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In questi ultimi giorni abbiamo assistito ad un accendersi molto vivace del dibattito sulla legge 194/78 sull'aborto, a seguito dell'iniziativa di Giuliano Ferrara che ha avanzato la richiesta di una moratoria, dopo il risultato felice ottenuto riguardo alla pena di morte, anche rispetto al tema dell'aborto, una richiesta fatta quantomeno per stimolare, risvegliare le coscienze di tutti, per aiutare a rendersi conto che il bambino in seno alla madre è davvero un essere umano e che la sua soppressione è inevitabilmente la soppressione di un essere umano. Di fronte a questa ragionevole e civilissima richiesta, si è alzato un coro di no assoluti, aprioristici. L'Associazione culturale internazionale Identità Europea invece appoggia pienamente la richiesta di moratoria, poiché ritiene che è ormai tempo di riformare la Legge 194, che ha reso possibile per legge l'uso dell'aborto come strumento per il controllo delle nascite, e in secondo luogo ha diffuso nella società la mentalità della opportuna soppressione di una vita umana già iniziata quando questa presenti alterazioni genetiche difformi dallo stato fisiologico e di benessere della persona umana. L'iniziativa di Giuliano Ferrara, testimonia il carattere non "ecclesiatico" o "confessionale" della questione in gioco: la vita umana come mistero non riducibile al suo livello biologico e non manipolabile da nessuno. Ci sembra opportuno ricordare quello che scriveva un grande intellettuale scomodo e anticonformista come Pier Paolo Pasolini, che non ebbe esitazioni a schierarsi contro l'aborto, suscitando le ire della Sinistra e dei Radicali del suo tempo: «Sono traumatizzato dalla legalizzazione dell'aborto, perché la considero, come molti, una legalizzazione dell'omicidio. (...) Che la vita sia sacra è ovvio: è un principio più forte ancora che ogni principio della democrazia, ed è inutile ripeterlo. La prima cosa che vorrei invece dire è questa: a proposito dell'aborto, è il primo, e l'unico, caso in cui i radicali e tutti gli abortisti democratici più puri e rigorosi, si appellano alla "Realpolitik" e quindi ricorrono alla prevaricazione "cinica" dei dati di fatto e del buon senso.» (Pier Paolo Pasolini in "Scritti Corsari" Garzanti 1975 - Articolo apparso sul Corriere della Sera del 19 gennaio 1975, con il titolo "Sono contro l'aborto").
Inoltre occorre ripensare alcuni passaggi della stessa normativa in considerazione dei progressi scientifici, terapeutici e diagnostici compiuti negli ultimi trent'anni. Anzitutto è una questione di giustizia: nessuno ha diritto di sopprimere un altro individuo umano e se è giusto rispettare la vita del colpevole, sia anche e ancor di più rispettata quella dell'innocente. Se è vero, come sembra, che in Italia la maggior parte delle interruzioni di gravidanza sono dovute a motivazioni di controllo delle nascite, perché non ritoccare la legge, affinché sia più coerente con se stessa e più vicina alla giustizia? In secondo luogo è un'esigenza della pace: la prima pace, quella che si fonda sulla giustizia, è quella che rispetta la vita, ferma la mano del boia e arresta anche l'atto che strappa alla vita un bimbo innocente che attende di nascere. La decisione di chi rispetta la vita e di chi aiuta a rispettare il diritto alla vita è il primo no alla guerra. Sarà più facile, dopo, insegnare il rispetto dell'innocenza, della fragilità dei bambini e Perché la libertà vera è quella che rispetta il bene di tutti, adulti e nascituri.
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