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| "Il nostro stile di vita non
è in discussione" lo ha detto prima Bush senior, poi Blair,
poi Elisabetta II. E tutte le volte in occasione di una guerra... La flemma con cui i londinesi hanno reagito agli attentati è
più facile da ammirare che da imitare. Eppure anche per noi non
è più il caso di chiedersi "se" i terroristi
attaccheranno, ma "quando" (recentemente i jihadisti ci hanno
ricordato che la nostra omeopatica presenza militare in Iraq è
diventata, quatta quatta, la terza in dimensioni dopo USA e Regno Unito).
E "quando" avverrà, dunque, anche noi vorremmo saper
reagire con calma e fermezza, tenendo lontane le videocamere dai crateri
del terrore: viceversa, è più probabile che ne approfitteremo
per litigare, in chat e in parlamento, sulla definizione di guerra al
terrorismo, mentre Studio Aperto zooma sulle pozze di sangue. Nel frattempo gli inglesi (e gli americani) parlan d'altro. Avete sentito Blair in conferenza stampa, a poche ore dagli scoppi: "the British way of life is not under discussion". Lo stile di vita britannico non è in discussione. Un paio di giorni dopo, anche la regina, ha voluto ribadire il concetto. Ecco, questo io invidio alla lingua inglese: la franchezza, la facilità con cui va dritta al nocciolo. E il nocciolo non è la "cultura", non è la "civilization", ma una cosa molto più terra-terra: il "way of life". Lo stile di vita. È questo l'obiettivo dei terroristi: è questo il fronte da cui Bush ed Elisabetta II non hanno la minima intenzione di indietreggiare. Non la "cultura",non la "civiltà": più banalmente, si tratta di salvare il tè delle cinque, la pinta delle sei. Il Chelsea e l'Arsenal, il tube e i bus a due piani. L'esistenza tumultuosa e pacifica dei milioni di inquilini del Londonistan. Qualcosa che si mangia, si beve, si respira, si vive, e soprattutto non si discute: primo, perché nessuno ha il diritto di toglierla a un popolo sovrano; secondo, perché non c'è nessun bisogno di "discuterla", letteralmente: tutti gli inglesi sanno bene cos'è. Dio gliel'ha data. E guai a chi gliela tocca. Lo "stile di vita", in realtà, non è una prerogativa
britannica. È un vecchio ritornello, per esempio, dei presidenti
americani. George W. Bush in particolare ne ha fatto il suo tormentone.
Si può transigere sul riscaldamento globale, sul diritto internazionale:
non sul "way of life". Qui in Italia amiamo ammorbarla con divagazioni che c'entrano come
i cavoli a merenda. Ci siamo messi persino a parlare di religione, come
se in giro si fosse all'improvviso diffusa una pia preoccupazione per
la salvezza delle nostre anime. Ma basta farsi un giro in riviera una
di queste domeniche per accorgersi che così non è: siamo
sempre gli stessi allegri buzzurri. Preoccupati, sì. Ma non certo
per i nostri peccati, o per gli embrioni destinati al martirio. I crocefissi
che pendono un po' da tutti i colli, e dai muri delle scuole statali,
non stanno certo a significare che saremmo pronti a morire per testimoniare
Gesù Cristo. Certo, a questo punto ci si potrebbe anche chiedere: ma davvero il nostro "stile di vita" è così fuori discussione? Davvero è qualcosa che vale la pena di difendere? E al di là del terrorismo, non basta già l'inflazione percepita a mettere in discussione questo nostro stile? Non basta la disoccupazione, la recessione economica, l'anticiclone delle Azzorre che fa le bizze? La verità è che lo "stile di vita" degli italiani, se c'è, è qualcosa che si rinegozia giorno per giorno, e di solito al ribasso. Ma in fondo non è così anche per i nostri compagni anglosassoni? Forse che naufragare nella propria casa devastata da un ciclone fa parte dello "stile di vita americano"? È un'obiezione sensata, ma inutile, dal momento che siamo in guerra. I nostri comandanti in capo lo hanno detto ben chiaro: tenere la posizione. E la posizione è il "way of life". Razionalmente, non è difficile rendersi conto che si tratta di una posizione troppo avanzata, irrealistica. Il venti per cento degli umani non possono pretendere di godere all'infinito dell'ottanta per cento delle risorse. In un qualche modo, primo o poi il Sud del mondo romperà il meccanismo. Forse il grimaldello sarà il fanatismo islamico, o la tecnocrazia alla cinese, o una catastrofe climatica, o qualche altra nuova minaccia che ora nemmeno immaginiamo. Ma non c'è dubbio che la Guerra per lo Stile di Vita Occidentale, nei tempi lunghi, sia persa. Si tratta solo di perderla lentamente, con classe, offrendo al mondo un'immagine orgogliosa e tranquilla, di chi sa perdere un impero senza fiatare. E in questo gli inglesi, davvero, hanno tutto da insegnarci. |
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