POPOLO V. EUROPA – Gli esperti in flussi elettorali ritengono che il “no” francese” all’Europa sia stato in buona parte dovuto al voto contrario di contadini e operai, che si sarebbero espressi per il “no” rispettivamente in ragione del 70% e del 79%. Facile immaginare che intellettuali europeisti, politicanti di vario genere, banchieri e burocrati parleranno, esattamente come è avvenuto per il voto di Catania, di mongoli e plebaglia. E invece, signore e signori, è proprio questo il popolo europeo, che vuole quell’Europa dei popoli che, dopo avere baluginato per un attimo all’orizzonte, è stata fatta prontamente sparire. FARISEI – I fautori dei “quattro sì” al referendum, in particolare (oltre al leader di A.N.Gianfranco Fini) i radicali e i partiti della Sinistra, hanno accusato la Chiesa cattolica e tutti i sostenitori dell’astensione di indebolire la coscienza democratica del Paese. Risalendo nel tempo, sono passati appena due anni dal referendum del 15-16 giugno 2003 (art. 18 Statuto dei lavoratori) e dalla solenne proclamazione dei Ds diretta a stabilire che “Non votare un referendum inutile è un diritto di tutti”. . Tre anni prima (21 maggio 2000, abrogazione quota proporzionale nelle elezioni politiche) Rifondazione comunista aveva invaso l’Italia di manifesti col perentorio invito “Batti i referendum - Non votare”. Più indietro ancora, si scopre che perfino i duri e puri radicali (Emma Bonino ha definito l’invito all’astensione “Una turbata miseranda”) hanno nell’armadio lo scheletro di Pannella, inventore del “non voto” in occasione del referendum sulla scala mobile, reso celebre dall’invito craxiano ad andare al mare invece che al seggio. (9 giugno 1985). REFERENDUM 1- Mongoli, plebaglia? Evidentemente anche gli italiani hanno deciso di non curarsi degli improperi delle cosiddette élites politico-culturali e così hanno preso a grandinare legnate sul groppone dei libertari anti-vita, della Sinistra progressista, dei girotondini, degli scienziati digiunatori, dei maestri di etica laica, dei premi nobel e ignobel, degli operatori demoscopici incapaci o di servizio, dei politici voltagabbana, dei cattolici adulti e sofferenti, dei buffoni e dei sepolcri imbiancati. REFERENDUM 2– Non è stata una sconfitta, ma una disfatta, una clamorosa batosta. Quando già se ne stavamo materializzando i primi sintomi uno dei promotori , il segretario dei Ds, ha dichiarato che una partecipazione inferiore al 40% avrebbe significato che il suo partito e lui stesso non avevano capito niente “di questo paese”. Con una partecipazione rimasta parecchio al di sotto del 30%, cos’ha capito on. Fassino? DEMOCRAZIA EUROPEA – Barroso, Chirac, Fini e tutti gli altri paladini, nostrani e di fuorivia, dell’Europa dei politici e dei burocrati, della curvatura della banana e della quadratura del porro, proclamano che nonostante il voto contrario di francesi e olandesi occorre seguire l’esempio dei paesi che invece hanno già ratificato il Trattato costituzionale europeo, proseguire nelle ratifiche e trarre esempio dal passato per superare gli ostacoli. Peccato che, con l’unica eccezione della Spagna di Zapatero (bell’esempio!), ad approvare il Trattato siano stati non i popoli (che ci si è ben guardati dall’interpellare), ma i parlamenti, tanto che in Germania (uno dei paesi che ha ratificato per via parlamentare) un fin che si vuole impreciso sondaggio demoscopico ha evidenziato addirittura un 90% di contrari all’approvazione. E’ anche vero però che l’ostacolo da superare è solo una insignificante volontà popolare. Quasi non mette conto parlarne. L’EURO E IL VECCHIO CONIO - La proposta di lasciare l’euro per tornare alla lira lanciata da un paio di ministri leghisti ha suscitato tanto nella maggioranza che nell’opposizione unanime cordoglio, alti lai, commenti beffardi e grida d’orrore. In realtà anche Erasmo, che non se ne intende, teme che si tratti di un’operazione difficile e dagli esiti quanto meno dubbi, tuttavia chissà se i politici pontificanti dall’alto della loro pretesa onniscienza sanno che l’economista Nino Galloni non solo ritiene che la maggior parte dei francesi, dei tedeschi e degli olandesi desideri tornare alle vecchie monete nazionali, ma addirittura ne giustifica le aspirazioni, perché la rigidità dell’euro non consente i necessari interventi sulle politiche economiche, monetarie e di bilancio utilizzando, come sarebbe necessario, la leva monetaria. SCIENZIATI - Philipp Slott, professor emerito di bio-geografia presso l’Università di Londra si è chiesto come mai in tutte le discussioni sui rischi del riscaldamento globale venga costantemente dimenticato quanto insegna la storia e cioè che durante i periodi caldi del Medio Evo il pianeta era più caldo di oggi “eppure la storia dimostra che fu un meraviglioso periodo di abbondanza per tutti”. La risposta è facile: in genere i tecno-scienziati, anche se insigniti del Nobel ) non conoscono né la storia né la filosofia, sono dotati di modeste capacità logiche, non hanno profondità di cultura e ampiezza di visione, insomma, fuori del loro campicello brillano per crassa ignoranza, per di più resa irrimediabile dalla presunzione. Le prese di posizione in occasione del recente referendum sulla cosiddetta fecondazione assistita dei discepoli del dottor Mengele e dei micro-Frankenstein ne hanno soltanto dato conferma. GLOBALIZZAZIONI E MIRACOLI CINESI - Su internet si è bombardati
da centinaia di notizie spesso inutili o ripetitive. A volte accade
però che mettendone insieme un paio si capiscano molte cose.
Così nella stessa giornata i “navigatori” virtuali,
dopo avere appreso che nei primi quattro mesi dell’anno in corso
l’esportazione di scarpe cinesi in Italia è aumentata del
700% rispetto allo stesso periodo del 2004, hanno scoperto che nella
regione di Guangdong (Cina meridionale) esistono, rispettivamente nelle
località di Zhohgshan e di Dongguan, due imprese calzaturiere:
la Kingmaker Footwear e la Pou Yuen. La prima produce scarpe soprattutto
per la multinazionale americana titolare del marchio Timberland, la
seconda per la multinazionale tedesca resa celebre dalle Puma. I giovanissimi
operai mangiano (poco) e dormono ( altrettanto poco e in sovraffollate
camerate) in fabbrica e nei periodi di punta (quando la Timberland e
la Puma aumentano le ordinazioni) lavorano fino a 16 ore al giorno per
un compenso di 75 euro mensili, di cui mamma-impresa trattiene poco
meno della metà per ripagarsi di vitto e alloggio. Ecco spiegato
in un colpo solo perché le grandi imprese (e i tecnocrati europei)
non vogliono sentire parlare di dazi e in Italia 40.000 dipendenti di
calzaturifici rischiano il posto di lavoro. |
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