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| La Commissione Permanente della Conferenza Episcopale Argentina ritiene che la promozione dell’aborto, una misura in aperto contrasto con la Costituzione del Paese, costituisca una nuova forma di colonialismo. Per questo motivo, i Vescovi hanno chiesto ai legislatori di respingere la “Convention on the Elimination of All Forms of Discrimination against Women” (“Convenzione per l’Eliminazione di Ogni Forma di Discriminazione contro le Donne”, CEDAW ), che sta per essere votata alla Camera. Ciò che risveglia la polemica non è il contenuto del protocollo, in cui si proclama che tutti gli esseri umani “nascono liberi ed uguali in dignità e diritti”, ma l’esistenza del Comitato CEDAW, composto da 23 Paesi, che si è recentemente pronunciato a favore dell’“aborto sicuro”, sostenendo la depenalizzazione e la sua promozione negli ospedali. La dichiarazione episcopale pubblicata questo martedì, che ha per titolo “Apostemos siempre por la vida” (“Scommettiamo sempre sulla vita”), inizia ricordando che “la difesa dei diritti umani fondamentali deve essere una preoccupazione di tutti i cittadini”. “Il primo di essi è proprio il diritto alla vita, che deve essere protetta dal concepimento fino ala morte naturale. In quanto cittadini ed in quanto cristiani, ci sentiamo chiamati a testimoniare questa verità”, spiega la dichiarazione pubblicata nella prima giornata di riunioni della Commissione Permanente dell’episcopato. “La legge argentina – continua la dichiarazione –, che pone le regole fondamentali della convivenza tra i cittadini, stabilisce chiaramente la difesa della vita e considera l’aborto un delitto”. I prelati ritengono che gli argomenti di cui ci si avvale per legalizzare l’aborto “riflettano i tratti neocolonialisti che alcuni organismi internazionali cercano di imporre al nostro Paese e a tutta l’America Latina”. “Non possiamo evitare di pensare al celebre ‘Rapporto Kissinger’ – confessano –, che già negli anni Settanta avvertiva sulle ‘conseguenze della crescita mondiale della popolazione per la sicurezza degli Stati Uniti ed i loro interessi oltremarini’”. “Quanto al resto, il nostro impegno a favore dei diritti della donna non può dipendere da accordi o raccomandazioni che pretendono di garantire la pratica dell’aborto come un servizio pubblico”, affermano. “A questo proposito avvertiamo particolarmente i nostri legislatori del pericolo della dipendenza culturale che comporterebbe l’imminente ratifica del Protocollo Facoltativo della CEDAW”, avvertono. “Invitiamo tutti a non lasciarsi ingannare da argomentazioni e statistiche mai verificate che sostengono le tendenze abortiste. La morte provocata non può essere una soluzione ai nostri problemi”, esortano i Vescovi. “Difendiamo la vita, prendiamoci cura della vita, scommettiamo sempre sulla vita”.
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