Secondo il Segretario di Stato vaticano Tarcisio Bertone, «non hanno fondamento le accuse ricorrenti di collaborazionismo papale e di antisemitismo da parte dei cattolici». Papa Pio XII fu infatti un Giusto «e un’attitudine precisa nei confronti degli ebrei perseguitati guidò l’azione del Papa e dei suoi collaboratori nel corso della seconda guerra mondiale: essi andavano aiutati in ogni modo possibile». Il lavoro degli storici sta riconoscendo tutto questo, così come sta restituendo la memoria di migliaia di persone - soprattutto cristiane, ma anche musulmane- che si opposero allo sterminio cercando di aiutare ebrei altrimenti destinati a sicura morte. Intervenuto su questi temi ieri, durante la presentazione a Roma del volume di Martin Gilbert I giusti. Gli eroi sconosciuti dell’Olocausto (edito da Città Nuova), il cardinal Bertone ha puntualizzato come proprio seguendo le direttive di Pio XII la Santa Sede «cercò di coordinare gli sforzi in favore delle vittime della guerra e soprattutto di trasmettere un esempio ai fedeli». Infatti, «indipendentemente dai deprecabili pregiudizi di alcuni nuclei cristiani, l’antisemitismo era già stato condannato da tempo dal Vaticano». Ormai è chiaro che quello di Papa Pacelli «non fu un silenzio ma un parlare intelligente e strategico, come dimostra il Radiomessaggio natalizio del 1942 che fece andare Hitler su tutte le furie». Le prove - ha aggiunto Bertone - «sono negli Archivi Vaticani, dove è presente ad esempio la dichiarazione di condanna dell’antisemitismo del 1928 dell’ex Sant’Uffizio, molto netta e molto chiara. Un documento che viene assolutamente dimenticato come se la condanna dell’antisemitismo fosse solo quella del Vaticano II». «Con lo sterminio degli ebrei la Chiesa», ha ricordato ancora il cardinale, «si è trovata davanti a una tragedia senza precedenti, che ha messo a repentaglio l’Europa con i suoi valori umani e religiosi». E molti sono stati coloro che si sono opposti all’ingiustizia, «persone che n on erano esenti dalla paura incombente. Erano a volte dubbiosi, a volte indecisi, consapevoli del pericolo che correvano. Ma agirono, senza proclami e senza manifestazioni». Non è vero, dunque, che i cattolici sono stati, in genere, collaborazionisti, né in Italia né in altri paesi: basti pensare al caso della Polonia, «dove almeno un milione di cattolici furono coinvolti negli aiuti agli ebrei, nonostante fosse l’unico paese in cui vigeva la pena di morte per ogni aiuto prestato agli ebrei. Almeno un migliaio di polacchi morirono così». Prova ne sia che nel 2003 è iniziato il processo di beatificazione di una intera famiglia (padre, madre al nono mese di gravidanza e sei figli) trucidata per avere nascosto in casa otto ebrei.