Fabrissi Vielmini
143 anni fa i cittadini di Turin venivano massacrati come ribelli.
 
settembre 2007
143 anni fa i cittadini di Turin venivano massacrati come ribelli. Dopo aver sperato (e versato il loro sangue) nell'avventura del Risorgimento, il nuovo Stato decideva di ripagarli privando la loro città dello status di capitale, premessa di quel declassamento e marginalizzazione con cui la metropoli subalpina, disgregata dai suoi legami tradizionali col resto dell'Europa, si trova ancora oggi a dover fare i conti.
Il volantino in allegato menziona 60 vittime ma Valerio Castronovo (Il Piemonte, Einaudi, 1977) parla di 187 cittadini caduti. La cosa più interessante è che la maggior parte dei libri di storia italiani ha praticamente censurato questo massacro, la prima strage di uno Stato che in tutta la sua storia di guerre, aggressioni e servilismo, con le sue scomposte velleità, ha portato ben più sofferenze e disgrazie ai suoi cittadini di qualsiasi preteso progresso abbia potuto ascrivere alla sua esistenza.
I morti di piazza San Carlo si affiancano alle migliaia di contadini meridionali massacrati come briganti negli stessi anni. Morti uniti dall'essere entrambi vittime dell'inganno risorgimentale, che quest'anno si è voluto ancora una volta, scandalosamente, ostentare con il centenario dell'avventuriero in camicia rossa.
Per ricordare questi nostri morti - ed allargando l'invito non solo ai piemontesi ma anche a tutti gli amici discendenti dei cittadini borbonici - troviamoci in Piazza San Carlo questo sabato.

 




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