| A ben leggere, «la destra
cattolica di Gedda alla scuola di Mengele» non ci è proprio
andata. E ben ha fatto Andrea A. Galli, il 25 febbraio scorso su questo
giornale, a ricordare le parole con cui Gedda descriveva i propri principi,
respingendo ogni razzismo. Gli stessi principi che ispirarono il cattolico
Pierce Butler, l'unico componente della Corte Suprema americana che
cercò di fermare - ultimo argine il caso Buck v. Bell - la tragedia
delle decine di migliaia di sterilizzazioni coatte che sarebbero venute
negli anni successivi.
A proposito di eugenetica ed eugenisti, italiani questa volta, e di
polemiche a comando, non dev'esser parso vero a Simonetta Fiori trovare
il nome di Luigi Gedda nell'indice analitico della documentata ricerca
di Francesco Cassata, Molti, Sani e Forti. L'eugenetica in Italia (Bollati
Boringhieri, 2006).
Da qui, gli strilli dell'articolo di "Repubblica" del 24 febbraio
scorso, dove si proclamava: «la destra cattolica di Gedda»
(il "razzista") è andata «alla scuola di Mengele»;
e poi si rassicurava che, comunque, «l'eugenetica non è
una scienza reazionaria come in tanti pensano». Già, e
si capisce perché: bisogna salvare Margaret Sanger, e i tanti
socialisti utopisti e darwinisti sociali che fondarono la disciplina.
Ma il punto non sono gli strilli della Fiori, rivolti più contro
Buttiglione che contro Gedda; il punto è che, nel libro di Cassata,
delle "inquietanti attività" di Gedda non c'è
traccia. Il che, dopo tanta grancassa, è una ben singolare assenza.
Certo, Gedda conosceva quell'Otmar von Verschuer che «molti elementi
sembrano comprovare» fosse stato a conoscenza del lavoro svolto
da Mengele: e sarebbe gravissima macchia del tedesco. Ma ciò
significa, per Gedda, «andare alla scuola di Mengele»?
Allora, le centinaia di personalità accademiche che fino al 1963
ebbero contatti con Verschuer, tutte, andarono "alla scuola di
Mengele"?
Cassata spiega quali fossero i campi in cui Gedda si riconduceva "esplicitamente"
ad orientamenti di tipo eugenetico (pp. 337-341):
la ricerca di componenti ereditarie nel successo sportivo; di "fenotipi"
o "genotipi" più adatti alla vela che al lancio col
peso, alla scherma che al ciclismo.
Per far ricerca in questo campo, nel 1959, Gedda presentò al
Coni schede che facevano uso del tipico linguaggio scientifico del tempo,
contestate allora non per il loro razzismo, ma perché violavano
la privacy degli atleti (p. 340).
Curioso, l'effetto che fanno i libri, a leggerli sino in fondo: sembrano
smentire le promesse della lettura affrettata.
Insomma, a ben leggere, «la destra cattolica di Gedda alla scuola
di Mengele» non ci è proprio andata. E ben ha fatto Andrea
A. Galli, il 25 febbraio scorso su questo giornale, a ricordare le parole
con cui Gedda descriveva i propri principi, respingendo ogni razzismo.
Gli stessi principi che ispirarono il cattolico Pierce Butler, l'unico
componente della Corte Suprema americana che cercò di fermare
- ultimo argine il caso Buck v. Bell - la tragedia delle decine di migliaia
di sterilizzazioni coatte che sarebbero venute negli anni successivi.
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