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- Il modo in cui i mezzi di comunicazione britannici hanno affrontato l’elezione di Benedetto XVI dimostra la loro impostazione laicista. Lo ha affermato l’addetto stampa dell’Arcivescovo Vincent Nichols di Birmingham, Peter Jennings, che si occupa degli eventi a livello globale della Chiesa cattolica sin dalla canonizzazione dei 40 martiri d’Inghilterra e Galles nell’ottobre 1970. Jennings è autore di una serie di libri tra cui “The Pope in Britain”, resoconto ufficiale della visita pastorale del Papa Giovanni Paolo II in Gran Bretagna nel 1982. Attulmente sta lavorando ad un libro su Benedetto XVI e sul cardinale John Henry Newman. In che modo la stampa britannica ha affrontato l’elezione di Benedetto XVI? Jennings: In modo prevedibile. I media britannici lavorano partendo da un’impostazione laica progressista e non considerano gli eventi dal punto di vista della fede. Per questo motivo hanno spesso fatto ricorso a termini come “conservatore” o “progressista” per descrivere i Cardinali elettori riuniti in conclave. In diverse interviste “live” che ho trasmesso da Roma poco dopo l’elezione di Benedetto XVI, ho affermato che il nuovo Papa veniva immancabilmente definito come “l’ultraconservatore” Cardinale Joseph Ratzinger. Ho evidenziato il fatto che i Cardinali, guidati dallo Spirito Santo, per eleggere il Cardinale Joseph Ratzinger al Soglio pontificio hanno avuto bisogno di appena quattro scrutini. Ho avuto anche modo di spiegare che il Cardinale Ratzinger, come prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, aveva un ruolo molto particolare all’interno della Chiesa, ma che ora, in qualità di Papa Benedetto, avrebbe accolto e incoraggiato tutti i cattolici e i cristiani delle diverse tradizioni, così come tutte le genti di altre fedi religiose o non credenti. Dopo l’ultimo collegamento da Roma, alle 22.45, mi sono sentito esausto, ma anche privilegiato per aver potuto presentare la Chiesa cattolica in un modo molto positivo all’opinione pubblica britannica. Molti hanno colto nella stampa una mentalità anticattolica e antiromana, che risale al XIX secolo. Qual è il motivo di questa ostilità? Jennings: L’atteggiamento nei confronti della Chiesa cattolica in Gran Bretagna, nel corso degli ultimi tre decenni, è notevolmente cambiato in senso positivo. Purtroppo è ancora presente una frangia di mentalità antiromana, combinata con un generale senso di sospetto dei britannici per tutto ciò che è “straniero”. Questa ostilità, inoltre, si fa forte oggi di un’impostazione laica aggressiva che domina nei media britannici. L’Arcivescovo anglicano di Canterbury ha avuto parole di lode per Giovanni Paolo II ed era presente all’insediamento di Benedetto XVI. L’era dell’ecumenismo ha in qualche modo ammorbidito l’atteggiamento dei giornalisti britannici nei confronti della Chiesa cattolica? Jennings: Direi proprio di no! I media britannici, poi, sono ostili anche verso la Chiesa d’Inghilterra. In effetti, alcuni giornalisti nutrono rispetto per la forza e la coerenza della Chiesa cattolica. Attualmente la Comunione anglicana mondiale si trova sotto stretta osservazione da parte dei media per l’ordinazione episcopale di sacerdoti che vivono l’omosessualità, per la benedizione dei matrimoni omosessuali e per l’ordinazione episcopale delle donne. L’Arcivescovo di Canterbury, dr. Rowan Williams, sta facendo tutto il possibile per evitare che le province si distacchino dalla Comunione anglicana. Ha bisogno delle nostre preghiere e del nostro incoraggiamento in questo momento decisivo. Cosa ci rivela della società britannica in generale l’atteggiamento della stampa in relazione ai recenti eventi di Roma? Jennings: Non si può giudicare la società britannica guardando ai suoi mezzi di comunicazione! La stampa ha una sua propria impostazione. La società britannica ha dimostrato un interesse ampio e positivo ad ogni livello, per la morte del Papa Giovanni Paolo II, per la Messa funebre, per il conclave, per l’elezione di Papa Benedetto XVI e per la sua Messa inaugurale. Gente che non era mai entrata in una chiesa cattolica ha partecipato ad una speciale Messa di requiem per Papa Giovanni Paolo II, celebrata nella Cattedrale di St. Chad, al centro di Birmingham, il giorno in cui si sono svolti i funerali a Roma. Una signora mi ha detto: “L’ho sentita parlare oggi alla radio locale di una Messa speciale nella Cattedrale di St. Chad. Non sono mai entrata in una chiesa cattolica, ma sono stata così toccata dai servizi televisivi su Papa Giovanni Paolo II, trasmessi in diretta da Roma, che ho voluto partecipare a qualcosa per lui”. La stampa tratta anche le altre religioni allo stesso modo? Se non è così, perché? Jennings: L’atteggiamento della stampa britannica nei confronti del cristianesimo è generalmente ostile. Il suo atteggiamento verso la religione ebraica e l’Islam, però, è completamente diverso a causa delle forti critiche che seguirebbero una trattazione ostile e negativa di queste religioni. Lei lavora in un ambiente difficile; quali suggerimenti vorrebbe dare agli esponenti della Chiesa? Jennings: È importante che i rappresentanti della Chiesa cattolica tentino di instaurare rapporti personali con persone-chiave dei mezzi di comunicazione a livello locale, regionale e nazionale, riconoscendo sempre che ci sono valori e impostazioni diversi che convivono insieme. Nel corso degli ultimi anni la Chiesa cattolica si è avvalsa di portavoci esperti, il cui lavoro nei confronti dei media britannici è stato essenziale, specialmente nei momenti di crisi. Vi sono stati momenti in cui la Chiesa cattolica e i mezzi di comunicazione hanno lavorato bene insieme e hanno potuto essere di grande beneficio per l’evangelizzazione. Questa è una cosa che tengo sempre a mente quando rilascio una dichiarazione o un’intervista. |
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