Giannozzo Pucci

IL REFERENDUM SULLA FECONDAZIONE TECNOLOGICA
 
aprile 2005

La fertilità maschile e femminile è diminuita in maniera drastica nei paesi industrializzati a causa dell’inquinamento alimentare e ambientale, oltre allo stress di una vita disumana, all’obesità dovuta a cibi fatti più per il profitto che per la salute e a una vita sedentaria. La soluzione vera, rivoluzionaria, è vietare penalmente l’agricoltura chimica e l’emissione di nuove sostanze sospette da parte dell’industria. Invece si propaganda la protesi, la soluzione reazionaria, cioè la fecondazione tecnologica in provetta della donna, che non disturba la società delle ingiustizie globalizzate e gli inquinatori, anzi apre per loro un nuovo interessante mercato di investimenti e profitti.

Ci sono cattolici più sensibili all’invito del card. Ruini a non andare a votare nel prossimo referendum che al tema del referendum. Alcuni non vanno a votare perché l’ha detto Ruini, altri vanno a votare per spirito d’indipendenza da Ruini, ma tutti e due non entrano nel merito, considerando più importante, in negativo o in positivo, la gerarchia ecclesiale rispetto alla materia del contendere.

Mi sembra che occorra capovolgere l’approccio, cioè considerare secondaria l’importanza della posizione della gerarchia ecclesiastica rispetto al problema, per poterlo affrontare alla luce della coscienza morale.

Una delle fondamentali contraddizioni della nostra società, risolvibile soltanto con una rivoluzione moralmente ispirata che cambi i fondamenti dell’economia, è la crisi del rapporto fra anima umana e creazione.

La parte del progresso tecnologico che è guidata dagli investimenti delle multinazionali, si contrappone a tale rivoluzione con novità e scoperte reazionarie.

La fertilità maschile e femminile è diminuita in maniera drastica nei paesi industrializzati proprio a causa dell’inquinamento alimentare e ambientale, oltre allo stress di una vita disumana, all’obesità dovuta a cibi fatti più per il profitto che per la salute e a una vita sedentaria.

La soluzione vera, rivoluzionaria, è vietare penalmente l’agricoltura chimica e l’emissione di nuove sostanze sospette da parte dell’industria, promuovere e liberalizzare, cioè deburocratizzare l’agricoltura non industriale e l’artigianato, rivoluzionare la scuola, anteponendo l’apprendimento del lavoro manuale e liberalizzando le decisioni didattiche a livello degli insegnanti e genitori.

Invece si propaganda la protesi, la soluzione reazionaria, cioè la fecondazione tecnologica in provetta della donna, che non disturba la società delle ingiustizie globalizzate e gli inquinatori, anzi apre per loro un nuovo interessante mercato di investimenti e profitti.

Ciò che ha provocato il danno dell’infertilità fornisce anche il rimedio tecnologico, non confrontabile né per qualità, costi, efficienza, fondamento morale con quello naturale.

L’unica legge giusta in questo campo è vietare la fecondazione in provetta, cioè la manipolazione di ovuli e spermatozoi come attentato alla dignità umana e come soluzione che lascia intatte le cause dell’infertilità.

Nella storia c’è stata la schiavitù, ma mai, nemmeno per gli schiavi, la disponibilità dei loro gameti maschili e femminili da parte di altri. Solo una tecnologia reazionaria l’ha resa possibile.

Sul piano dei principi e della coscienza:

- non è difendibile la legge approvata perchè ammette la fecondazione tecnologica della donna, seppure con soli tre embrioni, ma c’è più distanza fra zero e tre embrioni che fra tre e trecento: non è in coscienza possibile andare a votare no per difenderla;

- andare a votare sì significa abbracciare la tesi della liberalizzazione, cioè mettersi dalla parte della reazione tecnologica, della crescita dei mercati, della globalizzazione dei profitti, che aumenta le cause dell’infertilità umana, ciò in coscienza è impossibile.

Sempre sul piano dei principi la fecondazione tecnologica non ha fondamento giuridico, perché come l’acqua potabile, l’aria, i semi, riguarda diritti comuni originari precedenti alle costituzioni degli stati, i quali ad essi dovrebbero solo inchinarsi. Non è pensabile che una sola generazione possa legittimamente modificare per referendum una materia così intima e rispettata da tutti da quando l’uomo esiste sulla terra.

Gli altri argomenti (costo sociale e personale, impossibilità per i più poveri, bassa percentuale di riuscita, sofferenze della donna, umiliazioni dell’uomo e della donna, salute e difficoltà dei figli nati in questo modo, potere dato ai laboratori di abusare, diffusione di concezioni e pratiche eugenetiche ecc.) per quanto importantissimi, sono secondari e conseguenti rispetto a quelli di coscienza.

Argomento secondario è anche quello della presa di posizione della gerarchia cattolica.

Purtroppo spesso la gerarchia, avendo benedetto le armi e gli eserciti del progresso scientifico-materialista come se fossero esenti dal peccato originale, annacqua la credibilità e forza profetica della sua autorità morale.

Mentre come cattolico sono fiero di una Chiesa che difende la procreazione naturale umana condannando le pillole e le fecondazioni in provetta in quanto contro natura, mi resta un grave problema di coscienza la lacuna di una gerarchia che non ha ancora condannato sul piano morale e come contro natura la fabbricazione e il possesso delle armi di distruzione di massa (bombe atomiche e affini) e gli inquinanti chimici che provocano l’infertilità, la morte di tante forme di vita e di tante persone per cancro e altre malattie.

Comunque nel caso del referendum sulla fecondazione tecnologica provo soddisfazione nel vedere Ruini dalla parte dei deboli, degli sconfitti e degli infecondi, perché difendendo la natura rifiuta di fornire alibi a una società distruttiva!

Perciò sono convinto che la posizione più fedele alla coscienza morale sia: non andare a votare.

Se poi l’effetto politico di questa scelta sarà di non far raggiungere al referendum il numero legale non è nemmeno un peccato veniale: chi indice un referendum ha la responsabilità di valutarne la proponibilità, senza ricatti di galateo civico, che nel caso di altri referendum (art.38, caccia ecc.) i partiti che oggi condannano l’astensione non hanno avuto nessuno scrupolo a violare.





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