ELEZIONI IRACHENE - Si sono spese molte parole sulle elezioni irachene, da più parti presentate come una conferma della bontà della politica americana e un grande successo dell’amministrazione Bush. Si dimentica che di per sé le elezioni, in particolare se imposte da una potenza occupante, possono non significare nulla. In Afganistan si sono tenute quelle che sono state definite le prime elezioni democratiche della sua storia concluse dal trionfo de candidato “americano”, che ora fa più o meno (forse meno che più) il sindaco di Kabul, mentre nel resto del territorio sono tornati i signori della guerra (e del papavero). Peggio andò con le elezioni in Vietnam del 1967, anche quelle sponsorizzate dagli americani, che si entusiasmarono per il grande successo democratico di Nguyen Van Thieu. Tutti sanno come andò a finire.

LA CIVILE INDIGNAZIONE – Scommettiamo che fra i camionisti rimasti bloccati dalla neve sulla Salerno-Reggio Calabria i più indignati, i più scatenati nella protesta contro l’ANAS, il governo, Dio padre erano quelli entrati in autostrada senza avere a bordo le catene per i loro bestioni?

LE ……… DI PISANU – Il ministro dell’interno, proclamandosi indignato sia per la sentenza di assoluzione di alcuni nord-africani accusati di terrorismo, ritenuti invece dal giudice guerriglieri, sia per la bocciatura del decreto di espulsione da lui emesso nei confronti di Mohammed Daki, appunto uno dei presunti terroristi assolti, ha dichiarato che una perquisizione effettuata due anni fa nella sua abitazione ha fornito prove circostanziali della appartenenza del Daki ad una organizzazione collegata al gruppo di al Zarqawi e che successive indagini internazionali ne hanno provato il coinvolgimento nel gruppo che faceva capo a Mohammed Atta, organizzatore dell’attentato alle Torri Gemelle di New York. Non resta che domandargli perché, se era in possesso di prove tanto indiscutibili ha preferito comunicarle alla stampa invece di presentarle ai giudici nelle forme previste dal codice di procedura penale.

GIUSTIZIA? – Nel commentare la sentenza sui nord-africani accusati di terrorismo e sulle zingare accusate di tentato rapimento di una bambina condannate a otto mesi e scarcerate, il ministro della Giustizia Castelli ha detto che “il magistrato deve giudicare secondo il comune sentire del popolo”. Quasi alla lettera il criterio che ispirava l’amministrazione della giustizia nella Germania nazista e nella Russia comunista.

GLI INGRANAGGI DELLA PROPAGANDA – Per mesi e con sempre maggiore intensità all’avvicinarsi della fatidica data tutti i mass-media del mondo occidentale, pur auspicando il successo delle consultazioni elettorali irachene, non hanno perso giorno e occasione per ostentare il più profondo timore che fosse pressoché impossibile conseguirlo a causa delle sanguinose minacce di kamikaze e terroristi. Allo stesso modo a risultato ottenuto politici e mass-media si sono mobilitati per gridare al miracolo laico e democratico di una grande affluenza alle urne (anche se le cifre annunciate sono rimaste, forse per la voglia di strafare di qualcuno, alquanto ballerine con incredibili varianti addirittura dal 57 al 72% ). Al contrario di quanto si è voluto far credere e molti, anche avversi alla guerra preventiva di Bush e all’invasione dell’Iraq, hanno creduto, una partecipazione elettorale complessivamente elevata era da tempo non solo facilmente prevedibile, ma certa, dal momento che dopo il ritorno dell’estremista sciita Moqtada Al Sadr e dei suoi seguaci nell’ovile del grande ayatollah Al Sistani, tutti i leader politici e religiosi degli sciiti, dei curdi e dei turcomanni (circa l’80% della popolazione) si erano impegnati al massimo per favorirla. D’altra parte perché mai sciiti e curdi oppressi dalla dittatura di Saddam avrebbero dovuto lasciarsi sfuggire la tanto attesa occasione di garantirsi, gli sciiti, il governo del paese, e di avvicinare, i curdi, il momento dell’autonomia se non addirittura dell’indipendenza delle province da loro abitate? Il vero problema riguardava la partecipazione dei sunniti (il residuo 20%) non solo per ragioni politico-religiose, ma perché unicamente nelle zone da loro abitate la guerriglia rappresentava un vero pericolo per chi avesse voluto partecipare al voto, e per l’appunto in queste zone la percentuale dei votanti, mai esattamente comunicata dagli altrimenti solerti mass-media, è stata bassissima, forse addirittura inferiore a quel 5% lasciato da qualcuno trapelare. Solo il futuro dirà se il risultato elettorale confermerà le attese dell’amministrazione Bush e dei governi occidentali. Non lo si può escludere (e, a questo punto, all’insegna della realpolitik, può essere ragionevole augurarselo), perché il successo ottenuto dalla propaganda sul piano internazionale potrebbe ripercuotersi anche all’interno del paese. Tuttavia già si avvertono pericolosi sintomi contrari: il Comitato degli ulema sunniti ha dichiarato illegittime le elezioni e, quindi, l’assemblea nazionale, il governo, la futura Costituzione. I curdi, che grazie all’astensione dei sunniti, avranno una rappresentanza sproporzionata, progettano forme di vastissima autonomia se non di vero e proprio separatismo, che già hanno sollevato le furibonde reazioni della Turchia, che ne teme il contagio sulle confinanti popolazioni curde entro i propri confini. Intanto, dopo due giorni di quasi silenzio, la guerriglia o, se si preferisce, il terrorismo ha ripreso a colpire con immutata violenza.

E SE NON FOSSE VERO NIENTE? - Erasmo è convinto che l’affluenza degli iracheni alle urne sia stata elevata (anche se magari più vicina al 50% che al 72), perché sciiti e curdi avevano tutte le ragioni per andare a votare e le minacce di kamikaze, guerriglieri e terroristi non erano, fuori dell’area sunnita, abbastanza concrete per farli rinunciare. Tuttavia la sua follia lo avverte che in realtà non esistono inoppugnabili dati di fatto, prove oggettive che consentano di accertare al di là di ogni ragionevole dubbio la misura di una partecipazione popolare che potrebbe anche essere stata minima. A parte le schede elettorali, che una nemmeno troppo nutrita equipe di burocrati avrebbe avuto tutto il tempo di preparare in milioni di esemplari già votati, la prova principe per gli occidentali è rappresentata dalle immagini televisive delle lunghe file di uomini e donne in coda davanti ai seggi in attesa di deporre la scheda nell’urna. In Occidente, vittime del mito in crisi del Quarto potere, ci ostiniamo a credere il contrario, ma niente è più facilmente manipolabile delle prove televisive. E’ già successo una infinità di volte e anche, di recente, proprio in Iraq con le immagini di quella piazza con una supposta folla di iracheni esultanti impegnati ad abbattere una statua di Saddam risultata poi pressoché deserta e circondata da carri armati americani a protezione di quattro gatti arrampicati con mazze e picconi sul simulacro del dittatore caduto. In fondo, la Commissione elettorale cosiddetta indipendente è stata nominata da Allawi, il quisling filoamericano, mancavano osservatori internazionali, perché sia L’ONU, sia l’OSCE e l’Unione Europea, si erano rifiutati di inviarli per “l’assenza delle condizioni minime di sicurezza” così sconfessando in anticipo la validità del risultato (anche se poi tutti hanno finto di dimenticarsene), infine, come ha riferito Giuliana Sgrena in una intervista rilasciata poco prima del suo rapimento, ai giornalisti durante lo svolgimento delle operazioni non è stato consentito di vedere nulla. Allora cosa ci vuole ad arruolare un centinaio di comparse e a metterle in fila davanti a un seggio elettorale a disposizione delle telecamere amiche? Erasmo crede, per ottime ragioni logiche, che questa volta non sia andata così, ma non va dimenticato quanto scrive Marco Cottignoli su L’Officina di gennaio: “la scienza della creazione dell’opinione pubblica è un’arte gestita abilmente dalla società degli oligarchi, che vigila e corregge occultamente le masse senza che esse se ne accorgano e lo sappiano”.

TURCHIA EUROPEA – Il governo turco del musulmano moderato Erdogan minaccia sfracelli nel caso che i curdi iracheni costituiscano un proprio stato indipendente o anche ottengano in un futuro Iraq federale forme di vasta autonomia, che eserciterebbero una invincibile attrazione sui curdi che vivono entro i confini turchi e da anni fanno di tutto (guerriglia inclusa) per sottrarsi al dominio di Ankara. La sistemazione politica del nuovo Iraq non sarà breve, potrebbe accadere che al momento di attuare le sue minacce la Turchia facesse già parte dell’Ue, così coinvolta suo malgrado in una seconda guerra irachena.

TURCHIA, ITALIA, FRANCIA - Chiunque sarà al governo al momento della decisione finale è certo che l’Italia si esprimerà a favore dell’ingresso turco nell’Unione europea. Centro-destra e centro-sinistra si sono già pronunciati e anche se sono come cane e gatto su una cosa vanno perfettamente d’accordo: consultare il popolo meno che si può; possibilmente mai. Non ci rimane che sperare nei francesi, i cui parlamentari hanno votato a grandissima maggioranza (450 voti contro 34) una modifica costituzionale per rendere obbligatoria la consultazione del popolo attraverso il referendum su ogni futuro allargamento dell’Unione. Una volta tanto: grazie Francia!



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Francesco Mario Agnoli
I FOLLI PENSIERI DI ERASMO DA ROTTERDAM – 33
febbraio 2005
 
 
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