Francesco Raiola
«Sbattezzo»
 
08 maggio 2007 - Copyright © - EFFEDIEFFE - all rights reserved.

Battesimo di un infedele a Gerusalemme durante l'epoca delle Crociate (illustrazione di Gustave Doré)Un amico, attento lettore nello spirito delle «vicende di questo mondo», mi segnalò questo articolo «Italiani e fede: perché tanti si fanno sbattezzare». (1)
Si tratta di quella che è stata definita impropriamente la pratica per lo «sbattezzo».
Sembra infatti che molti italiani desiderino farsi cancellare dalle «liste» parrocchiali dei facenti parte il popolo di Dio; a questo fine c'è stato perfino chi ha «fondato» una «associazione per lo sbattezzo», con tanto di moduli d'adesione.
Il problema ha suscitato anche reazioni in Vaticano e lo stesso Julián Herranz, presidente del Pontificio Consiglio per i testi legislativi, ha ritenuto opportuno precisare quanto segue: «In questi casi, la stessa autorità ecclesiastica competente provvederà perché nel libro dei battezzati (confronta canone 535, § 2) venga fatta l'annotazione con la dicitura esplicita di avvenuta defectio ab Ecclesia catholica actu formali. Rimane, comunque, chiaro che il legame sacramentale di appartenenza al Corpo di Cristo che è la Chiesa, dato dal carattere battesimale, è un legame ontologico permanente e non viene meno a motivo di nessun atto o fatto di defezione». (2)
Quel che qui preme rilevare è, da un lato, l'assoluta inutilità di tale pratica e dall'altro sottolineare la necessità sempre più pressante che i genitori battezzino i propri figli immediatamente ed in piena coscienza.
Sull'inutilità dello «sbattezzo» è presto detto: in primo luogo, il sacramento del Battesimo è in sé sempiterno.
Il fedele cattolico sa infatti che esso imprime un carattere indelebile nello spirito, e la persona, da quel momento in poi, cambia radicalmente il proprio status: da creatura peccatrice diviene «figlio di Dio», per sempre.
Neppure l'inferno - stato e luogo di separazione eterna da Dio - può mutare tale circostanza; il dannato battezzato subirà pene maggiori proprio per non aver corrisposto al dono ricevuto; la macchia del tradimento del Padre aggraverà la sua disperazione ed il frutto del suo Battesimo si muterà per lui in una più dura condanna.


In secondo luogo, tale incancellabilità attiene, come è facile evincere da quanto scritto, soltanto alla «sfera della fede»; benché infatti sia davvero così (cioè, che lo credano oppure no, oggettivamente il sacramento conferisce questa sua proprietà), questo ragionamento vale in tanto in quanto si presti l'assenso del proprio intelletto a tale verità.
Per l'ateo, in fin dei conti, l'incancellabilità del Sacramento dovrebbe suscitare soltanto ilarità.
In ultimo, e questa è una considerazione non contestabile, il carattere sacramentale non priva della libertà personale.
Anche il battezzato può rifiutare Dio, rinnegando la propria condizione di figlio e come il figlio prodigo andare in un Paese lontano dove sperperare i doni ricevuti in eredità; anche al battezzato è dato di bestemmiare, peccare, abiurare la fede.
E' perciò fatta salva la libertà di rifiutare il bene, anche se, chiaramente, questo gesto non è senza conseguenze (la propria individualità soggettiva si dovrà prima o poi misurare con l'oggettività del vero e dell'assoluto e nel momento in cui questo confronto diverrà evidente e non più reversibile, cioè nel momento della morte, ognuno sarà «costretto» ad «obbedire» per sempre alla propria scelta).
Tale asserzione non trova una simmetrica corrispondenza nell'ipotesi che si scelga l'opzione contraria: ossia il non conferire il Sacramento.
Colui, infatti, che non abbia cancellato il peccato originale dal proprio cuore, sarà meno libero di conoscere la verità; il peccato acceca e schiavizza, la grazia libera ed illumina.
Chi può affermare di vedere meglio senza luce?
I genitori cristiani, quindi, non solo possono, ma devono (se vogliono essere coerenti con se stessi) battezzare al più presto i propri figli.
Lo devono fare, perché il Battesimo è l'unico modo per divenire figli di Dio, e per le parole di Gesù, la salvezza (a meno di sperare in un miracolo di Dio, sempre possibile tra l'altro, ma mai dovuto) si subordina sia al Sacramento sia alla fede «chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato» (Marco 16,16).

Nessun danno invece, è evidente, può essere arrecato alla prole da un simile gesto.
Come giustamente ritiene un buon parroco, nessun figlio viene interpellato prima di nascere; a nessuno viene chiesto se desidera venire al mondo oppure no e neppure gli è dato di scegliersi il colore degli occhi o quello dei capelli o il proprio codice genetico.
Ogni nuovo nato è proprio il «frutto» d'amore tra due persone che gli donano ognuno un po' di sé per divenire «altro», per divenire individuo.
Nel conferimento del Sacramento del Battesimo si dona ciò che di più prezioso si possiede: la via d'accesso al mistero di Dio, alla stessa vita eterna.
Così come avviene per la vita naturale, anche la vita soprannaturale non è richiesta, non è prenotata e neppure prenotabile; fa parte della gratuità infinita di Dio, che dona senza misura.
La semplice constatazione del fatto che ciò che gratuitamente si riceve non abbia nessun costo e non comporti corrispettivo alcuno, dovrebbe lasciar cadere tanta faziosa animosità di chi invece rivendica una libertà sfrenata demolitrice al punto di negare anche questo: un regalo per il quale nessuno chiede in cambio nulla.


Francesco Raiola



Note
1)
«Italiani e fede: perché tanti si fanno sbattezzare»
2) «Actus formalis defectionis ab Ecclesia Catholica»





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