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| Ricominciare a interrogarsi sul "senso" della storia significa se non altro accedere di nuovo alla sua complessità, lontano da ottimismi e moralismi semplicistici... Che si torni a parlare del senso della storia, è certo salutare: se non altro perchè ciò implica che le due perniciose ubriacature degli anni Novanta, quella della "fine della storia" propinataci da Francis Fukuyama e quella dello "scontro di civiltà" procurataci da Samuel P. Huntington, sono state definitivamente metabolizzate. O meglio, che la prima, col suo felice escatologismo liberal-liberista, l' abbiano già digerita; mentre la seconda, col suo grossolano manicheismo, comincia a dar segni di smaltimento. Ricominciare a interrogarsi sul "senso" della storia significa se non altro accedere di nuovo alla sua complessità, lontano da ottimismi e moralismi semplicistici. Non che - intendiamoci - l' articolo di domenica di Mario Pirani su "Repubblica" sia del tutto convincente. Commentar l' ultimo libro del Santo Padre tornando una volta di più sul tormentone della gratuatoria del nazismo e del comunismo nell' ordine del Male scopre, al solito, il permanere di quell' ottimismo e di quel moralimo che sono stati e restano appunto caratteristici della visione laicista della storia ("E' impossibile per i laici leggere la storia come un disegno divino"). Quel che in altri termini resta difficile se non impossibile alla liberaldemocrazia, che si sta ormai riciclando come non solo il migliore, ma addirittura l' unico dei sistemi possibili beatamente autoassolvendo i suoi errori storici, è l' ammettere ch' è stato proprio il processo di laicizzazione della storia, il principio che esista un fine positivo immanente nel cammino delle civiltà e l' uomo possa bastare a se stesso e fare a meno di Dio, a determinare quel bisogno di Paradiso in Terra che sta alla base di tutte le aberrazioni che abbiano conosciuto dalla Rivoluzione francese ai nostri giorni. La "visione laica del mondo e della storia" (detto così, ha una sua solennità), già in nuce nel principio cristiano-riformato del Libero Esame delle scritture, nasce appunto -sia pur con alquanti precedenti già medievali- nel XVI e si radicalizza nel XVIII attraverso una serie di successive "epurazioni" del ruolo di Dio da altrettanti aspetti della realtà. Ci volevano i lutti e le rovine del secolo più sanguinoso della storia, il Novecento, per portarci ad ammettere che la Storia, ohimè, un senso immanente non ce l' ha. Se qualcosa in esso è visibile, semmai, è proprio la strana e illeggibile sequenza d' indizi: quel che Vilfredo Pareto definiva l' Imponderabile e di cui parlava Fernand Braudel quando alludeva all' irruzione della Contingenza sul pelo d' acqua apparentemente tranquillo delle Brevi, Medie e Lunghe Durate. Insomma, quel che i maghi di Faraone, nell' Esodo, chiamavano Ezbà Elohim, la mano di Dio nella storia. Se si vuole recuperare il senso nascosto delle cose, ora che un certo sistema di conoscenza è volato in pezzi, cari laici, ritornate allora, magari, a sfogliare certi libri e a ripensare a certi autori che per decenni avete cancellato, di cui avete fatto finta di non accorgervi. Ad esempio a un Henri-Irenèe Marrou e alle sue pagine sul rapporto fra storia e teologia della storia, ma, attenzione!, questo significa richiamare Dio in servizio. E' roba che i Greci chiamavano metànoia: non è roba dappoco. |
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