimana sociale dei cattolici" che si è tenuta a Bologna. Un discorso di amplissimo respiro, che non riguarda in particolare l'Italia ma è universale, un discorso diretto e chiaro... Tettamanzi ha focalizzato la sua attenzione sulla democrazia, la legalità, l'economia, la globalizzazione...

Non sono cattolico, non sono cristiano e non sono nemmeno religioso. È anche per questo che mi fa particolarmente piacere - e se posso dirlo, mi dà coraggio - condividere in gran parte il discorso col quale il cardinale di Milano, Dionigi Tettamanzi, col supporto del politologo Giorgio Campanini, ha concluso la "44ma settimana sociale dei cattolici" che si è tenuta nella grassa e laica Bologna. Un discorso di amplissimo respiro, che non riguarda in particolare l'Italia ma è universale (e che solo l'ex Presidente Cossiga ha potuto interpretare come un'investitura a Romano Prodi), un discorso diretto e chiaro così lontano dai tortuosi e fumosi gesuitismi del suo predecessore, il cardinal Martini. Tettamanzi ha focalizzato la sua attenzione sulla democrazia, tema centrale e quanto mai scottante perché oggi in tutto l'Occidente ci sono le forme della democrazia - e a volte nemmeno quelle - non la sua sostanza. "Le istituzioni democratiche - ha detto Tettamanzi - per essere vitali devono essere sganciate da un controllo che non sia appunto democratico. Non devono essere oppresse da poteri estranei, come quello delle concentrazioni mediatiche e finanziarie. Telecrazia e plutocrazia non hanno nulla a che vedere con la democrazia, la soffocano inesorabilmente e rovinosamente". Come corollario, che può apparire marginale ma non lo è, Campanini ha aggiunto: "L'invadenza mediatica e l'ingresso negli scenari di una democrazia di facciata, se non proprio della faccia, fatta di conduttori e presentatori è sotto gli occhi di tutti. Purtroppo però dietro il video rimane il vuoto. Sembra che le facce contino più delle idee".

Poi Tettamanzi ha affrontato un altro tema cruciale della democrazia, quello della legalità, che riguarda, esso sì, in particolare l'Italia: "Senza legalità non c'è Stato e senza Stato non c'è democrazia. E i cattolici sono chiamati a stare in prima linea nell'affrontare quella difficile battaglia di frontiera che è il rispetto della legalità nelle piccole e grandi cose". Eh già, nelle 'piccole cose', perché si comincia proprio da lì e il cittadino italiano, l'uomo comune, si è abituato in questi anni, a causa anche del cattivissimo esempio che gli viene dall'alto, a violare la legge solo che pensi di poterla fare franca. E ciò avviene perché il cittadino italiano teme l'Autorità, ma la disprezza profondamente e con buone ragioni. Ma rispettare le leggi - questo lo diciamo noi - non è solo un omaggio a un'Autorità che non lo merita, è una questione, innanzitutto, di rispetto dei propri concittadini, di lealtà, uno dei valori fondanti di una comunità che più è caduto in disuso nel nostro Paese.

Tettamanzi ha quindi affermato che "l'economia è lo strumento per rimuovere le disparità e le disuguaglianze non per accrescerle". Io mi permetterei di aggiungere che bisogna invertire il rapporto fra economia e la comunità umana. A partire dalla Rivoluzione industriale e dall'Illuminismo, sia nella sua versione liberal-liberista che marxista, l'economia è diventata il centro del sistema e l'uomo una specie di sua variabile dipendente. Bene, io credo che al centro della nostra vita debba tornare l'uomo e l'economia occupare quello spazio marginale che ha sempre avuto prima che esplodesse l'industrialismo.

Infine il cardinale, spostando il discorso sulla globalizzazione, ha detto un'ovvietà che però dati i tempi che corrono, fa l'effetto - è il caso di dirlo - di una bestemmia in Chiesa: "La democrazia non può essere esportata con il metodo della violenza che, come la storia insegna, genera altra violenza".

Sono i concetti che, certamente con meno autorevolezza del cardinale Tettamanzi, io vado esprimendo da tempo sulle colonne di questo giornale e, più organicamente, nei miei libri ("Il denaro. Sterco del demonio", "Il vizio oscuro dell'Occidente","Sudditi. Manifesto contro la Democrazia") e, adesso, anche a teatro, col"Cyrano, se vi pare..." che a Milano ha avuto un grande successo. Su un solo punto non sono d'accordo col cardinale Tettamanzi, quando afferma che "Ogni cultura, ogni popolo si daranno liberamente le proprie istituzioni democratiche". Il cardinale sembra considerare la democrazia un valore universale valido per tutti. E per tutti i tempi. Ma non è così. La democrazia è solo la forma istituzionale che, da un certo momento in poi, si è data l'Occidente, transeunte nello stesso Occidente come lo sono sempre state tutte le costruzioni umane - perchè noi non possiamo ipotecare per sempre il nostro futuro - e che comunque non è affatto detto che sia valida per culture e popoli che hanno storia, tradizioni e vissuti completamente diversi dai nostri.




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