Francesco Mario Agnoli
I FOLLI PENSIERI DI ERASMO DA ROTTERDAM –23
maggio 2004
 
 

IL FIGLIO DEL MARESCIALLO - In occasione dei ricorrenti scioperi della fame e della sete di Giacinto Pannella Erasmo si era sempre chiesto cosa sarebbe successo se all’assurda pretesa del guru laico di imporre con questi mezzi violenti la propria volontà si fosse contrapposto un altro scioperante del cibo e dell’acqua per ottenere il risultato opposto. Adesso è successo. Bruno Berardi, figlio di un maresciallo ucciso dai terroristi a Torino nel 1978 ha iniziato lo sciopero contro la grazia a Sofri e per il rispetto della giustizia. Erasmo ha scoperto di essere un illuso. Ciampi e le istituzioni si interessano molto della preziosa sopravvivenza del mito Pannella, evidentemente una risorsa per la Repubblica, come oggi usa dire. Dello sconosciuto Berardi, privato del padre quando era ancora bambino, chi se ne frega? L’unico a interessarsene è stato proprio Pannella, probabilmente preoccupato che qualcuno gli sottragga, contrapponendoglisi, il monopolio del ricatto della salute a rischio.

FABRIZIO QUATTROCCHI – Si trovava in Iraq per una causa ingiusta, al servizio di un pessimo padrone e senza la copertura della bandiera italiana. Lo riscatta la morte coraggiosa.

GUERRA E BUGIE –
1) “Dove inizia la menzogna inizia l’infamia” scrive, per l’esattezza a proposito dell’amore e non della guerra, Balzac. Se l’affermazione è vera ed estensibile, nulla di più infame della guerra dell’Occidente anglosassone (fiancheggiato da alcuni iloti, ora, tranne gli italiani, in via di pentimento) all’Iraq, iniziata all’insegna della menzogna planetaria dell’esistenza in quel paese di un formidabile armamentario di armi di distruzione di massa
2) Poiché l’infamia pesa a tutti, nelle guerre ingiuste anche iloti e servitorelli hanno le loro particolari, modeste bugiuzze. Così la nostra versione ufficiale è che la presenza del contingente militare italiano è apprezzata e desiderata dalla popolazione irachena Resta da spiegare quale popolazione. I sunniti non vogliono eserciti stranieri e lo dimostrano ogni giorno nel più convincente dei modi. Altrettanto gli sciiti di al-Sadr e anche a crederlo il leader di una ridotta pattuglia fondamentalista poco cambia dal momento che gli sciiti moderati del moderatissimo ayatollah al-Sistani sconsigliano sì il ricorso alle armi, ma chiedono come gli altri l’immediato ritiro delle truppe. Forse non è solo per amore delle scene forti che le nostre televisioni ci mostrano sempre folle furibonde e mai nemmeno uno sparuto gruppetto di plaudenti sostenitori. L’unica volta che l’hanno fatto, il giorno della “vittoria” americana, si è poi saputo che la folla intenta ad abbattere la statua di Saddam era frutto di un maquillage televisivo: quattro gatti in una piazza vuota circondata dai carri armati statunitensi.
3) Adesso la menzogna corrente è che tutto cambierà entro il 30 giugno con una nuova risoluzione dell’ONU e il passaggio del potere ad un nuovo governo iracheno. In realtà L’ONU ha già dichiarato che in nessun caso assumerà direttamente comandi militari. Blair e Bush, che proprio in questi giorni ha mostrato cosa se ne faccia delle delibere dell’ONU, dando via libera a Sharon per l’annessione a Israele degli insediamenti in Cisgiordania in violazione della risoluzione 242 del Consiglio di Sicurezza, hanno affermato che le loro truppe resteranno in Iraq ancora per anni, addirittura decenni secondo un autorevole generale. In un intervento al Congresso USA il viceministro alla Difesa, Paul Wolfowitz, ha precisato che i generali americani conserveranno il comando non solo sulle truppe della coalizione, ma anche sull’esercito iracheno e le forzedi polizia e di sicurezza locale. A sua volta il sottosegretario di stato Marc Grossman ha assicurato alla Commissione relazioni estere del Senato che il nuovo governo avrà compiti e poteri solo esecutivi (necessariamente degli ordini americani, non essendo per il momento previsto un organo legislativo) e tanto limitati che non potrà nemmeno fissare le regole per l’elezione (se e quando) del parlamento.
4) Forse dobbiamo cominciare a chiederci se la più grande e sanguinosa menzogna non sia proprio il presunto diritto degli occidentali di imporre agli altri popoli della terra il loro sistema di vita e la loro cosiddetta democrazia?

ELEZIONI - Con l’avvicinarsi della data delle elezioni europee ed amministrative hanno cominciato a fiorire sui muri manifesti con la riproduzione in gigantografia delle solite facce dei soliti politici. Propaganda a favore dell’astensione.

TORTURA - Un soldato onesto (e sconvolto) e una televisione indipendente hanno rivelato al mondo che, in nome della libertà e della democrazia occidentale da trapiantare, generalesse, soldati e soldatesse si dedicavano alla tortura, anche sessuale, di prigionieri iracheni. Bush, che appena il 30 aprile aveva minimizzato le difficoltà delle sue truppe, dicendoche comunque “in Iraq non ci sono più camere di tortura o di stupro, ha dichiarato che questo non è il normale comportamento dei soldati americani, ma solo di un piccolo numero. Senza dubbio l’America non è solo questo, ma certamente è questa l’America della guerra infinita, di Guantanamo, dei marines, delle compagnie mercenarie, di Cheney, Rumsfeld dello stesso Bush (a questo punto occorre però chiedersi: finto tonto o marionetta nelle mani dei suoi petrolieri?). L’America del Pentagono, della CIA (e questi non sono militari isolati, ma organi ufficiali degli States), per i quali vi è una precisa chiamata di correo da parte dei primi accusati. Del resto è molto dubbio che vi sia una vera volontà di porre fine agli orrori. Non solo si cercano già scuse oltre il limite della decenza, come l’ammorbidimento dei prigionieri prima degli interrogatori o la mancata spiegazione della Convenzione di Ginevra ai poveri soldatini, ma, per migliorare la situazione nel carcere di Bagdad, la sadica generalessa Janis Karpinski sarà sostituita dal comandante del super-umanitario carcere di Guantanamo.

MISSIONE COMPIUTA – Per cercare di uscire dal pantano iracheno, Bush ha dovuto ritirare i marines da Falluja e sostituirli con truppe irachene al comando di Jassim Mohamed Saleh, un generale di Saddam. Forse ha voluto solo assicurarsi un tranquillo ingresso nella città assediata, resta il fatto che Saleh vi è entrato in divisa di ufficiale della Guardia Repubblicana del tiranno. Un bello schiaffone in pieno viso a Bush, che appena un anno fa si era messo in posa sopra un portaerei e in tuta da pilota per annunciare al mondo di avere portato a termine la Missione affidatagli dalla Democrazia.

PREVISIONI ELETTORALI – Se è vero che la fuga dei topi preannuncia l’affondamento della barca, le prossime elezioni saranno disastrose per la Casa della Libertà, abbandonata da pezzi grossi come l’ex-ministro democristiano Cirino Pomicino e l’ex-leader della CISL Sergio D’Antoni, seguiti, soprattutto in Sicilia e al Sud, da una quantità di personaggi, minori come notorietà nazionale, ma non come peso elettorale.

COERENZA – Il presidente Berlusconi ha dichiarato infinite volte che il ritiro dei soldati italiani dall’Iraq avrebbe disastrose conseguenze e insiste linea nonostante che il ritiro degli spagnoli stia dimostrando ciò che del resto era ovvio, cioè che i problemi sono tutti per l’America e l’Inghilterra, costrette ad inviare altri soldati. Cosa pensa il presidente: italiani super-eroi o spagnoli ……..?

ASPIRAZIONI - L’instancabile Berlusconi ha anche dichiarato che dopo il voltafaccia della Spagna l’Italia è il più fido alleato (si legge “servo”) degli Stati Uniti nell’Europa continentale. Se si ritirasse l’Inghilterra potremmo aspirare alla promozione a maggiordomo.

ECONOMIA SINDACALE - In Italia, dopo il crac della Cirio, della Parmalat e, da ultimo, della Giacomelli, abbiano l’Alitalia sull’orlo dell’abisso e la Fiat che tenta faticosamente, molto faticosamente, di risalire la china. Nell’insieme decine di migliaia di posti di lavoro a rischio. Per salvarli i sindacati dei lavoratori hanno pensato bene di promuovere scioperi ad oltranza, che hanno bloccato i voli e la produzione delle auto con perdite ai danni delle due aziende (e a favore della concorrenza) di milioni di euro. Forse si tratta di per il Berlusca, certamente non di amore per i lavoratori.

EUROPA E REFERENDUM – Pare che tanto l’Inghilterra quanto la Francia abbiano l’intenzione di sottoporre a referendum popolare la Costituzione europea prima di darle via libera. In Italia di consultare il popolo non si parla nemmeno. Da noi pensano a tutto Berlusconi, Fassino e Ciampi (ricordate l’infelice sortita presidenziale sul valore referendario della trionfale accoglienza dell’euro ?). Per i cittadini vale sempre l’obbligo tranviario: non disturbare il manovratore.

L’OPINIONE ALTRUI – “Mentre conculca la libertà del singolo, facendogli credere che ne ha più di quanta ne abbia mai avuta in passato solo perché può scegliere fra diverse marche di frigorifero, la democrazia non realizza nemmeno la volontà della maggioranza. Fra l’ una e l’altra si inseriscono le oligarchie, le vere detentrici del potere, annullandole entrambe. Non siamo che sudditi”

 




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