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Tremonti è uno che la sa lunga. Anche Draghi, tutto sommato, “ci coglie”. E perciò lo scambio di battute a distanza sul Dpef, tra i due, di qualche giorno fa, è tutto sommato interessante per cogliere due differenti visioni dell’economia e del ruolo della politica. E anche per una "full immersion", per quanto veloce, nel mondo dei poteri forti. Draghi sta dalla parte delle grandi imprese. E gufa, dicendo che le banche “scaricheranno” questa tassa sui clienti, aumentando l’importo delle commissioni, eccetera. Ma Draghi, al tempo stesso, non accetta neppure, da seguace della mano invisibile, quella politica di investimenti pubblici nelle infrastrutture sociali (e al conseguente sganciamento della spesa socialmente utile dai vincoli di bilancio pubblico, imposti, a suo tempo, da Maastricht), in cui crede Tremonti. Però al tempo stesso Draghi si è detto favorevole alla decisione della Bce di aumentare i tassi di interesse. Perché proteggerebbe i salari... In realtà sono pure "fantasie", perché come ha notato Joseph Halevy sul Manifesto:
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"Se l'aumento dei tassi risultasse efficace la riduzione dell'inflazione avverrebbe attraverso la produzione, l'occupazione e la deflazione salariale, comportando un'ulteriore perdita del potere d'acquisto dei salari. A parità di condizioni, un costo del denaro più alto rallenta sia la domanda di investimenti, effettuati tramite il credito, sia la domanda di crediti da parte delle famiglie. La domanda globale ne soffre. La stagnazione della domanda può frenare sostanzialmente la spinta dei prezzi ma solo se questa proviene dall'interno dell'economia. Se invece la fonte è nelle materie prime e nelle derrate alimentari, i costi unitari di tutti i produttori continueranno a lievitare http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/09-Luglio-2008/art36.html
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Di qui, crediamo, l'importanza di misure antispeculative come la Robin Tax, che tocca le materie prime. O almeno la coraggiosa necessità di tentare... Di fare qualcosa insomma. Invece di schierarsi, pavlovianamente con i poteri forti, come fa Draghi. Che attenzione, qualora cadesse Berlusconi, potrebbe succedergli alla guida di un governo tecnico che farebbe a polpette gli italiani. Il che spiega anche il frenetico e sospetto attivismo di Draghi, proprio in questi giorni.
Ora, ammesso che il pragmatismo liberale e “listiano” del Ministro dell’Economia sia la strada giusta, riuscirà il nostro "eroe" a introdurre elementi di interventismo pubblico, non diciamo nell’ immediato (la prossima finanziaria), ma nei prossimi quattro anni di governo? Riuscirà Tremonti a convincere i mercatisti della Bce, che certi investimenti pubblici in campo infrastrutturale sono fondamentali per la ripresa economica? Riuscirà Tremonti a convincere i poteri forti che sono dietro la finanza europea, che la speculazione finanziaria va combattuta con ferrei controlli sui movimenti di capitali speculativi e sulla rinuncia a conseguire profitti a breve termine?
Per il momento Draghi, in Italia, gli rema contro. E con lui personaggi come Bersani, legati alla sinistra dei buoni affari. Uno che da ministro voleva privatizzare anche l’Arma dei Carabinieri: che ex comunista, però eh?… E che infatti ha subito attaccato, definendo statalista, la politica dell’attuale Ministro dell’Economia Che dire? Speriamo che Tremonti, come l’Arma dei Carabinieri verso la Patria, resti fedele, non diciamo per secoli ma almeno per una legislatura, al suo antimercatismo. Speriamo. |
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