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| Il discorso è semplice: se l’uomo e solo animale, i suoi diritti, e in particolare quello alla vita, non sono diritti intangibili, inalienabili! Se è solo animale, e cioè materia in evoluzione, inoltre, vi sono stadi più o meno avanzati: uomini, o "razze", o classi sociali, che "valgono" di più o di meno! Dopo il grande congresso sul futuro della scienza, sull'infinito progresso prossimo venturo, impostato in base a categorie matematiche e neopositiviste, la "Fondazione Veronesi" si appresta a preparare un analogo convegno, il prossimo anno, sull' evoluzionismo darwinista. Il tema Darwin è dunque all'ordine del giorno, come del resto negli Stati Uniti, dove il tribunale è chiamato a decidere sulla liceità o meno di insegnare nelle scuole, accanto all'evoluzionismo, anche la teoria del Disegno Intelligente. Ma quale può essere il collegamento tra le grandi discussioni odierne sulla moralità di certe manipolazioni della vita, e la teoria darwinista, nella sua parte relativa all' origine dell'uomo da antenati scimmieschi? Ce lo spiegava, indirettamente, già molti anni fa un filosofo inglese, Bertrand Russell, assai distante da posizioni cattoliche: «Un seguace dell' evoluzione sosterrebbe che non solo la dottrina dell'uguaglianza di tutti gli uomini, ma anche quella dei diritti dell'uomo, deve essere condannata come antibiologica, poiché fa una distinzione troppo netta tra gli uomini e gli. animali» (Storia della filosofia occidentale). Il discorso è semplice: se l’uomo e solo animale, i suoi diritti, e in particolare quello alla vita, non sono diritti intangibili, inalienabili! Se è solo animale, e cioè materia in evoluzione, inoltre, vi sono stadi più o meno avanzati: uomini, o "razze", o classi sociali, che "valgono" di più o di meno! Ma andiamo con ordine. Bisogna anzitutto ricordare che l'evoluzione
in sé è perfettamente compatibile con il pensiero cristiano
e con il concetto di creazione, al punto che fu in qualche modo intuito
già da Basilio, Gregorio di Nissa, Agostino d'Ippona e tanti
altri, i quali ritenevano che Dio, nel creare la materia, avesse immesso
in essa le capacità, o "rationes seminales", per generare
nel tempo le varie creature. Ma non è altresì compatibile
con l'antropologia cattolica l'idea darwinista, per nulla scientifica,
che tutto sia dovuto al caso, e che l'anima non sia in fondo che materia
evolutasi attraverso imprecisate ed inspiegabili modalità. Non
è compatibile con la nostra fede, né con l'intelligenza,
ritenere, come facevano già nell'Ottocento pensatori darwinisti,
che il cervello sia solo una macchina a vapore, e che il pensiero venga
da esso prodotto analogamente a come l'urina o i succhi gastrici vengono
secreti da altri organi. Se infatti così fosse, crollerebbero
i fondamenti per affermare la libertà dell'uomo, la sua coscienza,
la morale, l'immortalità dell'anima, le sue aspirazioni e tutto
ciò che fa di noi degli "animali" razionali, sociali,
capaci di scegliere tra il bene e il male. Così, se l'uomo fosse veramente, solamente, un'altra forma di
scimmia, verrebbe meno l'idea, come scriveva Russell, che possano esistere
dei "diritti umani" sacri ed inviolabili, superiori a quelli
delle altre creature. Infatti, a ben vedere, dovrebbe valere, per le
bestie come per noi, la stessa legge: quella del più forte, la
legge della selezione naturale. Legge, questa, che piaceva indifferentemente
a Marx ed Engels, che la considerava l'altra faccia della medaglia della
lotta di classe, e agli economisti liberisti, di cui Darwin era un accanito
lettore, ritenendo che «la forza motrice dell' evoluzione»
fosse «una specie di economia biologica in un mondo di libera
concorrenza». Legge che affascinò anche a due grandi ammiratori
di Darwin, Hitler e Stalin, che furono suoi appassionati lettori, oltre
che i primi ad applicare politicamente concetti quali l'eugenetica,
la negazione dell’individuo in nome della specie (vedi statalismo
e nazionalismo), la selezione "artificiale" delle razze o
delle classi sociali... «Niente figli per i membri deboli della società».
Parola di Darwin.
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