MORTADELLA-DISNEYLAND – La carica dei 102.

L'ABBUFFATA - Il primo rimedio proposto dal centro sinistra per colmare il buco nei conti pubblici è la riduzione delle spese ministeriali. Per dare il buon esempio, la cosiddetta “squadra di governo” messa insieme da Prodi è la più numerosa e, quindi, la più costosa della storia italiana dall' Unità in poi, addirittura 102 componenti: 25 ministri, 10 viceministri e 66 sottosegretari, per un costo complessivo annuo di euro 14.803.200 (per non parlare del contorno: segreterie, staff, auto blu, rimborsi e benefit vari). Il governo Berlusconi, accusato dai successori di eccesso di spesa, si era fermato a quota 97. Sempre all'insegna del risparmio il centro-sinistra ha promosso(purtroppo con successo) il referendum di fine giugno per annullare la riforma costituzionale varata dal centro-destra, che, fra le altre cose, prevedeva un robusto taglio al numero dei parlamentari (e alle relative spese). Povero Romano, bisogna capirlo: se vuole restare in sella ha molti appetiti da accontentare. Altroché mortadella.


IL CONCERTINO DELLA CONCERTAZIONE – Il nuovo governo di centro-sinistra aveva presentato il nuovo corso della politica economica all'insegna del ritorno alla concertazione. Promessa mantenuta. Per varare le disposizioni su tassisti, liberi professionisti, assicuratori, farmacisti, commercianti, banche ecc. il ministro Bersani si è concertato col presidente Prodi. Unicamente per evitare sovraffollamenti dalla concertazione è stato tenuto fuori il ministro della Giustizia Clemente Mastella nonostante la specifica competenza per gli ordini professionali di avvocati e notai.


PRODI E L'AFGHANISTAN 1– Il governo Prodi ha deciso di lasciare l'Iraq e lo farà entro la fine dell'anno. Esattamente come aveva programmato il governo Berlusconi. Continuerà invece a partecipare alla missione per l'esportazione della pace e della democrazia in Afghanistan. Esattamente come il governo Berlusconi. Sempre esattamente come il suo predecessore si guarda bene dall'ascoltare l'opinione degli afgani. Ecco cosa pensa dell'esportazione democratica Burhannuddin Rabbani, capo del governo afgano nell'intervallo fra il regime filo-sovietico e quello talebano: «gli occidentali, a causa della loro cultura corrotta, vogliono impedire cose che sono buone per i musulmani, mentre ci spingono a costumi che sono dannosi per la nostra società. Gli americani non vogliono che le bambine vadano a scuola con la testa coperta in nome dei diritti umani; ma si è visto a Abu Ghraib e a Guantanamo, come praticano i diritti umani. Ma in Afghanistan non ce la faranno. Consideriamo questi fatti un’associazione a delinquere contro la nostra religione, la nostra libertà e la nostra sicurezza. Ci parlano dei diritti delle donne che vogliono imporci, mentre migliaia di donne muoiono e nessuno se ne cura. Non sono venuti per ricostruire l’Afghanistan, ma per corromperci. Dobbiamo proteggere la nostra libertà. Se un Paese straniero ci fornisce aiuti, che lo faccia senza condizioni. Se i donatori pongono condizioni, non dobbiamo accettare gli aiuti».


IL GOVERNO PRODI(VISTO DA SINISTRA) - “Il nuovo governo nelle parole sembra aver cambiato posizione sulla guerra, ma nei fatti più o meno mantiene le scalette di ritiro dall’Iraq già predisposte da Berlusconi & co. E per giunta - dal Presidente della Repubblica in giù - tutti quelli che contano si sperticano in stucchevoli, rinnovate garanzie sull’alleanza con questa feroce Casa Bianca, lanciata in un risiko mondiale solo apparentemente senza senso. Era questo il sentimento di chi li ha votati? Non ci si aspettava una presa di distanze netta dagli insani disegni americani? E dal mondo violento, sanguinario, antilibertario, privo di cuore, con il quale vengono attuati?” (Fausto Carotenuto).


LA NEO-VECCHIA POLITICA ESTERA (VISTA DA SINISTRA) – Scrive Carlo Gambescia sulla “Stampa”: “Nella situazione attuale, il realismo politico imporrebbe all'Italia, una scelta netta tra neutralismo (alla Zapatero) o filoamericanismo (alla Berlusconi). Infatti il quadro militare è così grave, da essere ormai privo di qualsiasi spazio di mediazione, in grado di favorire i soliti calcoli opportunistici della tradizionale politica estera italiana. Sarebbe necessario un salto di qualità: una specie di svolta storica...E invece, che cosa si propone di fare l'attuale governo, e in particolare il suo neoministro degli Esteri D'Alema? Di ritirare le truppe dall'Iraq, lasciando un certo numero di istruttori militari (sembra 39) con l'incarico di addestrare le locali forze di polizia (per fare che cosa? Scuola di antiterrorismo? Un lavoro a dir poco ambiguo e sicuramente ingrato...). E protetti da chi? Magari dai marines e dagli scherani locali, come accadeva, di regola, agli "istruttori" amerikani che negli anni Sessanta-Settanta tramavano in America Latina per mantenere al potere i narcodittatori filostatunitensi... In cambio l'Italia aumenterà le truppe in Afghanistan, e sicuramente anche altrove. Insomma, una "missione di pace"...Così D'Alema l'amerikano scontenterà tutti: gli statunitensi (sconcertati, ma fino a un certo punto, dagli italiani "traditori"), i pacifisti ( delusi per il brusco risveglio dal sogno zapaterista), e i filoamericani italiani, che, presentandosi come i veri difensori della causa "amerikana" rinfacceranno al governo di centrosinistra questa politica a mezzo servizio degli Usa. Complimenti”. Che dire, dal momento che la prima preoccupazione di quel buon uomo di Prodi è “non irritare gli americani”?


ANCORA PRODI E L'AFGHANISTAN -L'armata Nato-americana di peace keeping fa largo impiego di bombardieri B-52H e B-1B ciascuno dei quali trasporta oltre 31 tonnellate di bombe e missili. In molti casi si tratta delle famose bombe a grappolo. Chissà se gli abitanti dei villaggi bombardati condividono l'opinione di Prodi sulla missione di pace e ricostruzione che dovrebbe giustificare la permanenza delle nostre truppe in quel paese? Senza dubbio gli ineffabili ministri Parisi e D'Alema replicheranno che bombe e bombardieri sono fatti per distruggere e che se non si è prima distrutto nemmeno si può ricostruire.


IRAQ: I BENEFICI DELLA EXPORT-DEMOCRAZIA .- Secondo la ONG europea Saving Children from War, in Iraq «la mortalità infantile è aumentata del 30 % rispetto al regime di Saddam Hussein», anche rispetto al decennio delle sanzioni. I neonati muoiono negli ospedali senza più ventilatori, o a causa dell’acqua ridiventata malsana. I ragazzini muoiono perché trovano bombe americane inesplose, o moriranno perché giocano nelle sabbie contaminate da uranio impoverito”.


COLONIALISMO ETERNO – Nel XIX secolo le Grandi Potenze giustificavano le guerre e le conquiste coloniali con il proposito di portare la Civiltà nei paesi incivili, cioè ai selvaggi. Oggi si tratta invece di portare la Democrazia nei paesi che ancora non godono dei suoi benefici. Dal momento che le Grandi Potenze identificano la Democrazia con la Civiltà, quale sarebbe la differenza fra il colonialismo di ieri e quello di oggi? Forse nel numero dei morti fra i selvaggi: oggi immensamente più elevato.


LACRIME DEL COCCODRILLO ISRAELIANO- Un portavoce militare israeliano ha espresso rammarico per i morti (almeno sette, fra i quali tre bambini dai 18 mesi a 10 anni)) e i feriti (più di quaranta) causati venerdì 9 giugno dal bombardamento navale sulla spiaggia di Sudanya. L' esercito israeliano ci vuol far credere che tirando cannonate su una spiaggia affollata di bagnanti in un giorno di festa (il venerdì è giornata festiva per i musulmani) voleva colpire i capi di Hamas? La stampa occidentale che non perde occasione per imbottirci la testa con la perfetta efficienza dell'esercito israeliano dovrebbe essere la prima a non credere a incidente e rammarico. Peggio ancora (anche perché maggiore il numero dei bambini e dei civili assassinati) martedì 13 giugno. Un primo razzo israeliano (di quelli utilizzati per i cosiddetti omicidi mirati) ha centrato un'autovettura con cinque presunti miliziani di Hamas a bordo. Non appena i passanti si sono avvicinati per prestare, se possibile soccorso, un secondo razzo ha colpito facendo strage. Di civili. E' vero che probabilmente erano elettori di Hamas.


FERMARE ISRAELE – Ecco come Rossana Rossanda conclude un proprio articolo sulle attuali, criminali iniziative antipalestinesi del governo israeliano. “Non è possibile, non è decente che il Consiglio di sicurezza non intervenga. È ben vero che da decenni Israele disattende le sue decisioni ma è anche vero che questa arroganza le è stata consentita, specie dagli Stati uniti. E senza attendere il Consiglio di sicurezza bisogna che l'Europa, su questo terreno dubitosa e incerta per l'incrocio ormai evidente fra il sentimento di colpa verso gli ebrei e un antiarabismo inconfessabile, si esprima subito. E subito ha da esprimersi il governo italiano. Non farlo sarebbe un gesto inammissibile di irresponsabilità”. Fermare Israele sarebbe un dovere, ma davvero Rossana Rossanda è tanto ingenua da credere in un intervento del governo Prodi minimamente critico nei confronti di Tel Aviv? Si è dimenticato che perfino in Iraq la prima preoccupazione delle tre scimmiette Prodi-D'Alema-Parisi è di “non irritare gli americani”?


COMPLOTTI - “A proposito dell'11 settembre: chi è il complottista? Quello che accetta la versione ufficiale, secondo cui 19 spostati, guidati da un signore che non sa quasi niente di cosa stanno facendo, e che è a 20 mila chilometri di distanza, in una grotta afghana, riescono a realizzare il 75% dei loro obiettivi (tre aerei su quattro) ammazzando circa 3000 persone e mettendo nel panico più totale la prima e unica superpotenza mondiale? Oppure quello che non crede a una tale fantasiosa, ridicola e insostenibile versione dei fatti e chiede, semplicemente, che gliene venga fornita una migliore, più credibile, corrispondente ai dati di fatto che si vanno accumulando ormai da cinque anni e non possono più essere smentiti? Nonostante il complotto sia, con ogni evidenza, quello descritto e fornito dall'Amministrazione americana; nonostante si abbia tutti la prova che il presidente degli Stati Uniti, e il suo vice sono dei bugiardi matricolati; nonostante che costoro abbiano già fatto morire (in Irak) mandandoli a combattere sulla base di una serie di clamorose menzogne, almeno tanti americani quanti quelli che morirono negli attentati dell'11 settembre (senza contare i morti civili in Afghanistan e in Irak, che per l'occidente non contano infatti nulla); nonostante tutto questo sia già largamente noto, sono quelli che chiedono la verità a essere definiti "complottisti" e le loro idee "teorie del complotto" (Giulietto Chiesa).


GENOCIDIO – Sempre più spesso (anche se ancora troppo di rado) si sente definire la politica israeliana nei suoi termini esatti: genocidio palestinese. Ma quanto tempo ci vorrà ancora perché tutti aprano finalmente gli occhi sopra una orrenda e sanguinosa realtà? E il tempo purtroppo manca perché ogni giorno che passa si allunga a dismisura l'elenco delle vittime innocenti. Un tempo scandito non dalle lancette dell'orologio, ma dalla falce.


SCUSE - Erasmo si batte il petto e chiede scusa ai suoi 24 lettori. Nella 46° puntatan dei suoi folli pensieri aveva profuso elogi al nuovo leader del partito laburista israeliano Amir Peretz per avere assunto posizioni di forte critica alla politica israeliana nei confronti dei palestinesi. Aveva, difatti, definito Israele gonfio di violenza per effetto dell’occupazione dei “territori” e del mancato riconoscimento che il rispetto della dignità umana è sempre e dovunque il primo dei doveri. "Il nostro continuo dominio sui 'territori' – aveva detto - è il motivo per cui affondiamo nella palude, e per cui Israele perde valori e moralità” e aveva proposto una 'roadmap morale', che avesse per stella polare il rispetto della dignità umana e portasse così ad una vera fine dell’occupazione e ad un accordo permanente di pace con i palestinesi. Come molti altri (anche in Israele) Erasmo è caduto nella trappola delle belle parole e dei non mantenuti propositi. Oggi Amir Peretz è uno dei principali ministri (Difesa) di quel governo Olmert che (sembrava impossibile) è riuscito a far rimpiangere perfino Sharon.

 





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Francesco Mario Agnoli
I Folli Pensieri di Erasmo da Rotterdam - 55
luglio 2006
 
 
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