L'UCCISIONE DI SADDAM – L'impiccagione di Saddam all'alba del 30 dicembre ha suscitato reazioni diverse. Ad esultare solo l'Iran, le componenti sciite e curde della popolazione irachena e George Bush. Vada per curdi, sciiti e (forse) iraniani, seguaci di una religione che non conosce il perdono per il nemico e giustificati dal dolore e dal rancore per le stragi ordinate dal dittatore iracheno, ma l'esultanza di Bush, che oltre tutto osa dirsi cristiano, per l'uccisione di un essere umano, definita addirittura “pietra miliare nella costruzione della democrazia irachena”, è, peggio che indecente, infame oltre il limite dell'abiezione. E' vero che, stringi stringi, la morte di Saddam aggiunge solo una ulteriore unità (certamente non innocente e altrettanto certamente non l'ultima) all'oltre mezzo milione di iracheni che hanno perso la vita a seguito dell'invasione americana. Anche loro pietre miliari nella costruzione della democrazia?


L'UCCISIONE DI SADDAM 2 – L'amministrazione Bush, pretendendo la pubblica impiccagione del mostro Saddam, ha dato prova una volta di più della propria assoluta imbecillità, a stento riscattata dallo strapotere della forza. La dignità con la quale ha affrontato la morte ha trasformato il mostro (e tale era veramente) in una vittima, forse in un martire. Molti hanno notato che, contrariamente a quanto di solito avviene in questi casi, ad avere il volto nascosto non era il condannato, ma i suoi boia, evidentemente terrorizzati da quanto stavano facendo.


IL PENTIMENTO – Di fronte alle critiche che hanno accolto in tutto il mondo l'esultanza criminale di Bush per l'impiccagione di Saddam, la Casa Bianca ha cercato, senza compromettersi troppo, di fare una parziale marcia indietro quanto meno sui tempi e sui modi. Secondo il “New York Times” Bush avrebbe inutilmente insistito fino all'ultimo minuto con il governo di Nuri Al-Maliki per evitare l'impiccagione il 30 dicembre, giorno d'inizio della festa islamica del Sacrificio. La menzogna è palese. In Iraq comandano gli americani e non Al-Maliki. In ogni caso Saddam era custodito in carcere dai marines; per rinviare l'esecuzione bastava non consegnarlo agli iracheni proprio quel giorno. Oppure ci si vuole far credere che Al-Maliki avrebbe ordinato alle sue farsesche forze armate di attaccare gli americani?


NEMICI MORTI E VIVI - L' Iran sciita festeggia l'impiccagione di Saddam Hussein ricordando la feroce guerra, costata almeno un milione di morti, che il dittatore iracheno condusse contro il regime degli ayatollah per ben 8 anni, dal 1980 al 1988. Tanta esultanza è fuor di luogo. Saddan è stato ucciso, sia pure per interposto Stato, da quegli stessi Stati Uniti che lo avevano spinto alla guerra, fornendogli denaro e armi, incluse quelle di distruzione di massa. Quegli stessi Stati Uniti che hanno spinto l'ONU a proclamare le sanzioni contro l'Iran e che minacciano di trasformarlo in un altro Iraq. Saddam è un nemico morto, Bush invece, anche se politicamente azzoppato nel suo paese, è ancora fin troppo vivo.


SADDAM E MUSSOLINI - Un consigliere di Al-Maliki ha respinto le critiche rivolte all'Iraq per l'impiccagione di Sddam e in particolare ha ricordato al governo italiano l'uccisione di Mussolini e il raccapricciante spettacolo di Piazzale Loreto. Ovviamente le colpe italiane di sessant'anni fa non scusano quelle irachene di oggi. E' vero però che Prodi e l'intero mondo politico italico per avere diritto di condannare l'impiccagione di Bagdad debbono considerare altrettanto negativi e disumani (anzi più, perché vi fu coinvolta anche una donna innocente) gli avvenimenti di Piazzale Loreto e consegnarli definitivamente alle infamie (non poche) della nostra storia.


IL NUOVO CESARE – Nell'editoriale pubblicato da “Repubblica” del 27 dicembre Eugenio Scalfari inizia con una forte critica, sia pure accompagnata dall'invito a stendervi sopra un velo pietoso, alla Finanziaria prodiana e “all'inspiegabile errore del condono dei reati contabili”. Poi, invece di trarne le logiche deduzioni (molto presenti - come egli stesso riconosce – nello schieramento di centro-sinistra), attribuisce a Prodi il ruolo di “capo forte” lo paragona a Cesare e proclama la necessità di attribuirgli non il consolato, ma la dittatura. La mortadella bolognese come Giulio Cesare? E' tutta da ridere. Non per nulla un sondaggio dell'istituto Mannheimer colloca il nuovo Cesare solo al quinto posto nella classifica del ”personaggio dell'anno”, stravinto da Berlusconi, superato invece di un punto in quella dell'uomo da buttare dalla mortadella, che si piazza seconda, subito dopo Osama bin Laden. L'età avanzata comincia a giocare qualche scherzetto al guru del giornalismo progressista, che tuttavia una scusa ce l'ha: in gioventù stravedeva per un altro imitatore di Cesare, Benito Mussolini.


GIRELLA FINI– Dopo il fascismo “male assoluto”, il voto agli immigrati e il sostegno al referendum per la cosiddetta “procreazione assistita”, l'ultima giravolta a favore del riconoscimento delle coppie di fatto etero e omo e dell'insegnamento del Corano nelle scuole. Il lungo inseguimento finiano a Pannella sta per essere portato a termine: il gruppo dei radicali di destra e di sinistra marcia compatto verso il sole dell'avvenire.


GIRELLA FINI 2 – Come sempre, alla inconsistenza politica si accompagna quella culturale. Il Giulio Cesare di A.N. (l'unico partito dove tutto, incluse le svolte più radicali, viene deciso dal Capo senza che mai si tenga uno straccio di congresso) ha spiegato ai suoi sempre più radi ammiratori che l'alternativa all'insegnamento del Corano nelle scuole pubbliche sono gli imam, che lo predicano “in versione sefardita per cui l'islam è sulla punta della spada”. Fino ad oggi si conosceva soltanto un ebraismo sefardita, un islam della stessa denominazione era a tutti sconosciuto. Quella mala lingua di Antonio Socci avanza l'ipotesi che Fini volesse dire “salafita”.


LA REPUBBLICA DEI PRIVILEGI – Già il Ministro Tremonti con la Finanziaria 2004 aveva assicurato ai dipendenti del Tesoro una gratifica fuori busta legata “ai risparmi di spesa effettuati su tutti i capitoli del bilancio dello Stato”. In parole povere, se lo Stato risparmia sul servizio sanitario grazie all'aumento dei ticket, una parte del risparmio se ne va nelle tasche dei burocrati del Tesoro. Naturalmente (per pochi soldi non varrebbe la pena scomodarsi) gli importi dei fuori busta non sono per nulla modesti. Si va dai circa 16.500 euro lordi degli impiegati ai 175.000 dei manager. Stranamente questo privilegio ministeriale non rientra fra le molte nequizie del governo del centro-destra che il centro-sinistra spergiurava di eliminare. Anzi il duo Schioppa-Visco ha fatto di peggio: per mantenerlo se n'è bellamente infischiato della delibera della Commissione Affari costituzionali, che all'unanimità ne aveva chiesto l'abrogazione. Eh vai col Visco!


SAN SILVESTRO 2006 – In Cina l'ultimo giorno dell'anno si battono i tamburi e si utilizza ogni altro modo per fare più frastuono possibile allo scopo di scacciare gli spiriti maligni, che, a quanto pare, aborriscono il rumore. Da noi è, più o meno, lo stesso. I botti dei fuochi d'artificio e i brindisi gridati ad alta voce stretti gomito a gomito nella folla servono ad impedire che le piccole angoscie, le tristezze quotidiane, sedimentate giorno per giorno in fondo all'animo fermentino sotto l'impulso delle riflessioni sul rapido precipitare del tempo e, sommuovendo anche i sottostanti strati più antichi, conducano alla depressione. E' quanto deve essere accaduto a quel pover'uomo di Pescia, che proprio oggi, senza apparente motivo, ha ucciso a fucilate la moglie, la figlioletta e se stesso.

 



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Francesco Mario Agnoli
I Folli Pensieri di Erasmo da Rotterdam - 65
gennaio 2007
 
 
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