Movimento internazionale per i diritti civili - Solidarietà
IL CROLLO DEL DOLLARO
MARZO 2005 - fonte: www.movisol.org
 
 

Sia il governo degli Stati Uniti che i governi europei dovrebbero intervenire decisamente per ribaltare la folle politica economica a cui si è ricorso sempre di più negli ultimi trent'anni e varare una riorganizzazione globale, "La situazione è molto fluida e fenomeni imprevedibili possono prendere piede molto rapidamente", ha spiegato LaRouche ...

"Siamo ormai sull'orlo di un crollo del dollaro" ha affermato Lyndon LaRouche il 9 marzo. Lo sfascio della moneta USA trascinerebbe con sé l'intero sistema di tassi fluttuanti subentrato a quello di Bretton Woods. Pertanto, sia il governo degli Stati Uniti che i governi europei dovrebbero intervenire decisamente per ribaltare la folle politica economica a cui si è ricorso sempre di più negli ultimi trent'anni e varare una riorganizzazione globale, una Nuova Bretton Woods. "La situazione è molto fluida e fenomeni imprevedibili possono prendere piede molto rapidamente", ha spiegato LaRouche.
Si sono ripetute, nella seconda settimana di marzo, le voci sulla presunta intenzione di alcuni governi asiatici di "diversificare" i propri investimenti all'estero, voci che hanno provocato una nuova caduta del dollaro rispetto a tutte le altre monete, in particolare quelle dei paesi esportatori di materie prime, e il concomitante rialzo dell'oro. Contemporaneamente esplodono nuovi scandali finanziari come quello della banca israeliana Hapoalim e l'assassinio del finanziere francese Eduard Stern, genero di David Weill della Lazard Freres.
Negli Stati Uniti la General Motors continua a rischiare di vedersi relegare i titoli tra i "junk bonds" e di scivolare quindi nella bancarotta completa. Il deficit commerciale USA ha accumulato a gennaio 58,3 miliardi di dollari, sebbene il petrolio non fosse in risalita come oggi. In Europa entra nella fase decisiva lo scontro per la revisione del "patto di stabilità", un fattore essenziale che impedisce di affrontare i problemi economici di fondo come la disoccupazione.
Mentre negli USA la marcia dello schiacciasassi della privatizzazione delle pensioni per il momento subisce una battuta d'arresto, i democratici faticano a rendersi conto che essa è la conseguenza della politica dello sfascio economico deliberatamente voluta dagli ambienti di Greenspan e George Shultz, e che non va considerata una battaglia isolata, bensì deve essere inquadrata nel contesto del crollo del dollaro. "In breve, la diga sta per crollare. Caduta del dollaro, speculazione sulle materie prime e depressione dell'economia reale negli USA ed in Europa sono fattori che, presi nel loro complesso, mostrano come si sta arrivando al punto di rottura. Anche se l'esplosione non si verificasse subito, è come se la benzina avesse ormai allagato tutto il pavimento" ha spiegato LaRouche.

Il patto di Maastrich dev'essere infranto
I mezzi d'informazione europei hanno fatto del loro meglio per diffondere la linea secondo cui qualsiasi modifica del "Patto di stabilità" di Maastricht significherebbe 'l'inizio della fine' del patto. Francia, Germania, Italia ed altri paesi dell'Unione propongono modifiche che, seppur modeste, rappresentano una sfida all'intransigenza monetaristica. La tensione che regna nell'UE dopo il fallimento dell'incontro dei ministri delle Finanze svoltosi il 7 e 8 marzo a Bruxelles è evidente in un articolo del Frankfurter Allgemeine Zeitung del 10 marzo in cui il capo economista della Banca Centrale Europea, Otmar Issing, lancia il suo allarme contro i cambiamenti del patto. I fautori della riforma debbono affrontare troppi problemi economici, finanziari e il fermento crescente nei sindacati (soprattutto in Francia) per poter continuare ad ossequiare le rigide misure del patto.
Se ne parlerà di nuovo all'incontro del 22 marzo dei capi di stato e di governo dell'UE, e anche, ma con spazi di manovra risicatissimi, in quello di due giorni prima dei ministri finanziari. Parigi e Berlino parlano di "incentivi congiunturali", misure volte a promuovere le attività economiche, ma la cui entità è ancora molto lontana da ciò che è necessario per un'espansione economica vera e propria. Le misure da prendere sono di importanza strategica anche considerando il fatto che il declino del dollaro riduce le fonti principali di entrate dell'euro, quelle dell'export, mentre invece i prezzi delle materie prime continuano ad aumentare.

Greenspan propone l'austerità feroce e i democratici lo bollano come "galoppino"
Nelle audizioni della Commissione Bilancio della Camera che si sono tenute il 3 marzo, il governatore della Fed Alan Greenspan ha proposto dosi feroci di austerità, agendo "ora" per ridurre i costi della previdenza sociale e della sanità (Medicaid/Medicare).
"Temo che per la generazione dei baby-boom, quando andrà in pensione, siano state impegnate più risorse di quelle che l'economia sarà in grado di fornire ... Se vogliamo cambiare le attuali premesse, dobbiamo farlo quanto prima", ha detto tra l'altro Greenspan.
Greenspan ha anche detto che secondo lui occorre aumentare i risparmi e che il modo migliore di farlo è creando un "sistema pensionistico con una significativa componente di conti personali", schierandosi così apertamente per il programma di Bush per il dirottamento dei contributi pensionistici verso Wall Street.
Il capogruppo democratico al Senato Harry Reid gli ha risposto durante il programma "Inside Politics" della CNN: "Greenspan è il peggiore galoppino di Washington", ha detto Reid. Occorre tener presente che fino ad oggi il presidente della Fed è sempre stato considerato al di sopra delle beghe politiche, come vuole il copione che presenta la banca centrale come "indipendente"; perciò la bordata di Reid ha dello straordinario. Finora Greenspan, seguace ultra liberal della darwinista sociale Ayn Rand, era stato criticato apertamente solo da Lyndon LaRouche.
Anche la senatrice Barbara Boxer, messa alle strette al programma "Face the Nation" della CBS il 6 marzo, non ha voluto prendere le distanze da Reid ma ha detto che Greenspan "è ormai alle corde": prima promette niente più tasse, poi dice che occorrono nuove tasse, poi propone di introdurre una tassa simile all'IVA (che non è applicata negli USA). Persino un democratico conservatore come il sen. Joe Lieberman ha finito per dover criticare Greenspan.

I signori del "Congresso imperiale"
L'on. Louise Slaughter, democratica, esponente di spicco dello House Rules Committee (Giunta per il regolamento), ha rilasciato l'8 marzo un rapporto intitolato: "Promesse infrante: la morte della democrazia deliberativa. Rapporto del Congresso sull'erosione senza precedenti del processo democratico nella 108° legislatura".
Nel rapporto si legge: "Soffocare le deliberazioni e liquidare il consenso nella Camera dei Rappresentanti sono ormai prassi comune ... Le legislature del passato derogavano al regolamento, ma la 108° legislatura più semplicemente lo ignora. Quando poi [i leader della maggioranza repubblicana] finiscono per cozzare contro regolamenti parlamentari che non possono ignorare, allora li cambiano", ricorrendo a "procedure 'd'emergenza' nelle ore piccole della notte o di primissimo mattino", ed escludendo con gli emendamenti di gran parte dei parlamentari dai dibattiti in aula... La limitazione del dibattito da parte dei leader repubblicani è arrivata a un punto tale che, quando vengono presentati in aula i resoconti, a conoscerne il contenuto sono soltanto i lobbisti degli interessi speciali che li hanno stilati".
Il rapporto documenta come i leader repubblicani del Congresso:
* "abbiano intrapreso iniziative senza precedenti nella 108° legislatura affinché l'aula diventi una 'democracy-free zone'."
* abbiano costretto i parlamentari a dedicare il grosso del loro tempo "alle leggi non controverse, come l'apertura di uffici postali", costringendoli così a "dedicare meno tempo e ridurre l'iter degli emendamenti e delle votazioni per le leggi più serie e sostanziali al vaglio della Camera".
* "abbiano deliberatamente fatto ricorso alle procedure per le riunioni di emergenza e in tarda serata";
* abbiano ripetutamente rimandato la presentazione di relazioni parlamentari fino a quando non giungeva il momento opportuno di farle approvare in fretta e furia senza concedere l'opportunità di consultarle.
"I parlamentari che in passato, a buon motivo, si schierarono contro gli abusi di una maggioranza ora sono diventati i padroni del loro Congresso Imperiale", conclude il rapporto.




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