MAMMA, LI TURCHI! 1 - I rappresentanti dei governi europei riuniti a conclave hanno posto alla Turchia come dirimente per la sua ammissione all’Europa proprio la condizioncella che fra tutte meno importava ai loro popoli (con la possibile eccezione dei greci): un mezzo riconoscimento della repubblica greco-cipriota.

MAMMA LI TURCHI! 2 – Secondo Pecoraro Scanio il leghisti che protestano contro l’ingresso della Turchia in Europa sono come i vandeani al tempo del terrore giacobino. Se è vero Erasmo corre a iscriversi alla Lega.

MAMMA LI TURCHI! 3 – In mancanza di argomenti migliori i sostenitori dell’ingresso della Turchia in Europa ricorrono, a seconda del loro DNA, o alle minacce o al vaniloquio. I primi gridano allo “xenofobo” (e non si tratta di un semplice insulto, perché la xenofobia è per la legislazione Ue un reato suscettibile di emissione del mandato di arresto europeo). I secondi rivestono di parole senza senso il nulla, come il commissario europeo Franco Frattini, che, dimenticando la sua fama di persona colta e intelligente, sostiene che l’adesione della Turchia “ci permetterà di costruire meglio fra tutti noi il dialogo sulla strada del confronto fra le religioni e le colture”.

MAMMA LI TURCHI! 4 - Berlusca, Frattini, Fini e soci giurano che l’attuale premier turco, Recep Tayyp Erdogan è un mussulmano moderato. Peccato che non più di cinque o sei anni fa il neo-moderato si sia fatto, in Turchia, quattro mesi di carcere per eccessi di fanatismo integralista.

MAMMA LI TURCHI! 5 – Il ministro Gianfranco Fini garantisce che “quando la Turchia islamica sarà nell’Europa avremo la prova provata che non c’è nessuna contraddizione fra Islam e democrazia”. A parte il fatto che la prova serve prima e non dopo (allora sarà in ogni caso troppo tardi) l’illustre ministro e con lui gli altri sponsor della Turchia in Europa dovrebbero ricordare che il generale turco Kemal Ataturk per tentare di introdurre la democrazia nel suo paese non trovò di meglio che affidarlo al controllo dell’ Esercito, il modo migliore per uccidere qualunque democrazia specialmente se questo esercito ha (o aveva) fra i suoi generali (lo dice Oriana Fallaci, che ce l’ha sì con i turchi, ma sembra avere una certa considerazione per Ataturk) “certi ceffi che, paragonati a loro, i tagliateste d’oggi sarebbero sembrati pacifisti veri”. Del resto questi militari non sono integralisti islamici (sono però discendenti diretti del partito dei Giovani Turchi, vero responsabile di quel genocidio armeno del quale in Turchia è vietato parlare pena la galera), ma certo hanno una idea assai singolare della democrazia se nel 1980 sciolgono i partiti politici, assumono pieni poteri, che conservano per tre anni, durante i quali effettuano 44.000 arresti, organizzano migliaia di processi contro esponenti politici, ottengono un migliaio di condanne a morte e ne eseguono almeno un centinaio. Nei venticinque anni trascorsi da tali democratici avvenimenti non è da credere che questi “ceffi peggiori dei tagliateste” abbiano perso il vizio tanto che nel 1997 costringono il presidente della Repubblica Demirel a sciogliere il governo del vincitore delle elezioni del 1995, Necmettin Erbakan, e il suo partito, il Refah. Non basta ancora. Appena ieri, nel 2001, i generali vietano al nuovo leader del Refah, appunto il nostro neo-mod Tayyp Erdogan, di presentarsi alle elezioni perché sospetto di islamismo, e quando il suo partito, epurato e militarmente rigenerato, vince ugualmente le elezioni cederebbero alla tentazione di ripetere il colpo del 1980 se non ne fossero dissuasi da Washington. La morale della storia è che l’Europa si appresta ad accogliere nel proprio seno un paese pencolante fra integralismo islamico e democrazia in salsa militare.

MAMMA LI TURCHI 6 - Appena un mese fa il Patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I, ha denunciato le continue ingiustizie perpetrate a vari livelli dalle autorità turche contro la Chiesa ortodossa. Nessuna meraviglia; chiunque è stato in Turchia anche da semplice turista sa perfettamente ciò che i potentati europei fingono di ignorare: in tutta la penisola anatolica la libertà religiosa, in particolare per tutte le confessioni cristiane, non esiste. Del resto è possibile che per molti europarlamentari e commissari europei si tratti di un titolo di merito, profittevole per l’ammissione all’Ue.

MAMMA LI TURCHI! 7 – E’ vero che Oriana Fallaci non gode presso di loro buona stampa tuttavia i fautori dell’ammissione della Turchia all’Europa, proprio perché al tempo stesso sono tutti entusiasti promotori del mandato di arresto europeo, farebbero bene a leggere quanto la campionessa della politically incorrectness scrive a proposito delle carceri turche, nelle quali, chissà (i tempi cambiano), un giorno potrebbe anche a loro accadere di essere ricoverati per mandato di un giudice di quel paese. Dunque: “Pazienza se in tale democrazia (quella sotto custodia dei generali eredi di Ataturk) vigeva la tortura e le prigioni erano identiche a quelle di “Midnight Express”, il film americano da cui risulta che in Turchia puoi sopportar tutto, proprio tutto, fuorché finire in prigione”.

L’OPINIONE ALTRUI – “Come mai i Radicali italiani, da sempre impegnati sul fronte dei diritti dell’uomo, sono tra i più agitati fautori di questo allargamento, rispetto a un Paese che qualche problemino in merito sembra avercelo? Non ci vuole molto a capire che, per alcune forze culturali tradizionalmente anticristiane la Turchia rappresenta la più ghiotta occasione per annacquare, diluire, stravolgere l’identità storica dell’Europa, già gravemente compromessa. Con una flebo al 15% di cittadini mussulmani, i laicisti di ogni colore e latitudine si preparano a chiudere la partita con quei cattolici e quei laici come Marcello Pera che vorrebbero salvaguardare le radici della nostra civiltà occidentale” (Mario Palmaro).

SPERANZA – Mentre, non avendo dubbi sull’esito, la maggior parte dei governi europei (certamente quello italiano, abituato fin dai tempi del Regno di Sardegna e di Cavour a non concedere la parola ai cittadini-sudditi) faranno di tutto per non sottoporre al giudizio dei propri cittadini l’adesione della Turchia all’Ue, il governo austriaco ha già dichiarato di ritenere indispensabile la consultazione popolare sopra un avvenimento suscettibile di incidere radicalmente sul futuro dell’Europa e di tutti i suoi abitanti. Forse possiamo sperare che questo piccolo paese ripeta il miracolo compiuto nel 1683, quando (era allora una grande potenza), con l’aiuto della Polonia e la guida spirituale del cappuccino italiano padre Marco d’Alviano, fermò sotto le mura di Vienna la gigantesca armata (più di seicentomila uomini) che Kara Mustafa guidava alla conquista dell’Europa. Se accadrà, proclameremo tutti con orgoglio di sentirci non solo vandeani, ma anche austriaci e viennesi.


1) Di fronte alla follia dei commissari europei, degli europarlamentari e dei grandi leader politici, intenzionati ad aprire le porte dell’Europa a 70 milioni di turchi, indubbiamente meritevoli di ogni considerazione e di rispetto sotto l’aspetto umano, ma che abitano un paese geograficamente estraneo all’Europa e, soprattutto, portatori di una civiltà comunque diversa, Erasmo si sente totalmente sano di mente.

 



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Francesco Mario Agnoli
I TURCHESCHI PENSIERI DI ERASMO DA ROTTERDAM(1)
dicembre/gennaio 2004
 
 
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