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| I veri liberali non possono essere se non quelli moderati, che sanno distiguere con giusto equilibrio tra la libertà preziosa e sacra, cui non si può rinunciare a nessun patto, e invece la libertà pericolosa, che conduce all'edonismo, allo sfaldamento della coscienza e della compagine spirituale, quella che conduce a forme eccessive di permissivismo, e che finisce per premiare coloro che nutrono in sé le radici del sadismo, della crudeltà e del delitto. Perciò difendere la vita fin dal suo nascere non puo essere considerata in nessun modo un attentato alla libertà, né alla ricerca scientifica, né a quella delle coppie senza figli ma esattamente il contrario. Gli accesi dibattiti che hanno accompagnato l'avvicinarsi dei referendum sulla procreazione assistita rivelano, anzi ribadiscono, l'esistenza di due concezioni del mondo molto diverse. Quella di coloro che hanno sempre presente la natura e le sue leggi, anche se sono aperti all'evoluzione della cultura e dell'etica... E quella dei liberali radicali e progressisti che non sanno concepire la storia se non in termini di perenne mutamento. Se i quesiti del referendum non vincono, affermavano, torniamo indetro di decenni. Vedono cioè l'etica allo stesso modo della scienza, ossia qualcosa dominato da una perenne trasformazione e da un progresso senza fine. Alcuni scienziati e quasi tutti i "progressisti" si sono schierati per i "sì" presentati dal referendum non tanto o non solo per favorire le coppie senza figli. I primi lo hanno fatto soprattutto perché "non venga intralciata in nessun modo la libertà della ricerca scientifica"; i secondi per "aumentare gli spazi di libertà" attorno agli individui, perché essa è "sacra" e non tollera alcun tipo di limitazione. Così chi sembra intaccarla rischia di essere considerato uno spregevole reazionario, un bigotto cattolico o ateo, come si è detto della impetuosa Oriana Fallaci. Credo che valga veramente la pena di approfondire l'argomento. Nel secolo dei "Lumi" nacquero le dottrine della tolleranza, della libertà e della democrazia, che subito vennero considerate valori "sacri" o almeno "sacrali". Il concetto della libertà individuale fu ribadito soprattutto dalla filosofia di Federico Nietzsche, cui Massimo Fini, collaboratore di questo giornale, ha dedicato una bellissima biografia. Ma Nietzsche, campione di individualismo, elaborò anche dottrine che, deformate da grandi narcisi come D'Annunzio o, infinitamente peggio, da dittatori come Mussolini o Hitler, diventarono paurosamente negative, perché applicate a sedicenti superuomini, o superpopoli e super-razze. Oggi il concetto di libertà individuale viene spesso maneggiato malamente da radicali e progressisti. Non che costoro reclamino, almeno sul piano teorico, una libertà eccessiva, che potrebbe danneggiare quella degli altri. La libertà può realizzarsi unicamente dentro i recinti della legge. Questo paletto di confine, fissato da Hegel, per fortuna è rimasto ed è accettato da tutti. Ma sul piano pratico poi le cose vanno spesso diversamente. Secondo il pensiero radicale, che molti hanno assimilato fino in fondo, l'individuo è libero di fare ciò che vuole nell'ambito della sua persona. Quindi è autorizzato a divorziare, abortire, volere l'eutanasia, uccidersi, drogarsi, rifiutare di fare il soldato, e nel caso fosse necessario, difendere la Patria. Gli è riconosciuta ogni possibile libertà nel campo erotico, e quindi la possibilità di sfasciare l'istituzione familiare, l'accettazione delle cosidette "famiglie allargate", (rispecchiando vagamente certe forme di società descritte nella Città del Sole di Campanella o nelle opere di Charles Fourier, che poi era anche un omosessuale), i matrimoni tra gay, e via discorrendo. La libertà individuale, concepita come una corsa sfrenata verso l'edonismo, può diventare pericolosa e dannosa sia per gli individui che per le società. Rischia cioè di diventare la libertà sognata dal troppo celebre marchese de Sade. Il nobile francese, detenuto nella Bastiglia, si divertì a immaginare crudeltà e immoralismi che non poteva realizzare perché, appunto, impedito dal carcere. Per secoli egli fu ritenuto un pazzo visionario. Ma noi, recentemente, abbiamo cominciato a considerarlo un grande scrittore, e le sue opere figurano nella collana di classici più prestigiosa del nondo, la Plèiade. Non è certo un segno molto allegro. Sade ha fatto scuola. È diventato il maestro di una morale rovesciata. Per essere morali bisogna esercitarsi a imporre dei freni ai pericolosi edonismi dell'io e ai suoi appetiti deformi. La morale, afferma Aristotele, è un "ethos", ossia un costume, una consuetudine, e quindi "una rondine non fa primavera." Perciò ritengo che i radicali, immaginando individui in possesso di tutti i freni morali per non invadere i recinti dell'altrui libertà, benché nel campo individuale siano sfrenatamente edonisti, siano degli utopisti e dei sognatori. La libertà che essi vanno predicando provoca la mia preoccupata diffidenza, benché io sia per natura un uomo libero e quasi un anarcoide, sempre lontano da ogni conformismo. E' una libertà le cui conseguenze disastrose sono sotto gli occhi di tutti. Solo radicali e progressisti continuano a parlarne con entusiasmo, come fossero grandi e felici conquiste civili. C'è anche un'altra libertà, cui accenno appena perché evocatrice di cose tristissime e di misfatti di recenti dittature. Qualcuno la sogna ancora. La libertà di chi non ha più non solo pregiudizi, ma neppure giudizi, ossia archetipi mentali di logica e di morale. La libertà di chi si è liberato anche delle categorie dell'intelletto e della razionalità di cui parla Kant. Pochi riflettono che questa somiglia alla libertà di chi aveva subito il lavaggio del cervello nelle cliniche dei Paesi comunisti, dove chi rifiutava il socialismo reale era considerato un pazzo e finiva in manicomio. Perciò i veri liberali non possono essere se non quelli moderati, che sanno distiguere con giusto equilibrio tra la libertà preziosa e sacra, cui non si può rinunciare a nessun patto, e invece la libertà pericolosa, che conduce all'edonismo, allo sfaldamento della coscienza e della compagine spirituale, quella che conduce a forme eccessive di permissivismo, e che finisce per premiare coloro che nutrono in sé le radici del sadismo, della crudeltà e del delitto. Perciò difendere la vita fin dal suo nascere non puo essere considerata in nessun modo un attentato alla libertà, né alla ricerca scientifica, né a quella delle coppie senza figli ma esattamente il contrario.
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