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Parla E. Michael Jones: “ Se l’Europa rinnega la sua matrice cristiana, allora l’espansione dei musulmani non troverà più argini” La vasta opera del pensatore cattolico americano E. Michael Jones è una lucida critica della società secolarizzata, una critica profonda e originale, sviluppata con gli strumenti del pensiero cristiano classico. La sua riflessione ruota attorno al concetto di sradicamento, ed è concentrata, in particolar modo, sugli stati nascenti delle rivoluzionarie nei diversi ambiti della cultura. Professor Jones, lei sostiene che le idee rivoluzionarie spesso sono la razionalizzazione di conflitti personali. “ Si, la razionalizzazione di conflitti di carattere morale. Penso che l’idea rivoluzionaria sia i8l modo di affrontare e di superare quei conflitti strappando con i precedenti sistemi di valori. E’ una forma di razionalizzazione che si può studiare soprattutto partendo dall’analisi delle biografie degli intellettuali”. Dunque ha ripreso lo studio biografico, metodo poco usato oggi come strumenti di analisi critica? “Lo studio della biografia degli intellettuali è caduto in disuso quando s’è imposta la convinzione che la vita sia staccata dal pensiero. E che la vita di un pensatore sia irrilevante per spiegarne le idee. Ma Agostino nella Città di Dio dice che tutti dobbiamo scegliere: subordinare i desideri alla verità o viceversa. Gli intellettuali devono fare questa scelta come tutti. Nel primo caso, lo studio della loro biografia risulta irrilevante. Nel secondo caso è fondamentale”. Su quali personaggi ha applicato questo metodo di analisi? “In particolare alla generazione che ha ridefinito i canoni del gusto dopo la Prima guerra mondiale. Ciò che li accomunava tutti era il desiderio di sottomettere i valori, soprattutto quelli religiosi, ai loro desideri. Così lo studio delle loro scelte, dei loro comportamenti è diventato per me il modo migliore per spiegare le loro teorie. Che, in molti casi, sono la razionalizzazione, quasi la giustificazione a posteriori, dei loro comportamenti. Questo accade in modo chiaro per Nietzsche, Wagner, Jung, Kinsey, Adorno, Schonberg, Picasso e Gropius”. In “Living Machines” lei analizza Gropius, il fondatore del Bauhaus che – lei afferma – ha prodotto case per individui sradicati. E in “The Slaughter of Cities” studia i grandi progetti dell’urbanistica americana e lo sradicamento che imposero. Se l’urbanistica ha distrutto il senso di “comunità” lei vede un’intenzione ideologica in tutto questo, una “raion” illuminista all’opera? “ Gropius ha creato un’architettura intellettualistica, concepita per uomini senza radici. Non era solo: operava in un contesto culturale favorevole alle sue idee. Prima della Seconda guerra mondiale si affermò la convinzione che l’uomo fosse un’astrazione. Si pensava che trasformazione l’ambiente si sarebbe cambiato l’uomo. Sulla base di ciò il governo statunitense s’impegno in progetti d’ingegneria sociale per cambiare l’ambiente in cui vivevano i suoi cittadini anche senza il loro consenso. Durante la guerra furono smantellati i quartieri “etnici” italiani e tedeschi nelle grandi città del Nord e dell’Est, come Detroit e Philadelphia. Lo scopo della distruzione fu l’”americanizzazione”, un tentativo deliberato di spezzare le comunità locali e i loro legami culturali. Al posto delle precedenti comunità, agli italiani furono offerti sobborghi senz’anima. Il rinnovamento urbano americano ebbe come effetto lo sradicamento e la distruzione del tessuto sociale d’importanti città”. Sempre parlando di “radici” e “sradicamento”, come giudica, dal suo punto di vista di americano,la polemica sulle “radici cristiane” nella Costituzione Europea? “L’Europa è una costruzione cristiana: fu creata da San Benedetto. Può sopravvivere soltanto in questi termini. Se la cristianità è rimossa dalla definizione dell’Europa allora diventerà islamica. L’illuminismo non è un sostituto adeguato alla Chiesa e ai suoi strumenti d’inculturazione. Guardi il caso dell’Inghilterra: il saccheggio dei suoi monasteri nel Cinquecento ha portato alla perdita del suo patrimonio culturale. Non è un caso se oggi vaste aree della Nazione, come Leicester e Londra, sono ormai islamiche. Credo che l’Europa debba riconoscere le proprie radici. O accettare l’islamizzazione”. In Europa è in corso una lotta fra due opposte visioni del mondo, quella laicista e quella fondata su valori religiosi. Vede analogie con la situazione americana? “in un certo senso gli Stati Uniti furono inventati in reazione alle lotte religiose del Seicento. Con un’anima protestante non conformista e una massonica. Non hanno mai potuto superare questa doppia identità. Come risultato, gli americani possono scegliere o il messianismo politico che ora si manifesta nell’amministrazione Bush o la decadenza illuminista rappresentata dall’amministrazione Clinton. E’ possibile vedere tutto ciò come una lotta tra opposte visioni del mondo, una laicista e l’altra basata su valori religiosi. Ma la distinzione è ingannevole nel contesto americano dove l’ateismo, pr esempio è poco diffuso. L’assenza di una cultura radicata costringe a scegliere tra due ideologie disumane: il messianismo dei puritani e la decadenza degli illuministi”. Tornando dalla sfera pubblica a quella privata, nella sua ultima opera, “Libido Dominandi”, recentemente pubblicata negli Stati Uniti da St. Augustines’ Press (pag. 662, euro 27,78), lei considera la rivoluzione sessuale come una forma di controllo sociale. Eppure, nell’opinione comune, è esattamente il contrario? “Lo sradicamento dal precedente sistema di valori non si è risolto in un incremento di libertà, ma esattamente nell’opposto. Libido dominandi è frutto di un lungo studio e della raccolta di molti dati sull’argomento. Fu De Sade ad esprimere limpidamente il concetto in La filosofia del Boudoir. “ Se vuoi controllare la gente, promuovi il vizio”. E’ ovvio. Se la cultura si stacca dal modello della “Città di Dio”, deve adottare quello della “Città dell’Uomo”. Alla legge dell’amore e del servizio deve sostituire quella del dominio sugli altri. L’Occidente distolto dalla “Città di Dio”, ha creato forme di controllo sociale sempre più sofisticate. Anche Aldous Huxley riconosceva che le più raffinate forme di controllo sono legate alla manipolazione delle passioni. La cultura dominante – in America e altrove – afferma, per esempio, che la pornografia è espressione di libertà. La verità è’ che essa è un efficace strumento di controllo di libertà. La verità è che De Sade aveva visto lontano”. |
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