Gianluca Marletta

CREAZIONISMO: UN DELIRIO MADE IN U.S.A.?
 
novembre 2005

Per l'ennesima volta, dunque, il tam tam mediatico nostrano non ha perso l'occasione per banalizzare e distorcere la realtà, avvilendo un problema scientifico affascinante e complesso... Così, dunque, ogni critico del darwinismo è divenuto ipso facto creazionista, anche in questo caso senza prendersi la briga di informarsi su cosa sia il creazionismo. Il creazionismo, in realtà, è un tipico parto della fantasia americana, perfettamente inquadrabile in quel fenomeno tipicamente d'Oltreoceano ma con ampi margini di espansione all'esterno- che è la "religiosità alla Coca-Cola", ovvero quel grande mercato del fast-spiritualism che ha già partorito, negli anni '90, fenomeni molto diversi tra loro come la New Age o "la fiera dei miracoli" del pentacostalismo televisivo, ma tutti accomunati da certe caratteristiche comuni, quali il rifiuto di qualsiasi legame con una tradizione spirituale definita, l'individualismo esasperato, un taglio eminentemente commerciale.

Ormai molti ne parlano, persino nella nostra Italia solitamente impegnata in dibattiti di altro tono e livello (tipo lento vs rock, La Talpa vs L'Isola dei Famosi). Ma qual'è questo nuovo argomento così dibattuto? Ma naturalmente la nuova sfida lanciata dai cosiddetti "creazionisti" a sua maestà Darwin, ovvero, secondo la vulgata passivamente diffusa da mass-media, giornali et similia, la nuova sfida oscurantista lanciata da una montante marea di fanatici reazionari alla scienza, anzi alla Scienza (con la maiuscola), rappresentata in questo caso da quella teoria darwiniana che molti, in questo periodo, si affrettano a definire come ormai suffragata da un'infinità di prove incontrovertibili, di dati evidenti, ecc. ecc.

Per l'ennesima volta, dunque, il tam tam mediatico nostrano non ha perso l'occasione per banalizzare e distorcere la realtà, avvilendo un problema scientifico affascinante e complesso al livello, forse più consono a molti divulgatori di casa nostra, dei dibattiti sui reality-tv, su Al Bano e Lecciso o su i capricci milionari di Bonolis.

Di questa banalizzazione, tuttavia, ne approfittano accortamente tutti color che, in più o meno cattiva fede, hanno interesse a ridurre il problema a questo infimo livello, ridicolizzando gli avversari, esorcizzando dietro l'infamante epiteto di "creazionista" qualsiasi dissenso. E così, ecco che l'altra sera, alla trasmissione L'Infedele di Gad Lerner, la domanda già di per se faziosa e capziosa era: "perché fa tanta paura che l'uomo discenda dalle scimmie?" e via col solito corollario di luoghi comuni, dove la scienza sarebbe chiamata a difendersi da un pugno di integralisti che dopo 160 anni dall'Origin of Species si ostinerebbero ancora, contro ogni ragione, a negare quella che per tutti costituirebbe ormai una verità lapalissiana.

Ma le cose stanno proprio così? Naturalmente no. In effetti, solo la banalità congenita di certi mass media può ridurre quello che è un dibattito importante e legittimo, tutto interno alle scienze naturali, in una tenzone fra scienza e superstizione, fra darwinisti e creazionisti. Se ci si prendesse anche solo la briga di informarsi meglio, si scoprirebbe infatti facilmente che non è possibile tacciare di creazionismo tutto un filone della scienza che da anni porta avanti una critica seria e argomentata del darwinismo: accusare di superstizione una schiera forse minoritaria ma importante di biologi, genetisti e paleontologici che, semplicemente, non credono possibile ridurre la meravigliosa complessità del creato al mero effetto del caso e della necessità, che ritengono risibile attribuire la perfetta funzionalità di un occhio, la meravigliosa realtà di un cervello, la splendida magnificenza di una piuma, di un fiore o di una livrea al mero effetto di una serie inverosimile di "sbagli" genetici addomesticati dalla cosiddetta selezione naturale.

Ma questo problema, naturalmente, i mass media non se lo pongono nemmeno: troppo abituati da tempo a ragionare per luoghi comuni e per frasi fatte, cercano semmai lo slogan giusto, il termine facile da ricordare e da inculcare. Così, dunque, ogni critico del darwinismo è divenuto ipso facto creazionista, anche in questo caso senza prendersi la briga di informarsi su cosa sia il creazionismo. Il creazionismo, in realtà, è un tipico parto della fantasia americana, perfettamente inquadrabile in quel fenomeno tipicamente d'Oltreoceano ma con ampi margini di espansione all'esterno- che è la "religiosità alla Coca-Cola", ovvero quel grande mercato del fast-spiritualism che ha già partorito, negli anni ?90, fenomeni molto diversi tra loro come la New Age o "la fiera dei miracoli" del pentacostalismo televisivo, ma tutti accomunati da certe caratteristiche comuni, quali il rifiuto di qualsiasi legame con una tradizione spirituale definita, l'individualismo esasperato, un taglio eminentemente commerciale.

Il fenomeno creazionista, in particolare, si lega a quell'esplosione del protestantesimo radicale americano che ha portato allo sviluppo delle sette pentecostali -70 milioni di aderenti negli States, ma anche formidabile strumento di penetrazione e proselitismo culturale yenkee nella vicina America Latina (ex) cattolica- dei re-born christians, i cristiani ri-nati di cui fa parte anche l'attuale presidente Bush, dei telepredicatori.

Questo milieu religioso porta all'estremo limite quelle caratteristiche tipiche del protestantesimo americano (ma in fondo anche del protestantesimo tout court) che sono il cosiddetto 'libero esame' delle Scritture e l'assenza di qualsivoglia magistero e/o tradizione spirituale. Così, all'interno del protestantesimo 'ma soprattutto delle sue frange più estreme- si è venuta a creare, specie nell'ultimo secolo, una curiosa dicotomia di opposti estremismi: da una parte gli ultra-progressisti, fautori di una lettura despiritualizzata e profana della Scrittura, paladini di un cristianesimo 'liberale' e relativista che non ha, di fatto, quasi più nulla di 'cristiano'; dall'altra, per reazione, un fondamentalismo rigido, a-razionale, paladino di un'interpretazione letteralistica della Scrittura in barba alle Scritture stesse che, come noto, ammoniscono che 'la lettera uccide ma lo Spirito vivifica'.

Il fondamentalismo oggi ritenuto appannaggio dell'Islam nasce, infatti, proprio negli Stati Uniti, col Congresso di Niagara del 1895 che definì i 'fondamenti' del conservatorismo protestante, tra cui l'inerranza 'verbale' della Bibbia, ovvero, fuor di metafora, l'interpretazione letterale della Scrittura. Nasce così anche quel fenomeno chiamato 'creazionismo', tentativo di leggere la Bibbia alla stregua di un manuale di scienze, alla faccia di 2000 anni di esegesi spirituale, dell'insegnamento dei Padri 'che come tali il protestantesimo disconosce-, di un'ininterrotta tradizione, di qualsiasi prospettiva simbolica o lettura 'interiore' del testo sacro. Al magistero e alla tradizione, in effetti, si è sostituita la soggettività del lettore, che con la scusa dell'inerranza 'letterale' e dell'ispirazione individuale può far dire al testo ciò che vuole.

Così si spiega come mai i creazionisti possano affermare, con sicura certezza, che l'universo abbia solo 6000 anni (computo realizzato in base all'interpretazione letterale dell'età dei patriarchi biblici), che uomini e dinosauri abbiano convissuto insieme, il tutto coadiuvato da holliwoodiani musei 'alternativi' di storia naturale dove si spiega che l'attività dei vulcani è la conseguenza 'diretta' del peccato originale di Adamo e si mostrano grafici sulla collocazione delle varie specie animali all'interno dell'Arca di Noé. Tutte queste amenità, del resto, potrebbero essere facilmente catalogate come scherzi di un buontempone, se solo non avessero dimostrato una impensabile capacità di diffusione nella società americana.

Il problema del fondamentalismo biblico, infatti, non riguarda solo la mera elaborazione di pseudo-ipotesi scientifiche in salsa pseudo-religiosa (cosa che, tutto sommato, sarebbe relativamente innocua): quello che il creazionismo propone a livello di pseudo-scienza diventa infatti, sul piano pratico, una pseudo metafisica della storia con ampie ricadute politiche. Il fondamentalismo USA, paradossalmente, è divenuto oggi una potenza mondiale facendo agio sull'influsso tutt'altro che discreto esercitato dalla sua lobby sulla Casa Bianca e sulle istituzioni federali, con implicazioni nient'affatto innocenti.

E' noto, infatti, come tra le interpretazioni 'letterali' più diffuse tra i fondamentalisti americani vi sia anche l'idea (davvero inedita nella tradizione cristiana) che il ritorno di Cristo debba coincidere con la riunificazione del popolo ebraico sul suolo della Terra Promessa, ovvero, concretamente, con l'espansione dello stato d'Israele e l'espulsione dei palestinesi per amore o per forza. Questa allucinante esegesi ha portato sul piano ideale ad un'inquietante saldatura tra i fondamentalisti protestanti (quasi 70 milioni negli USA) e le frange più estremiste della società israeliana, nonché, più concretamente, all'afflusso di un fiume di decine di milioni di dollari annui versati dalle 'chiese' e dai telepredicatori USA ai gruppi estremisti ebraici e ai coloni della Cisgiordania -considerati pedine essenziali di questo 'divino risiko'- e nel sostegno (e ispirazione) a quel messianismo politico che informa in parte l'odierno avventurismo bellico statunitense.

Questo, dunque, il sottofondo su cui si muove il creazionismo americano: un sottofondo ambiguo e a tratti inquietante, sintomo macroscopico di un malessere intellettuale e spirituale sempre più globalizzato che si manifesta anche in altri fenomeni degenerativi, quali il fondamentalismo islamico, il neospiritualismo della New Age o della letteratura modello Codici da Vinci, o anche, perché no, il fondamentalismo neo-laicista della nostra vecchia (e invecchiata) Europa. Tutti fenomeni questi che cercano legittimità e rivendicano 'scientificità', così che è normale, ad esempio, che il creazionismo faccia uso, nelle sue polemiche, di argomenti anti-darwinisti elaborati da scienziati che nulla però hanno a che spartire col mondo del fondamentalismo. Ma da qui fino a tacciare di 'creazionismo' tutto il movimento scientifico di critica al darwinismo, evidentemente, ce ne vuole, e solo con una buona dose di ignoranza e cattiva fede si può arrivare ad affermarlo.



Vuoi essere informato sulle novità del sito e le iniziative di Identità Europea?
iscriviti cancellati


© Identità Europea 2004
Sito ottimizzato per una visione 800 x 600 px
Explorer 5.0 - Netscape 6 - Opera 7
e superiori


 

articoli censurati dalla stampa