INDIGNATI A COMANDO – Vi è stata una nobile gara fra i politici italiani e i caudatari dell’informazione (vinta dai due senatori di Forza Italia di cui in appresso) per esprimere la più profonda e antifascista (l’antifascismo non c’entra nulla, ma come il prezzemolo sta bene dappertutto) indignazione contro l’Ucoii (Organizzazione delle comunità e organizzazioni islamiche in Italia) rea di avere paragonato le stragi israeliane a quelle naziste. In realtà l’Ucoii non si è limitata al confronto Marzabotto = Gaza e Fosse Ardeatine = Libano, ma ha elencato, con tanto di luogo e data, i morti provocati da una settantina di imprese sioniste. Di queste gli indignati hanno preferito non dire nulla.
INDIGNATI A COMANDO 2 – L’ex (per fortuna) ministro Carlo Giovanardi ha sollecitato il ministro dell’interno (purtroppo in carica), Giuliano Amato, a cacciare l’Ucoii dalla Consulta islamica. Da ora in poi per essere ammessi alla Consulta occorrerà il nulla osta dell’ambasciatore d’Israele vistato dai giornalisti Fiamma Nirenstein e Magdi Allan.
INDIGNATI A COMANDO 3 – Evidentemente ai virtuosi indignati è sfuggito l'articolo col quale lo scrittore e musicista israeliano Gilad Atzmon (emigrato in Inghilterra perché non sopportava più di vivere in Israele) invita gli avversari del suo paese a lasciare da parte i confronti col nazismo, perché Israele, sia pure in modo diverso, è peggio della Germania nazista. La parte finale dello scritto (che merita di essere letto per intero nell'originale o nella traduzione di Blondet) ne rende bene il senso: “Il nazismo fu sconfitto 12 anni dopo aver preso il potere; la brutalità del sionismo è una valanga di odio disgustoso che non conosce frontiere né fine. Rotola sull’Occidente e recluta le forze più moralmente degradate che incontra nella sua corsa, che siano Blair e i suoi amici o i fondamentalisti cristiani americani. Il sionismo mira a trasformare il nostro pianeta in un unico campo di battaglia sanguinoso. E’ tempo di uscire allo scoperto e dirlo ad alta voce: Israele e il sionismo mettono in pericolo il mondo. Non si tratta solo del Libano e della Palestina e degli arabi che soffrono; sono ora l’ America e l’Inghilterra ad essere trascinate in una guerra demente. E’ l’intero Occidente che viene richiesto di salvare quel che gli israeliani hanno lasciato del Libano. Dobbiamo tutti purificarci dal sionismo prima che sia troppo tardi. Dobbiamo ammettere che Israele, non la Germania nazista, è il male radicale. Non dobbiamo fare paragoni fra Israele e la Germania hitleriana: quanto a malvagità, Israele è primo». Della stessa opinione (sui risultati della politica israeliana) Giulietto Chiesa, che, probabilmente senza conoscere l'articolo di Gilad Atzmon, così conclude l'intervista rilasciata il 24 agosto al sito Lanternerosse: “Israele sta lavorando per un disastro mondiale, protetta dagli Stati Uniti”. IMMIGRAZIONE – Un suggerimento a Prodi e Amato per risolvere in radice il problema dell’immigrazione clandestina: concedere la cittadinanza italiana a tutti i magrebini (per ora; in seguito si penserà anche agli altri) che, prima di partire, ne facciano semplice richiesta a un nostro consolato, magari con l’aggiunta dell’impegno a non aderire, una volta in Italia, alla Ucoii (a proposito i due senatori di Forza Italia che hanno denunciato alla procura della Repubblica di Roma l’Ucoii per razzismo, dovrebbero spiegare come fa un arabo a essere antisemita). LIBANO – Il ministro della Guerra, generale Parisi, ha definito “rischiosa, costosa, doverosa” la partecipazione all’operazione israeliano-libanese varata dalla risoluzione ONU. Indubbiamente vi sono occasioni nelle quali in vista del bene comune occorre accettare il rischio, resta però da spiegare perché proprio l’Italia, ben lontana dall’essere il maggiore paese europeo, debba addossarsi con l’invio di 3.000 soldati quasi il 50% del rischio (e delle spese) contro il 20% della Francia (nonostante il suo tradizionale legame privilegiato col Libano) e lo 0% o quasi di Inghilterra e Germania. In ogni caso il comando delle operazioni in condominio con la Francia ha natura puramente formale e di facciata (caso mai comporta un ulteriore aumento dei rischi e delle spese), ma a Prodi e Parisi ha fatto gonfiare orgogliosamente il petto (in attesa di coprirlo di nastrini e medaglie da esibire alle parate militari del 2 giugno).
LIBANO 2 – L’on. Berlusca continua a proclamare che la spedizione italo-europea in Libano è inutile se non provvede al disarmo degli Hezbollah. Non solo il governo ma la stessa ONU hanno detto e ripetuto che il disarmo è questione politica e non rientra nei compiti dei militari e tuttavia l’opposizione di centro-destra vota compatta (con l'eccezione della Lega) a favore della spedizione. Sarebbe un nuovo mistero della politica italiana se non si trattasse di pura e semplice obbedienza agli ordini di Washington e Gerusalemme. FISCHI - La professoressa Paola Binetti non ha gradito i fischi ricevuti al meeting di Rimini, forse nella persuasione che l’opera prestata, quale ex-presidente del comitato Scienza e Vita, a favore dell’astensione contro il referendum laicista, bastasse a farle perdonare la candidatura nelle liste dell’Unione. La neo-senatrice non ha capito che la ragione dei fischi sta proprio nel contrasto fra quella sua posizione e la militanza in una coalizione che nel 90% dei suoi rappresentanti continua a brigare per conseguire per altra via il risultato mancato al referendum. La Binetti ha un’unica strada per provare di non avere barattato le proprie idee con un seggio al Senato: bloccare i progetti dell’Unione in tema di pacs, sperimentazione sugli embrioni e, in generale, di tutela della vita e della famiglia. Fino a quel momento i fischi, a Rimini e altrove, sono sacrosanti. Del resto analoga sorte è toccata al suo “capo”, Rutelli, nonostante il suo diverso percorso di radicale sulla via della quasi-conversione. Una sorta di teocon di sinistra. I FURBETTI DEL QUARTIERONE - Generalizzata l'esultanza dei campioni del liberismo per la concentrazione fra San Paolo IMI e Banca Intesa nonostante non accresca, ma diminuisca il tasso di libera concorrenza (e di libera scelta dei consumatori) nel mercato bancario. Comprensibile l'esultanza di Prodi e Fassino e dei giornali di area (Corriere della Sera e Repubblica), che, grazie ai Bazoli e ai Salza, finalmente hanno una loro banca in posizione dominante. Un po' meno quella del Berlusca e soci del centro-destra, che continuano a dimostrare di non capire nulla di politica (salvo si tratti di preminenti considerazioni economiche di carattere personale). Severo il giudizio di Carlo Gambescia: “... un’operazione di corto respiro. Rafforza chi è già troppo forte (i Bazoli e i Salza) e presto penalizzerà i deboli: dipendenti e consumatori. Roba, se ci si passa l’espressione” da “furbetti del quartierone”. LA DEMOCRAZIA DELL'OPPIO - L'Ufficio delle Nazioni Unite per la lotta contro la droga e il crimine (Undcp) sabato 2 settembre ha riferito che a dispetto degli oltre 2 miliardi di dollari spesi per la lotta contro la droga nel 2006 la produzione di oppio in Afghanistan ha battuto tutti i record con un aumento della superficie coltivata del 59 per cento. Le 6.100 tonnellate prodotte superano il precedente record di età talebana (4.565 tonnellate) e costituiscono il 92% della produzione mondiale. In pratica qualcosa come 165 mila ettari di terra, circa la metà delle zone irrigate, sono state coltivate a oppio, contro i 104 mila ettari del 2005. Ora i casi sono due: o il governo Karzaj e i suoi protettori americani mentono quando affermano di avere un sempre crescente controllo del territorio afgano, oppure, direttamente o indirettamente, per politica o per corruzione, favoriscono i coltivatori d'oppio. EQUIDISTANZA - “Quando ormai da ore le immagini dell'orrore di Qana correvano a briglia sciolta per il mondo e la gente del villaggio continuava ad estrarre dalle macerie i corpi straziati di quei bambini del Libano per ricomporli con infinita pietà all'esterno, per un'ultima volta alla luce del sole, togliendo loro, con un gesto d'amore, dal viso, dalla bocca, dagli occhi ormai spenti, la polvere di cemento dei solai crollati, la troupe del TG1 accendeva faretti, telecamere e sonoro a Neot Mordechai, un kibbutz dell'Alta Galilea per realizzare la solita, quotidiana, corrispondenza da "Israele" di Claudio Pagliara. Quel giorno le riprese della RAI andarono ad altri bambini, con abiti puliti, sorridenti, che giocavano a rincorrersi in un rifugio superprotetto, tra giocattoli e adulti. Il cruccio dell'inviato di Mimun era che i "nipotini di Olmert" non potessero restare all'aperto”. (Da “RAI di... Margherita e Quercia” di Giancarlo Chetoni). NOTIZIOLA - “Il 28 agosto alle 19, ho sentito con le mie orecchie il TG3 spiegare che l'intervento «di pace» in Libano non ci costerà nulla. Sì, d'accordo, sono 85 milioni di euro, una cosetta. Un esperto ONU, appositamente intervistato, ha spiegato che però la spesa si paga da sé: l'interposizione stabilizzerà i prezzi del petrolio, «e basta che il greggio cali dell' 1 % per rientrare». Ecco, questa è finalmente la verità. Erano gli interventi militari del Polo che costavano. Con gli interventi bellici dell'Ulivo, addirittura, ci guadagniamo”. (Maurizio Blondet). LE ULTIME SU PRODI. – Il presidente del consiglio ha cominciato col dire che non sapeva nulla dei progetti di Tronchetti-Provera, che lo ha ripagato inviando ai giornali il progetto di risanamento-smembramento della Telecom fattogli pervenire su carta intestata alla “presidenza del consiglio dei ministri” dal presidenziale consigliere economico, nonché vecchio amico personale Rovati (poi sacrificatosi sull'altare dell'amicizia e della sopravvivenza governativa). Ha proseguito definendo la richiesta di riferire in Parlamento “roba da matti”, all'incirca la sicurezza del Papa durante il viaggio in Turchia (ovviamente, anche se non l'ha detto, del tutto indifferente ai cattolici adulti). Poco dopo, sempre dalla Cina, ha fatto sapere che sì il governo qualcosa doveva dire, ma la vicenda non era abbastanza importante per scomodare il premier, ce n'era d'avanzo di un semplice ministro. Ripensandoci ha deciso che bastasse informare solo uno dei due rami del Parlamento, ovviamente la Camera dei deputati che, quale ambiente protetto per l'ampia maggioranza che vi ha l'Unione, merita la presenza non di un qualunque ministro delle telecomunicazioni, ma del presidente del Consiglio. Il Senato, offeso, gli ha imposto di presentarsi anche a Palazzo Madama, fissandogli il giorno e l'ora della comparizione. L'indignatissimo Prodi ha fatto sapere che i senatori se lo sognavano e che era già tanto se gli mandava il zazzeruto ministro Gentiloni. Infine la grande concessione: anche il Senato godrà della sua presenza. L'Unione definisce lineare e coerente il comportamento del suo leader. DE INTERCETTATIONIBUS- “Nessuno si chiede chi ha ordinato le intercettazioni e perchè ha spiato. I nomi di Buora o di Tavaroli vanno bene per giocarci a biglie. Al massimo esecutori degli esecutori degli esecutori. Terzo o quarto livello. Quelli usati per il lavoro sporco. Forse qualcuno all’interno delle istituzioni dirigeva il gioco. Il Governo, se ne ha la forza, ma ne dubito, accenda un faro sui mandanti e non un falò sulle intercettazioni. Il gioco del chi è. Se non sono i partiti, non è la Telecom diventata improvvisamente uno Stato nello Stato, no n è Licio Gelli (per motivi di età), non è la criminalità organizzata (non ne ha bisogno), rimangono i servizi segreti, Bin Laden e l’usciere della Pirelli. Ed è lui che pagherà per tutti.” (Beppe Grillo, 25/9/06). L'ANTIFASCISMO NELLE MARCHE- La Regione Marche ha trovato il modo di prendere due piccioni con una fava: proclama la propria inconcussa fede antifascista e antirazzista e salva il proprio bilancio col semplice espediente di rendere gratuito il trasporto pubblico urbano, fra gli altri, per disoccupati, profughi, perseguitati razziali e antifascisti. Da ora in avanti da Pesaro ad Ascoli Piceno a chi viene trovato senza biglietto e non è abbastanza scuro di pelle per passare per perseguitato razziale basterà proclamarsi antifascista. Quanto al bilancio il costo dei nuovi benefici viene posto a carico delle aziende di trasporto con contemporanea riduzione del contributo regionale loro corrisposto a copertura delle precedenti riduzioni sul prezzo del biglietto concesse ad alcune categorie di cittadini dal momento che da ora in poi una parte di questi viaggeranno gratis. La Regione conta di risparmiare almeno 600 milioni di euro ogni anno. Miracoli dell'antifascismo e dell'antirazzismo.
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