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Il filosofo lo ha spiegato a Bergamo
CACCIARI: E’ LA RIVOLUZIONE DEL CRISTIANESIMO (MA POI IN REALTA' FA L'APOLOGIA DI NIETZSCHE CHE DISPREZZA CRISTO). Don Verzè, che è un tipo di prete indubbiamente un po’ particolare, in un’intervista uscita in questi giorni dice che se mai diventasse Papa gli farebbe scrivere un’enciclica.
Per Antonio Socci invece Massimo Cacciari è un pensatore inquietante. Quando andò in Vaticano a presentare il Gesù di Nazaret di Ratzinger, assieme al cardinale Schonborn, su Libero scrisse un articolo - documentatissimo come sempre - in cui, in mezzo a un crescendo faustiano, lasciò cadere una frasetta di Maurizio Blondet di quelle che lasciano il segno: “Perchè Cacciari desidera accelerare l’avvento dell’Anticristo?”. Socci del filosofo veneziano paventa lo gnosticismo,”origine di tutte le eresie anticristiane”. Cacciari dice semplicemente che i cristiani dovrebbero parlare di più con chi cristiano non è, anche correndo qualche rischio: “La grande Chiesa ha sempre saputo che oportet et haereses esse, è opportuno che ci siano anche gli eretici”. Di ciò che avviene nei Sacri Palazzi, comunque, nulla gli sfugge. Mercoledì 14 novembre Cacciari era qui a Bergamo invitato da Noesis, a parlare di fronte a centinaia di persone - guarda a caso - di “Spes contra spem (speranza contro ogni attesa umana)”.
C’erano pochi preti in sala, molti laici cattolici invece, che non hanno mancato di provare a contestare - absit iniuria verbis - le tesi del filosofo. Cacciari a parlato di speranza a modo suo naturalmente, dunque “paradossale”. Nella civiltà greca, pagana - ha spiegato - “il termine speranza non aveva affatto un significato positivo: non era un valore, una virtù”. L’uomo “maturo, forte, capace” domina la natura, prevede il futuro: egli “sa e può”. A sperare sono gli altri, gli uomini di secondo e terzo livello, sempre in balia delle onde del Destino; quelli che non “sanno”, non hanno alcun potere e dunque fantasticano come possono un futuro a loro benigno: “la speranza è la caratteristica del debole”. Ai filosofi la speranza non piace. Cacciari Ha spiegato che Nietzsche la considerava “il male più grande”. Spinoza usava un termine tecnico-sessuale e la definiva un’ “impotenza della mente”. Hegel, Kant,Schelling semplicemente la ignorano. Chi vive nella luce del logos, chi si affida alle Leggi non ha bisogno di sperare. E’ Cristo a rovesciare le carte in tavola, facendo diventare la speranza un virtus, una forza; e delle più alte. Ciò accade non per uno slancio più ardito del sentimento del vivere, ma - qui Cacciari in sintonia con un punto chiave del ragionamento della “Spe salvi” - perchè “la speranza per un cristiano ha fondamento”, è una forma di episteme, di conoscenza sicura, che non vacilla. Il filosofo ha citato, non a caso in greco, lo stesso identico brano della Lettera agli Ebrei su cui ruota tutta la prima parte dell’Enciclica “la fede è hypostasis delle cose che si sperano; prova delle cose che non si vedono”.
Terreno solido. POI HA RIVOLTATO IL DISCORSO, METTENDO IN DISCUSSIONE IL CRISTIANESIMO. Ma ha capito benissimo il tema. POSTILLA REDAZIONALE: E PENSARE CHE NELLA CHIESA C'E' CHI, COME L'ARCIVESCOVO BRUNO FORTE, TENTA NON DA ORA DI BATTEZZARE CACCIARI. FORSE PERCHE' DA FILOSOFO E' AFFASCINATO DAL FILOSOFO. SAREBBE MEGLIO PREGARE PER LUI PERCHE' SOTTO QUELLA BARBA VETEROMARXISTA SI CELA IN REALTA' UN GRANDE ORGOGLIO, UNA SUPERBIA INCONTENIBILE COME IL SUO NICHILISMO. UN CRISTIANO, SOPRATTUTTO SE VESCOVO, DOVREBBE BEN SAPERE CHE DIO RESISTE AI SUPERBI E LASCIA CHE ESSI CUOCIANO NEL LORO STESSO BRODO TOGLIENDO AD ESSI, CAUSA LA SUPERBIA, L'INTELLIGENZA STESSA DI CIO' CHE, PER GLI UMILI DI CUORE, E' INVECE EVIDENTE COME IL SOLE.
"TI RINGRAZIO, PADRE, PER AVER NASCOSTO QUESTE COSE AI DOTTI ED AI SAPIENTI E DI AVERLE RIVELATE AGLI UMILI".
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