sacerdoti
di Terra Santa
RESTRIZIONI IN ISRAELE AI CRISTIANI. MINACCIATO IL FUTURO DELLA CHIESA?
dal sito www.jerusalem-holy-land.org
 Dichiarazione dei sacerdoti di Terra Santa

 

Il Ministero degli Interni Israeliano ha deciso di limitare l’entrata dei possessori di visti validi per “una sola entrata” oppure “nessuna entrata”. Inizialmente questo provvedimento era intenzionato a proibire l’ingresso a coloro che provenivano da “paesi nemici”. Malgrado ciò adesso comprende anche GIORDANI  ed EGIZIANI , gli unici due Paesi Arabi che avevano firmato il trattato di pace con Israele; tra i possessori di “visto” che hanno queste restrizioni sono sacerdoti,uomini e donne religiosi, seminaristi ed altre persone della Chiesa.

 

QUELLO CHE PUO’ SEMBRARE UNA RESTRIZIONE NORMALE IMPONE INVECE DELLE GRAVI CONSEGUENZE.  

 

Il Patriarcato di Gerusalemme, che include PALESTINA,ISRAELE e GIORDANIA, sarà diviso in quanto ai sacerdoti Giordani e al personale delle Chiese non sarà permesso loro di spostarsi fra GIORDANIA,ISRAELE e PALESTINA.Le stesse restrizioni saranno applicate alla CUSTODIA DELLA TERRASANTA , la CHIESA MELCHITA e LE CONGREGAZIONI RELIGIOSE.

Ai SEMINARISTI del Seminario del Patriarcato Latino in BEIT JALA, la maggior parte dei quali sono Giordani, non sarà permesso loro di visitare le loro famiglie a Natale, Pasqua oppure altre occasioni, comprese eventuali emergenze che si possano verificare: queste visite comportereb-

bero la perdita del “visto di residenza”.Le richieste di un nuovo “visto” mentre sono fuori del Paese, in base alle nuove regolamentazioni Israeliane,può richiedere 3-4 mesi .I Giordani possano lasciare il Paese (Israele,Palestina) ma il re-ingresso non è garantito.                                   Giordani ed altri Sacerdoti arabi devono rimanere nel paese (Israele,Palestina) senza uscirne e quando il “visto di residenza” scade, devono lasciare il Paese, richiedere un nuovo visto prima che possano ritornare alle loro parrocchie e ministeri;il periodo di attesa può essere 3-4 mesi  senza garanzie di poterlo avere.

Tutto l’operato della Chiesa sarà messo a repentaglio da questa procedura.

Se ISRAELE continua con le nuove regolamentazioni, le conseguenze saranno pessime:

 

1 - entro giugno 2008 la CHIESA CATTOLICA perderà molto del suo Clero in prevalenza

       della GIORDANIA

 

2 - il SEMINARIO, fondato nel 1852 e che ha formato e forma tutto il Clero e i Vescovi del       PATRIARCATO LATINO (256 vescovi dal 1852) sarà CHIUSO.

 

3 - tante Parrocchie saranno lasciate senza Preti..

  

QUESTE NUOVE RESTRIZIONI SONO AGGIUNTE A QUELLE GIA’ ESISTENTI.

 

Assistiamo a innumerevoli ritardi e complicate procedure burocratiche per ottenere i “visti” per il personale di cui la Chiesa ha bisogno per il Suo lavoro; il rifiuto di emettere o rinnovare visti senza nessuna spiegazione.

La libertà della Chiesa nella gestione ordinaria è dichiarata nell’ ACCORDO FONDAMENTALE fra la SANTA SEDE  e lo STATO DI ISRAELE NEL 1993  ma MAI RATIFICATO dal Parlamento Israeliano ( La Knesset).

 

  • Ai preti palestinesi non è permesso di entrare in ISRAELE o GERUSALEMME.possono avere il rilascio dei “permessi”dalle autorità militari Israeliane,limitando i punti di entrata, la durata del soggiorno, restrizione degli orari , vietato l’uso delle auto, dovendosi sottoporre a controlli umilianti ai checkpoint  e annullando i permessi in qualsiasi momento o ancora di più con la frequente chiusura “dei Territori”. Queste restrizioni non permettono qualsiasi tipo di normale lavoro pastorale o qualsiasi partecipazione alle cerimonie religiose nella Terra Santa o gli incontri mensili-ritiri al Patriarcato Latino.
  • Ai CRISTIANI PALESTINESI oppure come è nel caso di tutti i PALESTINESI non è permesso di andare a GERUSALEMME e/o visitare i Luoghi Santi..  Con l’applicazione delle nuove restrizioni imposte ai pastori,seminaristi  e personale della Chiesa, la vita stessa della Chiesa sarà gravemente toccata.

  

  CIO’ CHE E’ RICHIESTO ADESSO AD ISRAELE:

 

  1. -          rispettare la libertà religiosa;
  2. -          rispettare la realtà che la Terra Santa è il centro della vita della Chiesa;
  3. -          rispettare la libertà della Chiesa per esercitare il suo lavoro pastorale;
  4. -          rispettare l’accordo preso nel “TRATTATO FONDAMENTALE” con la SANTA SEDE;
  5. -          consentire al personale della Chiesa di spostarsi liberamente, semplicemente dando l’opzione “INGRESSI-MULTIPLI” e i loro visti di residenza.

  

SE LE RESTRIZIONI CONTINUANO, IL FUTURO DELLA CHIESA IN TERRA SANTA SARA’ GRAVEMENTE MINACCIATO.

 

 

 




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