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Le preoccupazioni della Santa Sede per l'Europa di domani
 
ROMA, venerdì, 23 marzo 2007 (ZENIT.org).

- Diversificazione e riduzione dell'uso dei combustibili fossili, centralità della dignità umana nella ricerca scientifica, problema demografico, sana laicità e salvaguardia dei diritti umani; sono queste le preoccupazioni della Santa Sede per l'Europa di domani.

E' quanto ha detto monsignor Dominique Mamberti, Segretario per i Rapporti con gli Stati, al Congresso apertosi questo venerdì a Roma e organizzato dalla Commissione delle Conferenze Episcopali della Comunità Europea (COMECE) in occasione del 50 anniversario della firma dei Trattati di Roma.

L'evento riunirà fino al 25 marzo oltre 400 delegati che indirizzeranno un “Messaggio di Roma” ai capi di Stato e di governo degli Stati membri dell'Unione europea, che si riuniranno il 25 marzo a Berlino per la stessa occasione.

Questione energetica

Innanzitutto nel trattare delle politiche comuni dell'Europa, monsignor Mamberti ha affrontato “la questione energetica”, sottolineandone la dimensione etica.

Nel suo intervento l'Arcivescovo ha sottolineato la necessità “di ridurre i consumi di combustibili fossili” e di puntare alla “diversificazione” delle fonti energetiche, al fine di aiutare anche “la pace nel mondo e la protezione dell’ambiente”.

“La distruzione dell’ambiente, un suo uso improprio o egoistico e l’accaparramento violento delle risorse della terra, generano lacerazioni, conflitti e guerre”, ha infatti osservato.

Scienza ed etica

Circa le sfide economiche e soprattutto in vista del benessere dei Paesi arretrati l'Arcivescovo ha sottolineato la necessità di “incentivare gli investimenti nella ricerca e nell’innovazione”.

“La Chiesa Cattolica è convinta che, nella misura in cui mirano al bene comune e rispettano la dignità umana, scienza e tecnologia sono strumenti essenziali e da incoraggiare”, ha continuato.

“Non si possono tuttavia negare i gravissimi ed inaccettabili risultati di una ricerca che non abbia la persona umana al centro dei suoi obiettivi”, ha detto il presule riferendosi al VII Programma quadro 2007-2013 a cui il Consiglio di Competitività (Mercato Interno, Industria e Ricerca) dell’Unione Europea ha dato il via libero il 24 luglio 2006.

Il Programma prevede, tra l’altro, il finanziamento dei progetti di ricerca sulle cellule staminali già esistenti, purché non ottenute dalla distruzione degli embrioni umani.

“Una democrazia che, anziché servire la vita umana, la metta ai voti ed appoggi chi la sopprime, sembra preda della prevaricazione e dell’intolleranza”, ha osservato.

Questo comportamento, ha aggiunto, sottintende “una strategia, sollecitata da grandi interessi tecno-industriali, che si rivolge alla politica per ottenere strumenti giuridici che tutelino detti interessi” e che “considera l’etica come un ostacolo, anziché come un aiuto al benessere”.

Demografia

L'Arcivescovo è quindi partito dal dato secondo cui nessun Paese dell’Europa Occidentale ha un tasso di nascite per donna che corrisponda al livello minimo di mantenimento della popolazione (2,1 figli per donna), ed ha sottolineato problemi come la caduta del tasso di fecondità, l’invecchiamento delle generazioni e l’aumento della vita media.

A tal proposito, il presule ha tenuto a precisare che le cause più profonde della crescente denatalità non sono di ordine economico-sociale, ma “psicologico e morale”: “Si tratta, anzitutto, di individualismo e di una profonda crisi di fiducia nel futuro, da parte delle nuove generazioni”.

“La Chiesa è pronta a contribuire per porre rimedio a tale pessimismo; ma le istituzioni politiche ed economiche dovrebbero avere il coraggio di rimettere in questione uno stile di vita consumistico ed edonistico”, ha aggiunto, sottolineando anche la necessità di “sostenere la vita e la famiglia con azioni risolute su vari fronti”.

L'allargamento dell'Unione Europea

In merito ai criteri di adesione all’Unione Europea, monsignor Mamberti ha sottolineato che la Santa Sede “sollecita l'osservanza” dei cosiddetti “criteri di Copenhagen”, approvati nel Consiglio europeo del 1993, e che riguardano tra le altre cose la difesa dei diritti umani, la libertà religiosa, nonché il rispetto e la protezione delle minoranze.

“Inoltre, se l’allargamento è politica di sicurezza e di stabilità per l’UE, non vanno sottovalutati i 'costi' che ciò comporta per i cittadini. Non soltanto in termini economici, pur di grande rilievo, ma anche culturali”, ha affermato.

“La politica dell’allargamento non dovrebbe cioè minacciare la condivisione di quei principi e valori, forgiati dal cristianesimo, che hanno reso l’Europa un faro di civiltà per il mondo intero”, ha aggiunto.

Cristiani in politica

Di fronte a tali questioni, ha continuato l'Arcivescovo, “i Cattolici impegnati nell’ambito pubblico dovrebbero essere consapevoli che è in gioco il significato stesso della loro attività politica ed il futuro dell’Europa!”.

I Cristiani impegnati nello spazio pubblico europeo “per essere pienamente coerenti con la loro fede (...) debbono considerare come prioritario e qualificante per il loro impegno pubblico, la tutela della vita umana, dal concepimento fino alla morte naturale, e della struttura naturale della famiglia, come unione fra un uomo e una donna, fondata sul matrimonio”.

Laicismo

Monsignor Mamberti ha poi parlato del bisogno nella costruzione dell'Europa di una “corretta laicità” e di una “autonomia delle realtà temporali”.

Il presule ha, a questo proposito, posto l'accento sul fatto “che nelle ultime due legislature del Parlamento Europeo le posizioni della Chiesa cattolica ed il 'Vaticano' sono stati attaccati quasi 30 volte ed ingiustamente accusati di indebita ingerenza in campo europeo”.

Successivamente ha messo in luce i pericoli di una “ideologia quasi assoluta ed unificante” del laicismo, che sottende una “forma d’intolleranza, presentata come la quintessenza della tolleranza”.

La storia, ha detto, ha dimostrato che quando “le ideologie neo-pagane hanno assolutizzato lo stato, dissolvendo ogni forma di pluralismo, le democrazie sono crollate ed i diritti della persona sono stati violati e travolti”.

In questo quadro, ha concluso, “tocca in primis alla Santa Sede, oltre che a tutti i cristiani, di ricordare a questo continente che (...) non può tradire i valori cristiani, come un uomo non può tradire le sue ragioni di vivere e di sperare, senza cadere in una crisi drammatica”.
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Presidente della CEI: Riconoscere le radici cristiane, ma senza negare una sana laicità
Intervenendo al Congresso in occasione dei 50 anni dei Trattati di Roma

ROMA, venerdì, 23 marzo 2007 (ZENIT.org).- Ciò che può veramente unificare l'Europa è la consapevolezza delle proprie radici cristiane, ma senza negare una sana laicità, ha detto questo venerdì monsignor Angelo Bagnasco, Arcivescovo di Genova e Presidente della Conferenza Episcopale Italiana (CEI):

Intervenendo al Congresso europeo della Commissione delle Conferenze Episcopali della Comunità Europea (COMECE) sul tema “Valori e prospettive per l’Europa di domani. I 50 anni dei Trattati di Roma”, il presule ha osservato che “il processo di unificazione (...) sollecita oggi una nuova assunzione di responsabilità e un rinnovato impegno comune”.

“L’Europa è chiamata a superare l’originaria vocazione economica per aprirsi a una più ampia dimensione anche politica e istituzionale”, ha continuato.

In questa prospettiva, assumono sicuramente rilievo “i problemi relativi al governo istituzionale dell’allargamento e alla conservazione dello stato sociale, appare egualmente necessaria la ricerca di valori condivisi, sul piano di una unità culturale e spirituale alimentata dal dialogo e del rispetto delle identità”, ha sottolineato il Presidente della CEI.

“Perché il processo di integrazione avviato sia veramente fecondo occorre che l’Europa riconosca le proprie radici cristiane, dando spazio ai principi etici che costituiscono parte integrante e fondamentale del suo patrimonio spirituale, dal quale la modernità europea stessa attinge i propri valori”, ha continuato.

La consapevolezza delle proprie radici cristiane non significa, tuttavia, “negare le esigenze di una giusta e sana laicità - da non confondere con il laicismo ideologico - delle istituzioni europee, ma significa affermare prima di tutto un fatto storico che nessuno può seriamente contestare, perché il cristianesimo appartiene in modo radicale e determinante ai fondamenti dell’identità europea”.

“Significa richiamare l’attenzione e la ragione sul fatto che il rifiuto del riferimento alle radici religiose dell’Europa, lungi dall’essere espressione di tolleranza - perché la vera tolleranza si fonda sulla libertà religiosa e non sul rifiuto delle religioni - è piuttosto espressione di una tendenza che vuole relegare la religione a fatto esclusivamente privato e soggettivo, elevando il relativismo etico a dogmatismo etico”, ha detto.

Nel processo di sviluppo dell’Unione europea, l'Arcivescovo ha quindi indicato come essenziale la necessità di “applicare con sempre maggiore coerenza il principio di sussidiarietà” e di “riconoscere il contributo peculiare delle Chiese e comunità religiose allo sviluppo della casa comune europea”.

Il principio di sussidiarietà è entrato a far parte dell'ordinamento giuridico italiano attraverso il Trattato di Maastricht del 7 febbraio 1992, che lo ha qualificato come principio cardine dell'Unione Europea, tanto da essere richiamato nel Preambolo del Trattato.

Inoltre viene esplicitamente sancito dall'Articolo 5 di tale Trattato (come modificato a seguito dell'introduzione, il 1° febbraio 2003 del Trattato di Nizza) che richiama la sussidiarietà come principio regolatore dei rapporti tra Unione e Stati membri.

“In particolare le Chiese, nel condividere l’impegno comune per valori essenziali quali la giustizia, la pace, la libertà, la solidarietà, la tutela dell’ambiente, riaffermano che questi valori non possono realizzarsi in modo autentico prescindendo dalla dimensione trascendente della persona e dal rispetto di norme che sono iscritte nella natura umana”, ha detto monsignor Bagnasco.

Interesse principale della Chiesa cattolica, ha poi continuato, è “la promozione e la tutela della dignità della persona e della sua centralità etica”, da cui discendono tre corollari:

1) “La tutela della vita umana in tutte le sue fasi, dal concepimento alla morte naturale, resistendo a forme di aggressione e di minaccia talvolta mascherate sotto l’apparenza di un malinteso progresso scientifico e sociale: si pensi alla clonazione umana, alla manipolazione genetica, all’aborto, all’eutanasia”;

2) “Il riconoscimento e la promozione della famiglia, come relazione fondamentale e naturale tra un uomo e una donna che si apre ai figli, e la sua difesa dai frequenti tentativi di relativizzarla, rendendola giuridicamente uguale o equivalente ad altre forme di unione”;

3) “Il fondamentale diritto alla libertà religiosa, nella sua dimensione non solo individuale ma anche propriamente istituzionale”.

Il presule ha infine richiamato le parole pronunciate il 30 marzo dello scorso anno da Benedetto XVI nel ricevere i partecipanti al Convegno promosso dal Partito Popolare Europeo: “L’azione della Chiesa nel promuoverli non ha dunque carattere confessionale, ma è rivolta a tutte le persone, prescindendo dalla loro affiliazione religiosa”.

“Al contrario, tale azione è tanto più necessaria quanto più questi principi vengono negati o mal compresi perché ciò costituisce un’offesa contro la verità della persona umana, una ferita grave inflitta alla giustizia stessa”, aveva sottolineato il Papa.




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