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| Uscire dall'economia vuol dire mettere in discussione il dominio dell'economia sul resto della vita, in teoria e in pratica, ma soprattutto nelle nostre teste. Questo deve sicuramente comportare un superamento della proprietà privata dei mezzi di produzione e dell'accumulazione illimitata di capitale. Deve anche sfociare, di conseguenza, nell'abbandono dello sviluppo, perchè i suoi miti fondatori, in particolare la credenza nel progresso, scomparirebbero. L'economia imboccherebbe un processo sia di decremento sia di deperimento. La costruzione di una società meno ingiusta consisterebbe nella reintroduzione della convivialità e, al tempo stesso, di un consumo più limitato quantitativamente e più esigente qualitativamente. Lo spreco insensato degli spostamenti di uomini e merci sul piaeta con il corrispondente impatto negativo sull'ambiente, quello non meno considerevole della pubblicità chiassosa e inutile, quello infine dell'obsolescenza accelerata dei prodotti e delle apparecchiature da gettar via senz'altra giustificazione se non quella di far girare sempre più velocemente la megamacchina infernale costituiscono delle riserve importanti di diminuzione del consumo materiale. Le ripercussioni sul nostro livello di vita non possono produrre altro che un miglior benessere. E' anche possibile immaginare questo decremento insieme alla ricerca-feticcio della crescita di un reddito calcolato in modo più sensato. Tutto questo senza parlare delle spese militari e neanche, ovviamente, dei cambiamenti in profondità dei nostri valori e dei nostri modi di vita, che accordi! no maggiore importanza ai "beni relazionali" e ribaltino i nos! tri sistemi di produzione e di potere. Questo ero e proprio "reincastro" dell'economico nel sociale significherebbe comunque la scomparsa del mercato? La domanda può sembrare strampalata o paradossale. Infatti, come si fa ad immaginare un'abolizione dell'economia insieme al mantenimento di quest'istituzione che ne è, almeno in apparenza, il fondamento stesso? Certo, questo sarebbe inconcepibile se si indentificasse il mercato con il Mercato, ossia con l'economia di mercato e la società di mercato. Tuttavia, se si osserva che abbiamo testimonianza di mercati in molteplici società in tutti i continenti, e questo dalla più lontana antichità, molto prima della nascita del capitalismo e al di fuori del suo modo di produzione, la questione merita di essere posta. Questa istituzione, infatti, facilita incontestabilmente il commercio sociale, e non necessariamente nel senso dello sviluppo delle ineguaglianze e dell'ingiustizia. Un indizio della perennità dell'istituzione del mercato-incontro,al di là dell'invenzione dell'economia, è il fatto che, a differenza delle altre nozioni fondamentali come lo sviluppo e il lavoro, esistono delle parole per dirlo in tutte le lingue africane. Un breve sguardo sui mercati africani è ricco di insegnamenti. [...] "Un mercato?", osserva Dominique Fernandez. "Che termine piatto e mercantile per indicare il territorio magico in cui si svolge una fastosissima cerimonia in onore dei colori e dei profumi!" Questa osservazione, che vale ancora (ma per quanto?) per i mercati dei villaggi e delle città dei nostri paesi latini, è cento volte più vera per i mercati africani. Un mercato senza odori rischia addirittura di non avere alcun successo. E', per lo meno, la lezione dell'esperienza di Ziniare nel Burkina Faso. [...] Il festival di colori e di odori dei mercati africani è uno
spazio di socievolezza, prima ancora di essere un luogo di scambi di
derrate. L'agorà, come il foro, era un mercato (del resto ancora
oggi Agorà è il termine usato in greco moderno per indicare
questa istituzione), ma la storia ha ricordato soprattutto che si trattava
dei luoghi per eccellenza della vita pubblica. [...] Il lato erotico dei mercati risulta ancora più accentuato per i mercati notturni, che sono spesso occasione di trasgressioni, il che può spiegare il loro successo a dispetto dei rischi reali e immaginari che si affrontano per andarvi. Tuttavia, con la merce venuta da lontano arriva lo straniero, oggetto al al tempo stesso di diffidenza e di fascino. Il mercato africano, esterno alla cinta del villaggio, è un luogo neutro e pacifico in cui si contatta e si sperimenta l'altro. Le notizie del mondo esterno arrivano insieme alla conoscenza di altre credenze e usanze, che inquietano ma costringono ad uscire da se stessi e a relativizzare le cose. Il mercato è una scuola di tolleranza. Infine, anche se la principale derrata che viene scambiata è la parola, la circolazione dei prodotti costituisce comunque la ragion d'essere di queste fiere periodiche. E qui ci scontra con il paradosso mercantile dell'Africa.A leggere certi testi economici, e in particol! are i rapporti della Banca Mondiale, si sarebbe a volte tentati di crredere che il mercato sia una realtà nuova a sud del Sahara. Così il rapporto annuale per il 2000 del FMI dichiara, a proposito dei paesi africani, che "non sono ancora riusciti a integrarsi nei mercati mondiali". [...] I suk e i mercati, luoghi di scambio e di incontri, sono innumerevoli attraverso tutta l'Africa. Essi coinvolgono la totalità della popolazione. La pregnanza dello scambio mercantile è almeno tanto antica quanto in Europa. [...] Se i paesi africani sembrano "non decollare" nell'attuale
globalizzazione, è perchè subiscono in pieno gli effetti
di esclusione dovuti all'apertura dei mercati. Dissanguati, non hanno
più molto da offrire, e ciò che offrono è sempre
più svalutato dai meccanismi diabolici dei piani di riassetto
strutturale. Tuttavia, i mercati colorati e pieni di odori costituiscono
forse uno degli ultimi baluardi contro il Mercato e i suoi effetti distruttivi.
[...] Credere che l'unificazione e l'uniformazione planetaria siano la condizione
della pace è una falsa idea brillante, anche al di là
dell'impostura economica. La diversità delle culture è
verosimilmente la condizione di un commercio sociale pacifico. [...] Anche se mercantile, lo scambio può possedere le virtù
del "commercio dolce", a condizione che partecipi della logica
del dono, mentre il Mercato anonimo e astratto è fonte inesauribile
di frustrazioni, di invidia e di conflitti. "Il cerimoniale del mercanteggiamento, per qanto aspro", osserva Guy Nicolas a propostito degli huassa del Niger, "conserva sempre qualche aspetto oblativo (...). L'aspetto ludico della contrattazione ha qualche rapporto con quello del dono". [...] Questa affinità tra rapporti di scambio basati sul mercanteggiamento e il dono è ulteriormente accresciuta dal fatto che per lo più in Africa il denaro non ha lo statuto di un equivalente generale astratto, ma possiede una realtà concreta che lo trasforma in oggetto di controdono. Quando il denaro e l'economia restano "incastrate" nel sociale, come succede ancora ampiamente, il denaro è un quasi-oggetto molto più che una moneta.Così, il mercato-incontro è un segno e una fonte incontestabile di prosperità, in tutti i sensi del termine. Come le fiere dei sistemi di scambio locali (Sel), stimola non solo gli scambi, ma, attraverso di loro, la produzione di derrate e il dinamismo collettivo, ma senza l'alienazione propria del rapporto mercantile e della strumentalizzazione della produzione capitalistica. In Africa c'è un capo del mercato, più o meno ufficiale, che rende conto in generale al capovillaggio, che non ha il diritto di venire al mercato. [...] Ancor oggi, nella vita politica francese, una parte importante della campagna elettorale si sovlge attorno ai mercati. Qui si distribuiscono volantini, i candidati vengono a distribuire il loro programma e a stringere le mani ai commercianti, uomini e donne, e ad ascoltare le loro rivendicazioni. In Africa, una parte importante della politica del periodo dopo l'indipendenza è stata fatta sui mercati e attorno ad essi. L'appoggio delle associazioni di mercato, spesso, resta ancora decisivo. Si capisce che i poteri pubblici abbiano sempre tentat5o di controllare questi luoghi in cui si mescolano tante popolazioni diverse e tante idee, magari sovversive. I mercati sono uno sfogo, non solo per le trasgressioni sessuali, ma anche per tutte le tensioni. [...] Così il pazzo si trova a proprio agio al mercato, che esercita una funzione quasi terapeutica. Ma i mercati sono soprattutto dei luoghi di fronda potenziale. Scioperi o movimenti di commercianti hanno avuto ragione di certi governi. Innestato nella società africana,il mercato rappresenta una sorta di contropotere. "Luogo neutrale e pertanto politico, ma non politicizzato". E' una distinzione importante, E' per eccellenza il luogo della società civile, con tutta la complessità di senso che questo concetto riveste nel contesto africano, opposto alla società politica, militare o religiosa legata al potere ufficiale. Al mercato si risovono molti conflitti, con la parola e talvolta con il ricorso all'arbitrato degli anziani e dei saggi, ma, anche se si svolgono molte riunioni di discussione in margine al mercato, il mercato non è questo, non è la discussione con il suo rituale e la sua solennità. [...] Ma è il momento di svelare l'altra faccia, o il vero volto del
mercato. Si tratta di un luogo eminentemente femminile. Le donne risultano
gli attori chiave. Sono loro che tirano le fila e che dominano la scena
del commercio. Questi poteri detenuti dalle donne dei mercati, più o meno consacrati da titoli e funzioni tradizionali, rappresentano una duplice sfida nei confronti delle autorità locali e statali. Nella maggior parte dei paesi africani, il controllo commerciale costituisce una forma di resistenza simbolica e materiale ai tentativi di controllo economico da parte dei vari governi. Attraverso la forza tranquilla della protesta passiva (ma talvolta molto attiva) dei mercati, si esprime la società civile, che fa sapere il limite oltre il quale il disprezzo del cittadino (e ancor più della cittadina) non può spingersi. Infine, il mercato-incontro, come esiste ancora in Africa, testimonia
la sopravvivenza di un inserimento piuttosto profondo dell'economia
nella società. Ma allora, la distinzione di Karl Polanyi fra
economia sostanziale ed economia formale non ha più motivo di
esistere.
(orig. Le marchè, l'agora et l'acropole; Réfractiones n.9) |
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