Angela Geraci
Armeni: lo sterminio (dimenticato) di un popolo: L'Intervista - Cosi il mio popolo è stato sterminato,
 
(Fonte: City del 24 aprile 2008)

Robert Attarian Portavoce del Consiglio per la comunità armena di Roma. Oggi è il 93° anniversario della commemorazione del genocidio del suo popolo.
 
Cosa è successo il 24 aprile del 1915?
È il giorno in cui il governo turco fece arrestare e decapitare circa 600 fra le personalità di spicco della comunità armena di Costantinopoli: medici, avvocati, deputati, scrittori, prelati, poeti… il “cervello” del nostro popolo. Ci sono voluti 50 anni per ricostruire una classe pensante.
 
È iniziato così il genocidio degli armeni?
No, lo sterminio era in atto da anni. Tra il 1894 e il 1896, Abdul Hamid, il “sultano rosso”, aveva già ucciso 300 mila armeni. Da allora in poi c’è stata una serie di massacri che è durata per trent’anni: sono stati uccisi un milione e mezzo di armeni.
 
Come è stato possibile “far sparire” tante persone?
C’era un preciso piano di pulizia etnica. Dopo la cancellazione della nostra élite culturale, i turchi hanno annientato la forza. Tutti gli uomini dai 18 ai 60 anni furono chiamati alle armi perché c’era la prima guerra mondiale. Ma era un inganno: vennero disarmati, divisi in gruppi di 100 e massacrati. Poi toccò alle donne, ai vecchi e ai bambini.
 
Come furono uccisi?
Alcuni li sterminavano subito. Nei paesi di mare venivano annegati… Altrimenti, dopo aver massacrato i pochi uomini in forze rimasti, i turchi procedevano alla deportazione: una marcia sfiancante verso il deserto siriano. Gli armeni morirono per la fame, gli stenti, le violenze. E i pochi sopravvissuti, alla fine della guerra, vennero stipati in caverne, cosparsi di petrolio e arsi vivi.
 
Perché i turchi hanno sterminato gli armeni?
Perché erano un ostacolo alla realizzazione del loro sogno “panturco”. L’impero ottomano era in disfacimento e aveva perso i suoi domini in Europa quindi voleva creare una “Grande Turchia”, un unico Paese dal Bosforo alla Cina. Ma armeni e curdi erano d’intralcio. Gli armeni molto di più, perché non erano facilmente assimilabili ai turchi musulmani: avevano una cultura millenaria e “europea”, una loro lingua, un loro alfabeto e soprattutto erano cristiani. Chi si convertiva all’Islam, poteva salvarsi.
 
Quindi c’era anche un motivo religioso?
Beh sì, infatti furono uccisi anche altri cristiani come i greci ortodossi. Ma lo sterminio non aveva una matrice religiosa: il “triumvirato della morte”, cioè i tre ministri che presero il potere dopo il “sultano rosso”, la utilizzarono per giustificare il genocidio, per appellarsi alla Jihad.
 
Perché la Turchia non vuole riconoscere il genocidio armeno?
La risposta l’ha data proprio uno storico turco, Taner Akçam:  è il nazionalismo della Turchia a non permetterle di riconoscere il proprio passato. La Turchia di oggi, quella rifondata da Kemal Ataturk (il fondatore della Repubblica) non può e non vuole riconoscere che la fondazione del proprio stato sia sporcata da una così grande macchia di sangue. Ataturk è stato il primo negazionista: ha “salvato” molti responsabili dell’eccidio e lo ha cancellato dai libri di scuola, ha riscritto la storia. I turchi oggi imparano che sono stati gli armeni a massacrare i loro antenati.
 
Gli armeni di oggi come vivono questo loro passato negato?
Da tre generazioni ci portiamo dentro la rabbia e il peso dell’ingiustizia. Vorremmo che questa pagina di storia fosse riconosciuta. E risarcita, come è accaduto per gli ebrei. Il nostro è stato il primo sterminio del XX secolo e in un certo senso ha anche “ispirato” Hitler.
 
Perché è ancora poco conosciuto?
Perché è stato negato, cancellato. E poi, all’inizio i sopravvissuti provavano una specie di vergogna, di rifiuto per ciò che avevano vissuto. Hanno cambiato città e Paesi e hanno cercato di rimuovere il passato per ricominciare da zero. Penso alla mia bisnonna Siranush, che ho avuto la fortuna di conoscere.
 
Cosa le ha raccontato?
Lei niente, non ha mai parlato di ciò che le era successo. Quello che ho saputo me l’hanno detto un po’ i miei genitori, gli zii, la nonna… ma poi mi avvertivano: “non parlarne con la bisnonna!”. La volevano proteggere dal passato. Lei fu salvata da una famiglia turca e poi andò a vivere in Libano. È da lì che provengo.
 
È mai tornato in Armenia?
Ho visto la mia terra per la prima volta nel 2001, a 30 anni. Quando sono tornato a Roma non sono riuscito a spiegare neanche ai miei famigliari cosa avevo provato. È stata un’emozione che non si può descrivere a parole, per la prima volta mi sono sentito veramente a casa.
 
Cosa sogna per il futuro?
Che sia fatta giustizia. Che la Turchia riconosca il genocidio e tutte le sue conseguenze. E che riapra le frontiere con l’Armenia, chiuse dal 1994.
 
L’anno scorso, il giornalista armeno Hrant Dink è stato assassinato, a Istanbul, per aver parlato del genocidio. Lei ha paura?
Paura no. Ho delle preoccupazioni e, di certo, in Turchia non mi conviene andare: un tempo ero persino schedato. Cerco di essere cauto.
 
Gli armeni in cinque date:
301 d.C
. L’anno della conversione del popolo armeno al cristianesimo
1915 – 1923 Il  Metz Yeghern, cioè il Grande Male: la fase finale e più crudele dello sterminio degli Armeni da parte dei Turchi. Un milione e mezzo di persone viene annientato nei modi più atroci
1991 Con un referendum popolare la Repubblica Armena conquista l’indipendenza dall’orbita sovietica
2008 Il 24 aprile si ricorda lo sterminio dell’elite intellettuale, politica ed economica degli armeni di Costantinopoli. Ci sono cerimonie religiose e campagne di sensibilizzazione (www.comunitaarmena.it ). Il parlamento italiano ha riconosciuto il genocidio nel 2000
???? Il giorno in cui la Turchia riconoscerà il genocidio rmeno




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